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I lavoratori protestano per controversie salariali e restrizioni da Covid. La fabbrica: “garantiremo che la paga sia quella concordata”

Prosegue la maxiprotesta nello stabilimento Foxconn in Cina, la più grande fabbrica di iPhone al mondo, con pesanti conseguenze sulla produzione che ha perso oltre il 30% sul mese di novembre.

I lavoratori hanno incrociato le braccia per protestare contro controversie salariali e restrizioni imposte per contenere la pandemia di Covid, secondo quanto riferito dagli stessi lavoratori a mezzo social media. Secondo fonti citate da Channel News Asia, i dipendenti hanno distrutto telecamere di sorveglianza e ingaggiato violenti scontri con il personale di sicurezza.

I dipendenti scesi in strada – secondo quanto riportano le stesse testimonianze – sono stati picchiati e arrestati durante le proteste.

Nel tentativo di sedare la protesta, la fabbrica ha rivolto un messaggio di scuse a tutti gli operai, ha parlato di un “errore di input nel sistema informatico” e riferito che continuerà a comunicare con i dipendenti , facendo del suo meglio per risolvere le loro preoccupazioni e venire incontro alle richieste. Ha anche fatto sapere che garantirà che la paga sia la medesima concordata. Anche Apple è intervenuta comunicando che il personale “sta lavorando a stretto contatto con Foxconn per fare in modo che le preoccupazioni dei dipendenti vengano affrontate“.

I video pubblicati sui social media cinesi hanno mostrato migliaia di persone in maschera di fronte a file di poliziotti in tute protettive bianche con scudi antisommossa di plastica. Una persona è stata colpita alla testa con un bastone e un’altra è stata portata via con le braccia dietro la schiena.

Gli autori dei video sostengono che tutte le immagini sono state filmate nella fabbrica Foxconn a Zhengzhou. Lo stabilimento è noto per le basse retribuzioni, i turni di lavoro massacranti e l’alto tasso di suicidi che la dirigenza ha tentato di contrastare circondando gli edifici con enormi reti, installate per la prima volta nel 2010, anno in cui 14 persone tra i 19 e i 28 anni saltarono dalle finestre di dormitori gremiti di operai. Le morti sono tuttavia continuate anche negli anni successivi.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/RITCHIE B. TONGO