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Mentre Medvedev spinge per il “ripristino della giustizia storica”

Mosca spinge affinché vengano svolti i referendum di annessione nelle cosiddette repubbliche separatiste filorusse in Ucraina. A parlare è il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitri Medvedev: «i referendum nel Donbass sono di grande importanza non solo per la protezione sistemica dei residenti della Repubblica del Lugansk e del Donetsk e di altri territori liberati, ma anche per il ripristino della giustizia storica», scrive su Telegram. E aggiunge: «l’invasione del territorio della Russia è un crimine che consente l’uso di tutte le forze di autodifesa. I referendum sono così temuti a Kiev e in Occidente e devono essere tenuti».

Si allinea alle affermazioni di Medvedev anche il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov: «la situazione attuale conferma che i popoli del Donbass vogliono essere proprietari del loro destino», ha affermato.

Su questa scia oggi il Parlamento dell’autoproclamata Repubblica di Lugansk nell’Ucraina orientale ha approvato all’unanimità la legge per indire un referendum sull’annessione della regione alla Russia. I filorussi, intanto, annunciano un referendum anche per l’adesione di Kherson. Non solo: anche a Donetsk dal 23 al 27 settembre si terrà un referendum per l’annessione.

Arriva il commento del capo dell’Ufficio del presidente ucraino Zelensky, Andriy Yermak: «Ricatto ingenuo con minacce e storie dell’orrore di ‘referendum’ e ‘mobilitazioni’ di chi sa combattere solo contro bambini e persone pacifiche. Ecco come appare la paura della sconfitta. Il nemico ha paura, manipola primitivamente. L’Ucraina risolverà la questione russa. La minaccia può essere eliminata solo con la forza», afferma su Telegram.

In un tweet il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg ha scritto che in Lugansk, Donetsk e Kherson “i referendum farsa non hanno alcuna legittimità e non cambiano la natura della guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina. Questa è un’ulteriore escalation della guerra di Putin“. Inoltre secondo Stoltenberg “la comunità internazionale deve condannare questa palese violazione del diritto internazionale e rafforzare il sostegno all’Ucraina“.

L’Alto Commissario europeo per gli affari economici, Paolo Gentiloni definisce i referendum un “insulto di Putin alla democrazia e all’Onu“, mentre Scholz li apostrofa come “inaccettabili“.

Proprio con il cancelliere tedesco il presidente turco Erdogan ha avuto un faccia a faccia a New York, in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Secondo quanto riportato dai media turchi Erdogan e Scholz hanno avuto modo di confrontarsi sulle relazioni bilaterali di Turchia e Germania, ma anche della situazione in Ucraina. Durante il suo intervento all’assemblea il presidente turco ha sollecitato una “via dignitosa” per porre fine alla guerra in Ucraina, Erdogan ha parlato di una pace da conseguire con “mezzi diplomatici che siano razionali, giusti e applicabili” in grado di garantire la sovranità dell’Ucraina.

Jake Sullivan, consigliere per la Sicurezza nazionale americana, ha annunciato: «gli Stati Uniti non riconosceranno mai come territorio della Russia quelle aree dell’Ucraina in cui Putin ha annunciato di voler tenere dei referendum per l’annessione. Sappiamo che i referendum saranno manipolati. Sono un affronto alla sovranità dell’Ucraina e una violazione della Carte dell’Onu». Il portavoce del Pentagono, generale Pat Ryder, ha definito l’annuncio dei referendum “semplicemente un’operazione di informazione, tesa a distrarre dalla situazione difficile in cui si trovano al momento le forze militari russe“. Ma secondo Ryder “nessuno considererà questi referendum farsa come credibili e gli Stati Uniti certamente non riconosceranno nessun risultato di nessuna elezione farsa“.

Emmanuel Macron ha dichiarato: «se l’idea dei referendum in Donbass non fosse così tragica, sarebbe divertente» e ha assicurato che la comunità internazionale non riconoscerò mai i referendum. Per il presidente francese i referendum sono “una parodia” e “non avranno conseguenze legali”, Macron ha sottolineato che “l’unica cosa che esiste è la guerra decisa dalla Russia, la resistenza dell’Ucraina e la fine della guerra che vogliamo”.

Serhiy Nykyforov, portavoce dell’ufficio della Presidenza ucraina, ha dichiarato: «senza i referendum esiste ancora una piccolissima possibilità di una soluzione diplomatica, con i referendum no». Il vice capo dell’ufficio del presidente ucraino, Andriy Smyrnov, ha spiegato che Kiev intende richiedere durante l’Assemblea Generale dell’ONU un tribunale speciale contro i crimini di guerra russi in Ucraina, a mo’ di quello di Norimberga.

Una secca condanna ai referendum arriva anche dell’Unione Europea per bocca dell’Alto rappresentante Josep Borrell che “condanna fermamente i referendum illegali programmati dai filorussi” precisando che “vanno contro le autorità ucraine legali e democraticamente elette, violano l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina e costituiscono una palese violazione del diritto internazionale“.

«La Russia, la sua leadership politica e tutti coloro che sono coinvolti in questi referendum e in altre violazioni del diritto internazionale in Ucraina – ha precisato Borrell – saranno ritenuti responsabili e verranno prese in considerazione ulteriori misure restrittive contro Mosca».

di: Alessia MALCAUS

aggiornamento: Flavia DELL’ERTOLE

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