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    Home » Archivio Storico » 2023 » Si allarga l’inchiesta sulla corruzione a Kiev
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    Si allarga l’inchiesta sulla corruzione a Kiev

    Francesca LasiDi Francesca LasiGennaio 24, 2023
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    A Kiev si dimettono il numero due di Zelensky Tymoshenko e il viceministro della Difesa. Ankara ha bloccato la strada dopo che l’estremista di destra Paludan ha dato fuoco al Corano

    Mentre si combatte sul campo, un terremoto politico sta attraversando i vertici militari a Kiev. Martedì 24 gennaio ha avanzato le sue dimissioni il viceministro della Difesa ucraino Vyacheslav Shapovalov, che avrebbe chiesto di lasciare l’incarico per non “creare minacce alle Forze armate in seguito alle accuse sull’acquisto dei servizi di ristorazione“. Lascia l’incarico anche il numero due dello staff di Zelensky, Kyryl Tymoshenko, rimasto coinvolto in uno scandalo di corruzione inerente i rifornimenti alimentari per l’esercito. I media suggeriscono che non si tratti che dei primi di una serie di cambiamenti ai vertici militari ucraini.

    Non solo lui: anche quattro viceministri e cinque governatori regionali sono stati destituiti dai loro incarichi, a undici mesi esatti dall’inizio dell’invasione. Sono i viceministri per lo sviluppo comunitario e territoriale Ivan Lukeryu e Vyacheslav Negoda; il viceministro delle Politiche Sociali Vitaly Muzychenka. Oltre al già citato viceministro per la difesa.  Il governatore della regione centrale di Dnipropetrovsk Valentin Reznichenko, in particolare, era stato accusato a novembre da diversi media di aver assegnato contratti per la riparazione di strade per un valore di decine di milioni di euro a un gruppo co-fondato dalla sua fidanzata, che lavora come istruttrice di fitness.

    Anche la Russia è entrata a gamba tesa sulla questione. In un post su Telegram la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova ha commentato che in Ucraina è cominciata “una nuova spartizione della torta”. «Di questa torta – prosegue – è rimasto solo un pezzo, ma questi vampiri insaziabili continuano a spartirselo». 

    Altolà dalla Turchia

    La Turchia sembra porre altri ostacoli all’entrata della Svezia nella Nato. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha lanciato un monito a Stoccolma, chiedendo rispetto per l’Islam, dopo che l’esponente di estrema destra Rasmus Paludan ha bruciato una copia del Corano davanti all’ambasciata turca della Capitale svedese.

    «L’amministrazione della Svezia non dovrebbe parlare di diritti e libertà- ha dichiarato Erdogan – Prima mostrino rispetto per la fede delle persone religiose e se non ci sarà rispetto verso l’Islam non ci sarà sostegno da parte nostra per la loro candidatura nella Nato. Nessun individuo ha la libertà di insultare la fede dei musulmani».

    Non si è fatta attendere la reazione anche della Finlandia, che si è detta pronta ad andare avanti nell’adesione all’Alleanza anche senza la Svezia. Il presidente finlandese Haavisto ha dichiarato in un’intervista: «chiaramente dovremmo rivalutare la situazione se la richiesta svedese dovesse arenarsi». Fino a oggi la Finlandia e la Svezia erano unite nella loro adesione alla Nato, essendo i due Paesi legati storicamente e con una lunga tradizione di piena collaborazione di difesa.

    Armi occidentali in arrivo

    Accogliendo la richiesta del segretario della Nato Stoltenberg che invitava i membri dell’Alleanza a fornire un equipaggiamento “più pesante” all’Ucraina, “assolutamente necessario“, la Polonia ha avanzato richiesta ufficiale alla Germania per l’autorizzazione all’invio dei Leopard all’Ucraina: «faccio appello anche alla parte tedesca – scrive in un tweet il ministro della Difesa polacco Blaszczak – affinché si unisca alla coalizione di Paesi che sostengono Kiev con i carri armati Leopard 2. Questa è la nostra causa comune, perché riguarda la sicurezza dell’intera Europa».

    Berlino dal canto suo ha dato il consenso affinché gli alleati intenzionati a fornire tank Leopard 2 a Kiev possano iniziare a istruire gli ucraini su come utilizzarli. Anche l’azienda di armamenti tedesca Rheinmetall ha confermato di poter consegnale un totale di 139 carri armati Leopard di tipo 1 e di tipo 2. «Abbiamo ancora 22 veicoli Leopard 2A4 che potremmo preparare per l’uso» aggiunge il portavoce del gruppo, spiegando però che “la riparazione di questi veicoli richiederebbe quasi un anno. La consegna sarebbe possibile a fine 2023/inizio 2024” mentre 29 Leopard 2A2 sono “in lavorazione” e saranno pronti entro aprile/maggio 2023.

    Proprio sulle armi da inviare a Kiev la Polonia chiederà all’Ue un risarcimento per il costo dei carri armati Leopard 2 che vuole inviare all’Ucraina. Lo ha annunciato il premier Mateusz Morawiecki che l’ha definita “un’altra prova di buona volontà” aggiungendo: «spero che questa risposta dalla Germania – inteso l’invio promesso dei carri armati, ndR – arrivi presto, perché i tedeschi stanno ritardando, schivando, agendo in un modo che è difficile da capire». Sul punto Berlino controbatte che esaminerà “con la necessaria urgenza” la richiesta polacca di riesportare di carri armati Leopard in Ucraina.

    Secondo il Wall Street Journal anche Washinton sarebbe in procinto di inviare un significativo numero di tank Abrams M1, anche se si attende l’annuncio ufficiale in settimana.

    «Niente di buono», la risposta del Cremlino

    Le notizie sull’arrivo di tank dalla Rheinmetall non ha lasciato indifferente il Cremlino, secondo cui non ne verrà “niente di buono“. Lo conferma il portavoce Peskov: «le relazioni sono già a un punto piuttosto basso. E non c’è alcun dialogo sostanziale con la Germania e con gli altri Paesi dell’Unione europea e dell’Alleanza Nord Atlantica. Ma, naturalmente, tali forniture non sono di buon auspicio per il futuro delle relazioni. Sicuramente lasceranno una traccia inevitabile per il futuro».

    Bollettino di guerra

    Proseguono incessanti i bombardamenti, in particolare nella regione di Sumy, nei distretti di Vorozhba e di Esman. A Vorozhba sono state colpite e compromesse linee elettriche e strutture ferroviarie, oltre a un gasfotto e quattro abitazioni private. A Kucherivka, nel distretto di Esman, una donna è morta.

    È stato invece un errore del pilota, secondo le prime indagini, ad aver causato lo schianto dell’elicottero in cui hanno perso la vita 14 persone tra cui il ministro dell’Interno, Denys Monastyrsky, ed il suo vice, Yevhen Yenin: il pilota, da quanto risulta,  stava volando a quota troppo bassa, nonostante la nebbia, e si è accorto di un edificio in ritardo.

    di: Francesca LASI

    aggiornamento: Micaela FERRARO, Marianna MANCINI e Caterina MAGGI

    FOTO: ANSA/FACEBOOK/ IVAN LUKERYA

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