La 50enne insegnava fisica a Marcon, si è suicidata dando fuoco al suo camper
La vita di Cloe era iniziata nel 2015, quando a seguito del coming out si presentò a scuola finalmente nelle vesti che sentiva sue, gli abiti femminili.
Cloe era una donna transgender e una professoressa di fisica all’istituto di Agraria “Scarpa-Mattei” di San Donà di Piave. Quando per la prima volta si presentò in cattedra vestendo i suoi nuovi abiti, il padre di uno studente dopo aver ascoltato l’accaduto scrisse all’assessore regionale all’istruzione Elena Donazzan che denunciò la libera scelta di una persona come una “carnevalata” e si disse allarmata che i genitori non ne fossero stati messi a conoscenza prima. La professoressa Bianco fu quindi sospesa dall’insegnamento per tre giorni, secondo il tribunale del lavoro di Venezia la sospensione era “giusta” perché il comportamento di Bianco non era stato “responsabile e corretto“.
Da anni, quindi, Cloe viveva la vita vittima della transfobia, dei pettegolezzi. Aveva scelto di vivere in un camper e scriveva sul suo blog come valvola di sfogo i suoi pensieri. Proprio nel suo blog il 10 giugno aveva scritto che avrebbe posto fine alla sua vita e lasciato indicazioni testamentarie: «porrò in essere la mia autochiria, ancor più definibile come la mia libera morte. In quest’ultimo giorno ho festeggiato con un pasto sfizioso e ottimi nettari di Bacco, gustando per l’ultima volta vini e cibi che mi piacciono. Questa semplice festa della fine della mia vita è stata accompagnata dall’ascolto di buona musica nella mia piccola casa con le ruote, dove ora rimarrò. Ciò è il modo più aulico per vivere al meglio la mia vita e concluderla con lo stesso stile. Qui finisce tutto».
La scelta di porre fine alla sua esistenza, distruggendo i suoi documenti e tutto il suo essere è stata detta dalla “transfobia opprimente che la circondava” ha spiegato Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: ANSA/Facebook Cloe Bianco