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I 17 nomi proposti dall’ex premier approvati dall’86,54% dei votanti

Si sono svolte oggi le Parlamentarie del M5S: dalle 10 alle 22 gli iscritti hanno votato le proposte di autocandidatura per la composizione delle liste di candidati nei collegi plurinominali delle circoscrizioni sia nazionali che estere.

Tramite una nota il Movimento ha chiarito che le proposte di autocandidatura, “verificata la sussistenza dei requisiti indicati nel ‘Regolamento contenente le specifiche tecniche di presentazione delle proposte di autocandidature’, saranno sottoposte alla votazione degli iscritti a livello di circoscrizioni elettorali, distinte per Senato e Camera”.

Le fonti del Movimento hanno annunciato che i partecipanti alle parlamentarie sono state 50.014 persone, si tratta del “dato più alto di sempre“.

I votanti hanno approvato il “listino Conte” i 17 nomi proposti dal presidente del Movimento. I voti sono stati positivi per l’86,54% (43.282 iscritti).

Sul sito del Movimento si legge: «alle 22.00 di oggi 16 agosto 2022 si sono concluse le operazioni di votazione degli iscritti delle proposte di autocandidatura per le elezioni politiche del 25 settembre 2022. Aventi diritto al voto: 133.664. Hanno votato: 50.014».

Il quesito era: «approvi la proposta del Presidente Conte di inserire, con criterio di priorità, nelle liste di candidati in uno o più collegi plurinominali i nominativi di cui al seguente elenco? Chiara Appendino, Federico Cafiero de Raho, Maria Domenica Castellone, Alfonso Colucci, Sergio Costa, Livio De Santoli, Barbara Floridia, Michele Gubitosa, Ettore Antonio Licheri, Stefano Patuanelli, Riccardo Ricciardi, Roberto Scarpinato, Francesco Silvestri, Alessandra Todde, Mario Turco hanno risposto SI in 43.282 pari all’86,54% dei voti espressi. Hanno risposto No in 6.732 pari all’13,46% dei voti espressi».

RENZI CANDIDATO AL SENATO A MILANO

Matteo Renzi ha detto sì al confronto in tv proposto da Carlo Calenda: «Calenda ha chiesto un dibattito a quattro, sfidando Letta, Meloni e Conte. Secondo me è una richiesta sacrosanta e giusta. Dibattito pubblico in tv: nei paesi democratici funziona così. Vediamo chi fugge da questo confronto. – E poi sul programma del centrodestra dichiara: – Meloni e Salvini sono un pericolo per l’economia, non per la democrazia: hanno fatto promesse assurde, irrealizzabili, flat tax insostenibili e ingiuste. Rimettiamo in fila i fatti e diciamo le cose come stanno: se vincono loro, non perderete la vostra libertà. Al massimo perderete i vostri risparmi».

Renzi ha dichiarato che le scelte di Enrico Letta sui candidati del Pd sono state guidate “più dal rancore personale che dalla volontà di vincere” e ha annunciato che “vedremo i frutti il 26 settembre”.

A seguire il leader di Italia Viva ha augurato “ogni bene” a tutti, “candidati ed esclusi” e ha concluso: «noi non abbiamo candidati che hanno votato contro la fiducia a Draghi. Abbiamo un’idea di innovazione del Paese che passa dal dire sì alle infrastrutture necessarie, non no a tutti».

Il numero uno di Italia Viva ha detto ai microfoni del Tg2 che si candiderà “al Senato a Milano 2, nella stessa circoscrizione di Berlusconi“. Ha inoltre spiegato che “Salvini e Meloni non sono un pericolo per la democrazia, con la scelta del presidenzialismo. Salvini e Meloni sono un pericolo per il nostro portafoglio con scelte come la flat tax, il sovranismo, quota 100” e che le liste del Partito Democratico sono “sono un problema del Pd. È chiaro che bisogna discutere delle persone. Secondo me, Letta è rimasto fermo al 2014 ma questa è l’Italia del 2022. Chi vuole votare per il partito che aumenta le tasse vota per il Pd, per gli altri c’è il Terzo polo“. Il programma elettorale del Terzo Polo sarà “presentato giovedì da Calenda insieme ad alcuni ministri del governo Draghi“.

Renzi ha inoltre spiegato di rifarsi al modello francese di Macron: «oggi c’è una fascia politica, magari che viene dal centrodestra, che ha votato Forza Italia in passato e che non ha voglia di votare la destra di Salvini e Meloni. E c’è un pezzo che viene dal Pd e che non si riconosce nella strategia politica di Enrico Letta. Questo mondo c’è oggi e ci sarà anche domani. Un percorso sul modello francese di Emmanuel Macron e di En Marche».

LEGA: “ELIMINEREMO LEGGE FORNERO”

Ormai nel vivo della campagna elettorale, la Lega di Matteo Salvini ha chiarito che il partito ha “le idee chiare” in materia pensionistica e che verrà “cancellata definitivamente” la discussa legge Fornero. «La Lega ha le idee chiare in materia previdenziale: vogliamo rendere strutturali Quota 41, opzione donna e Ape sociale. Sono tutti sistemi alternativi alla sciagurata riforma Fornero – difesa dal Pd anche se ingiusta e sbagliata – e che potranno essere scelti liberamente dai lavoratori italiani – hanno scritto in una nota il responsabile Dipartimento Lavoro della Lega Claudio Durigon e il sottosegretario al Mef Federico Freni. – Non ci sarà alcun problema di sostenibilità: grazie a Quota100 è stato eliminato il bacino creato dalla legge Fornero che per molti anni ha impedito alle persone di andare in pensione. Con gli interventi proposti dalla Lega si realizza definitivamente l’obiettivo di cancellare la riforma del governo Monti, garantendo così anche maggiori spazi ai giovani in cerca di primo impiego e permettendo a 800mila persone in un triennio di godersi il meritato riposo dopo una vita di sacrifici, così come hanno già fatto in 400mila grazie a Quota 100».

BERLUSCONI CONTRO L’ASTENSIONISMO

Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi ha accusato il Movimento Cinque Stelle e il Partito Democratico delle elezioni anticipate, dichiarando che era necessario che Draghi restasse e che il rischio di astensionismo il 25 settembre sarà molto alto. «Il rischio di astensionismo è molto alto. Questa è una delle ragioni per le quali avremmo preferito che il governo Draghi potesse continuare fino alla fine naturale della legislatura, e si andasse a votare nella primavera del 2023. Non è stato possibile, per il comportamento irresponsabile dei Cinque Stelle e per le manovre ambigue del Partito Democratico – ha dichiarato. – Non è rimasta altra soluzione che ridare la parola al popolo sovrano, cosa che in un paese libero costituisce l’essenza della democrazia e quindi non è mai un male».

Strappo intanto da Gianfranco Rotondi, vecchio berlusconiano, che sosterrà Giorgia Meloni.

Nonostante tutto, il Cavaliere si è detto ottimista e ha dichiarato che è fondamentale evitare l’astensionismo: «Solo chi è soddisfatto delle tasse, della burocrazia, della giustizia, degli stipendi, delle pensioni, della sanità può votare per la sinistra, che è il vero partito della conservazione. Per questo sono ottimista, noi siamo ancora una volta il solo cambiamento possibile, la sola speranza per l’Italia. Molti italiani, troppi, quasi la metà, sembrano intenzionati a non votare. Il nostro compito è quello di far capire agli italiani delusi che andare a votare, e naturalmente votare per noi, è il solo modo per tutelare i propri interessi. Dobbiamo spiegare che solo chi è soddisfatto di come vanno le cose in Italia può permettersi il lusso di non andare alle urne».

LE LISTE DEL PD

La direzione nazionale del Pd riunita al Nazareno ha approvato ieri sera, con tre voti contrari e cinque astenuti, le liste per le candidature. Non è mancata la tensione: la riunione si è conclusa poco prima dell’una di notte dopo innumerevoli rinvii.

Il segretario Enrico Letta sarà candidato come capolista alla Camera in Lombardia e Veneto. Carlo Cottarelli sarà capolista al Senato a Milano, mentre il microbiologo Andrea Crisanti correrà come capolista nella circoscrizione Europa. Ci sono anche il deputato e costituzionalista Stefano Ceccanti, in lizza al collegio proporzionale in Toscana, al quarto posto, e Tommaso Nannicini, che – secondo fonti dem – sarà candidato in un collegio contendibile. Presenti anche quattro giovani under 35 candidati come capolista: Rachele Scarpa, Cristina Cerroni, Raffaele La Regina e Marco Sarracino.

Delusione anche da parte di Cirinnà che però ci ripensa e, dopo aver rifiutato ieri il collegio, ha deciso di tornare sui suoi passi e provarci: «il partito nazionale ha deciso di darmi una schiaffo, mettendomi su un collegio uninominale dato perdente dai sondaggi, difficile, senza paracadute e senza che io lo sapessi. Ma farò questa battaglia per salvare l’Italia da una destra oscurantista e dai fascisti, e perché una grande comunità me lo chiede: malati terminali, persone Lgbt, bambini arcobaleno, detenuti, di cui il Pd deve occuparsi. Letta chiacchiera di occhi di tigre. Io li tiro fuori ma lo faccio solo per le tante persone che tutta la notte mi hanno inviato mail, telefonate e messaggi. Perché il Pd e l’unico che potrà fermare questa destra oscurantista. Ci ho pensato durante questa notte terribile ma ho pensato di combattere come l’ultimo dei gladiatori. E nessuno potrà dire che sono scappata».

Tra i big esclusi anche Luca Lotti.

«Avrei voluto ricandidare tutti i parlamentari uscenti. Ma è impossibile per la riforma del taglio dei parlamentari ma anche per esigenza di rinnovamento – ha commentato Letta – potevo imporre persone ‘mie’ ma non l’ho fatto perché il Partito è comunità. Ho chiesto personalmente sacrifici ad alcuni. Mi è pesato tantissimo. Quattro anni fa il metodo di chi faceva le liste era: faccio tutto da solo. Io ho cercato di comporre un equilibrio. Il rispetto dei territori è tra i criteri fondanti delle scelte. Termino questo esercizio con un profondo peso sul cuore per i tanti no che ho dovuto dire. Un peso politico e umano, ma la politica è questo: assumere la responsabilità. Grazie a quanti spontaneamente hanno fatto un passo indietro, comprendendo l’esigenza di rinnovamento. Grazie a loro scelte di rinnovamento».

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/FABIO FRUSTACI