SAVERIO DE GIGLIO

Era stato allontanato dalla famiglia, ma si è introdotto di nascosto a casa e ha ucciso il piccolo Matias, poi è svenuto in coma etilico

La sentenza di primo grado del processo a carico di Mirko Tomkow è attesa in giornata.

L’uomo il 16 novembre ha ucciso il figlio, Matias, di 10 anni. Il piccolo era appena rientrato a casa da scuola quando ha visto il padre all’interno dell’abitazione, entrato di nascosto. Tomkow era completamente ubriaco e ha messo dello scotch sulla bocca per “farlo smettere di gridare“, poi lo ha ucciso a coltellate.

L’uomo ha dichiarato: «sono entrato in casa e non c’era nessuno. Sono entrato con le chiavi nascoste fuori. Con un coltello da cucina ho aperto la porta della soffitta. Ho fumato, bevuto e aspettato. Mentre ero lì ho sentito le ruote dello zaino di mio figlio che sbattevano sui gradini e sono sceso. Appena mi ha visto ha urlato di andarmene via». A rinvenire il corpicino funestato è stata la madre, accanto a lui Tomkow era svenuto in coma etilico. Chiamati i soccorsi l’uomo è stato portato in ospedale e arrestato, ricoverata anche la mamma del piccolo, in forte stato di shock.

Tomkow era stato allontanato dalla famiglia e dall’abitazione dopo la denuncia per maltrattamenti a causa delle sue ripetute violenze dettate in gran misura dall’alcolismo. Il 16 novembre l’uomo era uscito da qualche giorno dal covid hotel nel quale era ospitato e con un treno è tornato a Vetralla, qui ha consumato l’omicidio del piccolo. «L’ho scaraventato a terra e messo nel lavandino del bagno, mentre Matias continuava a gridare. Era fastidioso, per farlo smettere ho preso lo scotch e glielo ho avvolto sulla faccia. Il coltello l’ho preso alla fine, ma non mi ricordo» ha spiegato.

di: Flavia DELL’ERTOLE

FOTO: SAVERIO DE GIGLIO