Dopo 8 mesi il Belgio ha una coalizione a guida De Wever, il fu secessionista e ora capo del Governo
«Alea iacta est!»: annuncia così, su X, il raggiungimento dell’accordo per la formazione del Governo belga il neo primo ministro Bart De Wever e la citazione in latino sembra oramai essere l’ultima cosa che ancora lo lega al suo stesso passato politico.
Il 53enne che dal 3 febbraio è il primo capo di Governo espresso da un partito nazionalista in Belgio, Nuova Alleanza Fiamminga (N-VA), ha infatti dovuto accantonare sempre di più le idee separatiste che lo hanno animato nei suoi primi anni all’interno del partito di destra nato in seno ai movimenti nazionalisti fiamminghi. De Wever guida Nuova Alleanza Fiamminga dal 2004, in tre anni è riuscito a portare N-VA al potere al governo regionale nelle Fiandre e in 20 anni lo ha reso il partito più votato a livello nazionale, con il 16,7% delle preferenze. Il Belgio, va ricordato, è costituito da tre regioni autonome: la più settentrionale è quella delle Fiandre (dove si parla lingua fiamminga), al centro è situata la regione di Bruxelles e a Sud la Vallonia, due regioni francofone. Per comporre il Parlamento nazionale elettori ed elettrici votano su base regionale (chi vive nelle Fiandre elegge i candidati che si presentano nelle Fiandre, e così per Vallonia e Bruxelles) e a ogni regione spetta un dato numero di seggi assegnato su base proporzionale. Le Fiandre, in quanto regione più popolosa, esprimono 87 seggi, la Vallonia 47 e la regione di Bruxelles 16. Nella coalizione a guida De Wever oltre alla N-VA ci sono i centristi delle due comunità linguistiche (CD&V e Engagés), i liberali francofoni (MR) e i socialisti fiamminghi.

Il neo primo ministro, che da 12 anni è sindaco della città più importante della regione delle Fiandre, Anversa, 20 anni fa improntava la sua politica sull’opporsi a tutto ciò che fosse francofono, invocando il secessionismo. Nel 2005, ad esempio, il partito noleggiò 12 camion per trasportare oltre 11 miliardi di finte banconote da 50 euro e De Wever si mise alla guida di un camion viaggiando dalle Fiandre alla Vallonia chiedendo una minore ridistribuzione delle tasse, sostenendo che “queste mazzette simboleggiano i trasferimenti annuali dalle Fiandre alla Vallonia attraverso la previdenza sociale, il bilancio federale, il finanziamento delle comunità regionali e le imprese pubbliche”. Cinque anni più tardi al quotidiano tedesco Der Spiegel dichiarò che il Belgio fosse “uno Stato fallito” che, prima o poi, “si scioglierà da solo”; concetto ribadito nel 2023 quando in un’intervista paragonò il Belgio a Cecoslovacchia e Jugoslavia.
Come anticipato, però, il risultato storico di De Wever all’ultima tornata elettorale arriva dopo un progressivo allontanamento dai temi più fortemente divisivi. Infatti il leader fiammingo ha da tempo smesso di chiedere la secessione delle Fiandre e, soprattutto, ha preso una posizione netta di non alleanza con il partito di estrema destra Interesse Fiammingo (VB) (partito, quest’ultimo, che propone che le Fiandre dichiarino unilateralmente l’indipendenza). Dal 2014 le posizioni di N-VA hanno iniziato a smussarsi, data l’entrata, per la prima volta, di N-VA con quattro ministri nel Governo federale, guidato da Charles Michel. Inevitabilmente il “non preoccupatevi, le nostre proposte non hanno come obiettivo quello di complicarvi le cose” di De Wever fu il segnale della definitiva spaccatura con Interesse Fiammingo; negli anni, nonostante le proteste dei “veri” secessionisti, la popolarità di De Wever è aumentata ed è stato in grado di convincere gli elettori che governare l’intero Paese fosse la scelta migliore rispetto a una sorta di, complicatissima, “Brexit” fiamminga. Inoltre, De Wever è visto come possibile conciliatore con l’anima nazionalista fiamminga, N-VA e VB sono i due partiti più votati delle ultime elezioni (Interesse Fiammingo si è fermato al 13,7%), le differenze tra i due schieramenti non sono poche. Oltre alla diversa visione circa il secessionismo, il partito del neo premier in Unione europea fa parte del gruppo dei Conservatori, mentre VB fa parte del gruppo dei Patrioti (con, tra gli altri, Orban, Le Pen e Salvini); De Wever può dunque contare sul suo nazionalismo più “moderato” rispetto a quello dell’estrema destra di VB.

Per giungere a un accordo di Governo in Belgio ci sono voluti quasi 8 mesi: immediatamente dopo il voto De Wever aveva ricevuto un primo mandato, che però non è andato a buon fine; dopo un altro buco nell’acqua con il tentativo di formare una coalizione per Maxime Prevot, leader del partito di centrodestra Les Engagés, De Wever è riuscito a trovare un accordo entro la scadenza decisiva del 31 gennaio, dando vita a quella che, per via dei colori dei gruppi coinvolti, è stata definita “coalizione Arizona”. Governo composto da 11 uomini e quattro donne, punto criticato ma che Bart De Wever ha tenuto a precisare non dipendesse dal suo volere, dato che la nomina dei ministri spetta ai leader dei partiti che fanno parte della coalizione.Al netto delle polemiche e delle difficoltà per raggiungere una coalizione di Governo, adesso la sfida è quella della annunciata riduzione della spesa pubblica, dato che il Belgio è sottoposto a una procedura europea per deficit eccessivo, sfida che preoccupa i sindacati, ma non sembra preoccupare De Wever che ha annunciato la sua intenzione di “premiare il lavoro” limitando la durata dei sussidi di disoccupazione a due anni. Inoltre, il premier ha dichiarato di voler adottare misure più stringenti per quanto riguarda asilo e sicurezza.
Sul quotidiano belga La Soir il giornalista Alexandre Noppe ha scritto, a proposito della parabola politica di De Wever, “da diavolo a uomo di Stato”: questa rimane la peculiarità più interessante del nuovo primo ministro. La camaleontica capacità di modificare le proprie posizioni per ricoprire un ruolo sempre più importante e istituzionale. Non a caso il leader belga cita ed è appassionato della storia di Roma, oltre alle varie locuzioni in latino utilizzate sui social, De Wever ha sostenuto che il programma del suo partito in materia di persone migranti sembrasse scritto dall’Imperatore Claudio.
Imparando dalla storia romana De Wever dovrebbe prestare attenzione a un altro aspetto dell’imperatore Claudio, a lui dobbiamo Nerone. Per evitare di trovare un pezzo d’Europa in preda alle fiamme è, dunque, imprescindibile governare con attenzione e non iniziare, fin d’ora, a soffiare sulla brace.
In copertina: Crediti: Benoit Doppagne/Belga via ZUMA Press
