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15 città iraniane sono in subbuglio dopo le manifestazioni contro il governo e la legge restrittiva dell’obbligo di velo

Le proteste in Iran per la morte di Mahsa Amini hanno raggiunto la quinta notte consecutiva. 15 città iraniane, tra cui Teheran, sono state bloccate dai manifestanti che hanno incendiato cassonetti e veicoli della polizia.

La polizia ha risposto con gas lacrimogeni e arresti, come riferisce l’agenzia Irna. Tra le città coinvolte anche Mashhad, Tabriz, Rasht, Isfahan e Kish. Il bilancio dei giorni scorsi, riferito dall’organizzazione di difesa dei diritti umani locale Hengaw e dalla Cnn, parla di cinque morti causati da “colpi di arma da fuoco diretti” sparati da esponenti delle forze di sicurezza.

Le polemiche contro la legge restrittiva che impone l’hijab alle donne si sono acuite dopo che la 22enne è stata arrestata per aver indossato male il velo ed è deceduta dopo i maltrattamenti subiti. Molte donne hanno deciso di togliersi il velo e bruciarlo come segno di protesta. Le autorità iraniane tuttavia affermano che la giovane sarebbe stata vittima di un attacco cardiaco, facendo riferimento alle sue cattive condizioni di salute: Amini, infatti, soffriva di diabete ed epilessia.

La popolazione e i manifestanti, intanto, chiedono l’abolizione delle cosiddette “pattuglie della morte”, le pattuglie della polizia dei costumi che obbliga le donne a coprire i capelli in pubblico, non indossare cappotti corti sopra il ginocchio, pantaloni stretti e jeans forati e abiti dai colori vivaci.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/EPA/CLEMENS BILAN