ponte morandi

Il procuratore Pinto ha invitato le parti a comportarsi “tenendo conto del parametro costituzionale della ragionevole durata”

«Senza un tempo ragionevole non ci sarà giustizia degna di questo nome»: così il procuratore Francesco Pinto alla vigilia dell’inizio del processo per il crollo del Ponte Morandi, che prenderà il via domani a Genova.

«Il problema di fondo di questo processo sarà la possibilità di rispettare i parametri costituzionali della ragionevole durata – ha spiegato Pinto. – Io auspico che tutte le parti si possano comportare tenendo conto di questo parametro».

Al banco degli imputati siedono 59 persone, fra cui ex ed attuali dirigenti e tecnici di Autostrade e Spea, società incaricata di gestire manutenzioni e ispezioni al Ponte crollato il 14 agosto del 2018, ma anche dirigenti del Ministero delle Infrastrutture e funzionari del Provveditorato.

Il timore è che i lunghi tempi della giustizia non assicurino né il doveroso risarcimento né l’eventuale assoluzione delle persone coinvolte.

«Qualsiasi istanza dell’accusa, delle difese e delle parti civili dovrà essere parametrata anche rispetto al criterio della ragionevole durata del processo nell’interesse delle stesse parti civili e degli imputati – spiega ancora il procuratore – perché ci sarà troppa gente che altrimenti rimarrà sulla graticola e che potrebbe un domani essere anche assolta così come ci saranno tanti che hanno diritto a un risarcimento ma che lo potranno vedere dopo anni».

Il processo si svolgerà a porte chiuse e, per decisione del presidente del Collegio giudicante, sono state concesse le riprese solo per 10 minuti alla prima udienza.

«Non c’è alcuna lesione del diritto di cronaca – spiega Pinto. – Vi è differenza tra diritto di cronaca, garantito, e spettacolarizzazione».

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/LUCA ZENNARO