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Secondo una maxi-inchiesta di un consorzio internazionale di giornalisti investigativi l’azienda avrebbe portato avanti una gigantesca campagna di lobbying sui leader politici europei e statunitensi. Sarebbe coinvolto anche Macron

Uber avrebbe portato avanti per anni una gigantesca campagna di lobbying, facendo pressioni anche su leader politici europei e statunitensi nel tentativo di espandersi a livello globale. Lo rivelano il Guardian, BBC, Le Monde e altre testate di un consorzio internazionale di giornalisti investigativi cha ha avuto accesso a 124mila documenti riservati relativi al periodo in cui l’azienda era guidata da Travis Kalanick, dimessosi dopo le accuse di molestie sessuali e atti di bullismo nei confronti dei dipendenti.

Dall’indagine è emerso che l’azienda si sarebbe avvalsa di metodi illegali.

Stando a quanto riferito dal Guardian sarebbe coinvolto anche il presidente francese Emmanuel Macron che avrebbe “aiutato segretamente Uber nella sua attività di lobby in Francia”. La società avrebbe contattato anche anche il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, l’attuale cancelliere tedesco Olaf Scholz e l’ex ministro delle Finanze britannico George Osborne.

Nell’indagine è coinvolta anche l’ex commissaria europea Neelie Kroes, che avrebbe avviato trattative per entrare nella dirigenza di Uber prima della fine del suo mandato e avrebbe operato segretamente a favore del gruppo, probabilmente in violazione dei codici di condotta dell’Ue.

L’inchiesta si focalizza sulle attività che il co-fondatore di Uber Travis Kalanick ha effettuato per cercare di avviare il servizio di noleggio auto nelle maggiori città del mondo, “usando la forza bruta, anche se significava violare le leggi e le normative che regolamentano i servizi di taxi”, scrive il quotidiano britannico.

Il Guardian riferisce, inoltre, che durante una comunicazione con altri dirigenti di Uber, preoccupati dall’idea di inviare autisti del portale a una protesta in Francia, per il rischio che subissero violenze dai tassisti, Kalanick avrebbe dichiarato “penso che ne valga la pena: la violenza garantisce successo”.

Il portavoce del manager ha smentito, affermando che Kalanick non ha mai sostenuto che la compagnia potesse trarre vantaggi a spese della sicurezza del suo personale.

Le documentazioni citate dalla testata britannica contengono anche scambi tra Kalanick e Macron, coinvolto quando era ministro dell’Economia, avvenuti tra il 2014 e il 2016, di persona o tramite il suo personale. Macron avrebbe anche detto alla società di essere riuscito a stringere un patto segreto con i suoi oppositori nell’allora governo francese a favore del portale.

Uber ha ammesso di aver fatto “errori e scelte sbagliate” ha rivendicato i profondi cambiamenti intercorsi dalla nomina del nuovo amministratore delegato Dara Khosrowshahi, avvenuta nel 2017.

di: Francesca LASI

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