EPA/ROMAN ISMAYILOV

Dal crollo dell’Unione Sovietica i due Stati si contendono la regione del Nagorno-Karabakh

Gli scontri dei giorni scorsi tra Armenia e Azerbaigian hanno mietuto 135 vittima al solo esercito armeno. Il dato è stato dichiarato dal primo ministro armeno Nikol Pashinyan durante una riunione di gabinetto, specificando che “purtroppo non è la cifra definitiva. Ci sono anche molti feriti“.

Il primo stato a lanciare l’attacco è stato l’Azerbaigian bombardando infrastrutture militari e civili, utilizzando anche droni e artiglieria. Nell’attacco, sferrato il 13 settembre, sono morti 105 soldati. Le città più colpite sono state Goris, Sotk e Djermouk, mentre per l’Azerbaigian sono stati i distretti di Dashkesan, Kelbajar e Lachin.

Entro le 72 ore è stata raggiunta la tregua che è stata salutata con favore da Onu, Usa e Turchia. Su Twitter il segretario di Stato Antony Blinken ha scritto: «accogliamo con favore la cessazione delle ostilità tra Azerbaigian e Armenia. Gli Stati Uniti restano impegnati a promuovere un futuro pacifico e prospero per la regione del Caucaso meridionale».

Le tensioni lungo il confine tra i due Stati, mai propriamente sopite, si sono riaccese la settimana scorsa, quando dall’Armenia è arrivata l’accusa verso l’Azerbaigian di aver ucciso un soldato armeno nell’Est del Paese, accuse respinte dall’Azerbaigian che le ha anzi definite “una menzogna”. A inasprire i rapporti tra i due Stati, però, subentrano anche gli accordi sul gas.

A luglio la presidente Ursula von der Leyen si è recata in Azerbaigian per stringere la mano al leader Ilham Aliyev, che guida il Paese dal 2003 dopo 30 anni di governo del padre. Insieme alla stretta di mano, con von der Leyen sono stati siglati patti che hanno fatto sì che dai giacimenti dell’Azerbaigian venisse esportato il 30% in più di gas attraverso il Tap. Sono tra i 10 e i 12 miliardi di metri cubi che viaggiano verso Grecia e Italia entro il 2022 per sostituire le mancate forniture russe. L’Europa inoltre guarda all’Azerbaigian per finanziare il raddoppio del gasdotto transadriatico.

Anche la Russia segue il conflitto ed è ben consapevole dell’importanza strategica della regione. Putin, al vertice della SCO, ha incontrato anche Aliyev e ha salutato i “nuovi centri di potere“. Anche l’Armenia, però, aveva chiesto l’aiuto russo per la fine delle ostilità.

Armenia e Azerbaigian hanno combattuto già due guerre per il controllo della regione del Nagorno-Karabakh, una negli anni ’90 e una nel 2020. Nel 1991, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, i separatisti armeni della regione si sono staccati dall’Azerbaigian. Negli scontri di quei giorni drammatici morirono 30mila persone. Nel 2020 furono 6 le settimane di guerra e causarono oltre 6500 morti, le ostilità si placarono con un cessate il fuoco mediato dalla Russia che prevedeva che l’Armenia cedesse parti di territorio che controllava da decenni e lo schieramento da parte di Mosca di circa duemila peacekeeper per monitorare la tregua.

Nella regione, all’interno dell’Azerbaigian, la maggioranza della popolazione è armena, ma l’Azerbaigian chiedere che l’Armenia riconosca la sua sovranità, mentre dalla parte armena si cercano garanzie per una maggiore indipendenza per gli armeni che vivono nella regione.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: EPA/ROMAN ISMAYILOV