Il dirigente scolastico dell’istituto di San Donà del Piave afferma che la professoressa venne chiamata ancora anche dopo il suo coming out

Francesco Ariot, dirigente dell’istituto Scarpa-Mattei di San Donà del Piave in cui era impiegata la professoressa transgender Cloe Bianchi, fornisce la sua versione dei fatti sul presunto demansionamento seguito al coming out.

Mentre il Miur avvia un approfondimento sul caso, il dirigente afferma: «l’istituto non fece nulla per metterla in difficoltà, alla fine era una brava insegnante e questa era l’unica cosa che contava. Infatti continuammo a chiamarla come supplente anche in seguito, ma non tornò. C’è chi dice che fu demansionata e costretta a lasciare l’insegnamento. Non è vero. Fu lei, in seguito, a rinunciare alle supplenze per accettare gli incarichi in amministrazione» – dichiara Ariot, sottolineando che dal 2019 Cloe rifiutò ogni contatto.

Stando agli atti inerenti al fascicolo aperto al tribunale del lavoro a cui Cloe si rivolse, prima del suo coming out nel 2015, il preside Ariot l’avrebbe invitata ad aspettare che venisse messa in campo “una preventiva e adeguata informazione e preparazione dell’ambiente scolastico“. E ancora, quando Bianco si presentò agli alunni nella sua nuova identità, avrebbe generato negli studenti un “impatto iniziale traumatico“.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/FACEBOOK CLOE BIANCO