ANSA/EPA/FILIPPO ATTILI / CHIGI PALACE

Il presidente francese: “Meloni si è comportata male”. Sul banco una nota del Governo sugli sbarchi

L’8 novembre appena passato sul sito del Governo italiano è stata pubblicata una nota tramite cui l’Italia esprimeva il suo “apprezzamento” per la “decisione” della Francia di “condividere la responsabilità dell’emergenza migratoria aprendo i porti alla nave Ocean Viking“. Proprio questa nota sarebbe alla base della rottura dei rapporti tra Giorgia Meloni e il presidente francese Emmanuel Macron.

Secondo quanto emerge dai media e quanto dichiara Macron, la soluzione diplomatica all’emergenza sbarchi trovata durante il colloquio con Meloni prevedeva lo sbarco di Ocean Viking in Italia e la presa in carico di buona parte dei naufraghi da parte della Francia. Invece nella nota di Chigi il Governo annunciava la disponibilità di Parigi all’apertura del porto.

Insomma il comunicato del Governo è stato interpretato dall’Eliseo come un atto ostile che ha portato alla minaccia di ritiro dell’ambasciatore: «Giorgia Meloni si è comportata male» ha dichiarato Macron ai suoi, secondo quanto riporta Repubblica. E dalla Francia arriva un’ulteriore conferma della propria versione: il ministro dell’Interno francese Darmanin, prima che la nota venisse pubblicata, aveva spiegato all’omologo Matteo Piantedosi che l’unica scelta condivisa tra Roma e Parigi era lo sbarco in Italia con redistribuzione tra Francia e Germania. Con l’ipotesi di mettere a disposizione degli aerei per portare subito via una parte dei richiedenti asilo.

Ovviamente adesso cambia tutto: Parigi fa un passo indietro e minaccia di mettere in pausa gli accordi sulla redistribuzione che prevedevano l’arrivo di 3.500 richiedenti asilo in Francia ma anche di imporre controlli più stringenti al confine di Ventimiglia. Da ieri alle 20, infatti, la polizia ha rafforzato i controlli su circa 15 di punti di passaggio, tra tratti di montagna, stazioni ferroviarie, autostrade e piazzole di sosta. Un’operazione da 500 agenti della Police nationale e della Géndarmerie coordinati dalla polizia di frontiera attivi “24 ore su 24” per “controllare le stazioni, gli assi secondari soprattutto di Mentone, ma anche Sospel o Breil-sur-Roya, assi autostradali, in particolare l’A8, le uscite e i pedaggi sulle autostrade“.

La Francia è arrivata, come riporta Open, a un passo dal ritiro dell’ambasciatore: se questa opzione dovesse concretizzarsi porterebbe a una rottura completa dei rapporti tra Italia e Francia, con ripercussioni anche sui dossier industriali ed economici.

Il ruolo di Berlino

Anche la Germania è intervenuta nel confronto tra Italia e Francia e, parlando del suo ruolo nella gestione dei migranti, la portavoce del ministero dell’Interno tedesco ha spiegato: «continueremo ad attenerci al Meccanismo di Solidarietà nei confronti del Paesi che permettono l’approdo di migranti salvati in mare. Questo vale espressamente anche per l’Italia, che ha permesso lo sbarco di tre navi. Andremo avanti nel nostro sostegno fino a quando l’Italia terrà fede alla sua responsabilità per l’accoglienza dei migranti salvati dal mare».

“L’Italia fa tanto in termini di migrazione ma non è da sola: 154.385 richiedenti asilo in Germania nel periodo gen-set 2022, 110.055 in Francia, 48.935 in Italia. Sono rispettivamente lo 0,186% della popolazione tedesca, lo 0,163% della popolazione francese e lo 0,083% della popolazione italiana”, ha scritto su Twitter l’ambasciatore tedesco a Roma Viktor Elbling.

Il Ppe a Palazzo Chigi

La premier Giorgia Meloni, intanto, ha ricevuto a Palazzo Chigi il presidente del Partito popolare europeo Manfred Weber. Dopo l’incontro Weber ha fatto un commento sullo scontro tra Roma e Parigi: «Italia e Francia devono trovare un comune accordo sulle grandi sfide davanti a noi, e tutti devono rispondere alla sfida delle migrazioni. Quello che ci serve è una soluzione europea, non ci servono battaglie fra Italia e Francia, o altri Paesi. Questa soluzione deve combinare due aspetti: un rigido e forte controllo alle frontiere, come abbiamo fatto al confine fra Turchia e Grecia; il secondo è la solidarietà, l’Italia non può essere lasciata sola, bisogna mostrare solidarietà a livello europeo».

La risposta di Meloni

«Quando si parla di ritorsioni nell’ambito della dinamica europea qualcosa tendenzialmente non funziona. Sono rimasta molto colpita dalla reazione aggressiva del governo francese che dal mio punto di vista è incomprensibile e ingiustificata», è stata la risposta di Giorgia Meloni a Macron durante una conferenza stampa dedicata al Dl Aiuti.

«Credo che oggi il tema sia come l’Ue debba affrontare questa materia: potrebbe scegliere di isolare l’Italia, io penso che sarebbe meglio isolare gli scafisti. Io continuo a dare la mia disponibilità per incontrarci e per mettere sul tavolo le soluzioni perché io francamente non so quale siano. Noi non siamo più in grado di occuparcene ed abbiamo un mandato per occuparcene in modo diverso. Non credo che l’Europa deciderà di fare cose drammatiche contro l’Italia perché su 90mila persone 230 sono sbarcate altrove: se fa così la spiegazione la devono dare non a me ma agli italiani. Si può decidere di isolare l’Italia ma non è la soluzione, mi sembra una posizione poco risolutiva».

Meloni, inoltre, promette che “nuovi provvedimenti” sui migranti “ci saranno sicuramente“.

Prodi: “Italia entra in momento di tensione tra Francia e Germania”

Anche Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea ed ex presidente del Consiglio, ha commentato la questione: «nell’equilibrio Francia-Germania, l’Italia ha sempre svolto un serio ruolo di arbitro e la tensione degli ultimi giorni fra Francia ed Italia in fondo entra in questo momento di mancanza di leadership combinata, di tensione fra Francia e Germania, di ritorno a una ancora maggiore attenzione alla politica interna rispetto alla politica estera – ha detto durante un’intervento in videoconferenza a Firenze. – Non è un fatto separato e questo mi preoccupa nel legame fra le questioni geopolitiche e il ruolo europeo. Se continua così è un ruolo inesistente. Peraltro questa guerraccia in Ucraina ha provocato una conseguenza politica enorme che è il riarmo tedesco. Non ho nessun dubbio sulla democrazia tedesca, è una democrazia seria e matura, ma quando si mette sul bilancio una cifra così grande, in termini di riarmo, si crea una leadership anche dal punto di vista della politica estera militare».

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/EPA/FILIPPO ATTILI / CHIGI PALACE