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Manifestazioni in oltre 20 città del Paese, dove sono in atto limitazioni alla rete e ai social. Raisi rifiuta intervista con Amanpour perché non indossa il velo

Sono ancora infuocati gli animi dei manifestanti scesi in piazza in Iran per chiedere giustizia per la morte di Mahsa Amini. A dispetto dell’ultimo bilancio fornito dalla tv di Stato che parla di 17 persone morte, secondo l’ong Iran Human Rights (IHR) almeno 31 persone avrebbero perso la vita. egli scontri con la Polizia. Tra le vittime ci sarebbe anche un ragazzo di 16 anni su cui gli agenti hanno aperto il fuoco ma le autorità negano il coinvolgimento delle forze di sicurezza.

«Il popolo iraniano è sceso in piazza per lottare per i propri diritti fondamentali e la propria dignità umana e il governo sta rispondendo a queste manifestazioni pacifiche con le pallottole», ha denunciato il direttore della Ong Mahmood Amiry-Moghaddam.

Nel tentativo di sedare le proteste o quantomeno rallentarne la diffusione, le autorità di Teheran hanno limitato l’accesso a Instagram e WhatsApp nel Paese: si tratta, secondo NetBlocks, della più ampia restrizione ai social in Iran dal 2019, nel corso delle proteste per il carburante. «Per decisione delle autorità, non è più possibile accedere a Instagram da mercoledì sera. Interrotto anche l’accesso a WhatsApp – ha riferito l’agenzia di stampa Fars. – La misura è stata presa a causa delle azioni compiute dai controrivoluzionari contro la sicurezza nazionale attraverso questi social network».

In alcune zone della provincia del Kurdistan, la zona dell’Iran occidentale da cui proveniva Amini, e nella capitale Teheran dove la giovane è stata arrestata dalla polizia morale, si segnalano interruzioni quasi totali alla rete internet, invasa dagli hashtag #IranProtest e #IranRevolution e costellata di immagini di protesta e video di donne, ma anche moltissimi uomini, che si tagliano i capelli: «no al velo, no al turbante, sì alla libertà e all’uguaglianza!» scandiscono i manifestanti. Un gesto ripreso anche in Europa.

Le dimensioni della protesta, delle quali i social non offrono che un assaggio, sarebbero indicative di un radicato malcontento che non si estenderebbe solo alle donne ma che riguarderebbe una più ampia rivendicazione dei diritti civili.

La morte di Mahsa Amini

Intanto emergono nuovi inquietanti dettagli sulla morte della 22enne. In particolare il padre della ragazza, Amjad Amini, ha accusato le autorità di mentire sulla morte della figlia e ha detto che i medici si sono rifiutati di fargli vedere la figli dopo il decesso. «Stanno mentendo – denuncia alla Bbc Persia. – Stanno dicendo bugie. Tutto è una bugia, non gli importa quanto abbia implorato, non mi hanno permesso di vedere mia figlia. Non ho idea di cosa le abbiano fatto», ha aggiunto, riferendo di aver potuto vedere il corpo della figlia solo prima del funerale. Sarebbe stato completamente avvolto tranne il viso e i piedi, su cui c’erano dei lividi.

Raisi a New York

Mentre il Paese è attraversato dalle proteste, il presidente iraniano Ebrahim Raisi è a New York per l’Assemblea generale della Nazioni Unite. La giornalista Christiane Amanpour ha fatto sapere che il capo di Stato ha rifiutato all’ultimo minuto un’intervista con la Cnn perché lei si è rifiutata di indossare il velo.

«Credo che non voglia essere visto con una donna senza velo nel momento in cui nel suo Paese infuriano le proteste», è l’ipotesi avanzata dalla reporter di origine iraniana.

Usa annunciano sanzioni

Il Tesoro americano ha annunciato che imporrà delle sanzioni alla polizia morale iraniana in seguito alla morte di Mahsa.

«Condanniamo questo atto nei termini più duri e chiediamo al governo iraniano di mettere fine alla violenza contro le donne» ha dichiarato la segretaria al Tesoro Usa Janet Yellen.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/STR