L’uomo in carcere per un omicidio dettava ordini alla famiglia per estorcere il pizzo
Arrestati dai carabinieri di Catania moglie e due figli dell’esponente del clan Santapaola-Ercolano che si trova in carcere con la pena dell’ergastolo per un omicidio.
I tre sono stati accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso. L’arresto segue l’inchiesta su un imprenditore del settore dell’estrazione e lavorazione della pietra lavica che avrebbe versato complessivamente 1,7 milioni di euro di “pizzo” tra contanti, assegni, cambiali e macchinari.
Secondo l’accusa l’ergastolano Giovanni Rapisarda avrebbe dato disposizioni alla famiglia e, secondo la DDA di Catania moglie e figli sarebbero stati gli esecutori degli ordini del 64enne. Sono così stati portati in carcere la 61enne Santa Carmela Corso e il 34enne Giuseppe Rapisarda colti in flagranza di reato dopo aver incassato 2000 euro di tangente dalla vittima, e l’altro figlio, il 30enne Valerio Rapisarda.
Le indagini sono partite dopo che i carabinieri della compagnia di Paternò avevano notato le frequenti visite dei Rapisarda nella ditta di Belpasso, dove avevano deciso di installare delle telecamere nascoste.
Secondo quanto ricostruito dalla procura di Catania la vittima “dopo l’acquisizione di un ramo dell’azienda già di proprietà di altri componenti della famiglia Rapisarda, pur avendo già consegnato 700.000 euro negli ultimi 10 anni per crediti illecitamente vantati di 1.000.000 di euro, riceveva un’ulteriore richiesta estorsiva di 700.000 euro, dilazionati in cinque anni con il pagamento di una somma tra i 1.500 e 3.000 euro settimanali o, in alternativa, la cessione della ditta“. Dalle intercettazione è emerso che Giuseppe Rapisarda avrebbe spiegato all’imprenditore che il pizzo era dovuto al fatto che la cava “era la nostra cosa“.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: ANSA/CARABINIERI