Seconda giornata di lavori, ipotesi di un vertice straordinario a luglio

È iniziata la seconda giornata del Consiglio Europeo che verterà sulla crisi energetica. Oggi in agenda c’è la discussione sul prezzo del gas e l’ipotesi di un tetto sui costi.

Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha tenuto la conferenza stampa conclusiva spiegando che si è parlato soprattutto dello stato dell’Unione con i nuovi ingressi e delle sfide economiche interne. «L’Ue ha cominciato a rispondere a questa richiesta ed è un salto identitario dell’Unione. Vuol dire che è un passaggio storico in cui l’Unione sta acquisendo un’identità diversa molto più importante di quanto avesse prima. Le decisioni che abbiamo preso sul dare lo status di candidato all’Ucraina, alla Moldova e alla Georgia; e di avviare il più rapidamente possibile e aprire i negoziati, per i 6 Paesi dei Balcani occidentali membri dell’Unione. Queste decisioni per cui alcuni di questi Paesi hanno aspettato molti anni sono state prese e implicitamente si è deciso che questo processo così esigente burocratico per poter essere ammessi diventerà molto meno burocratico pur rimanendo esigente. L’Ue proietta un’immagine meno arcigna di quanto avesse fatto in passato, meno fiscale e molto più aperta e cooperativa perché l’entrata, lo status di candidato, i negoziati successivi, richiederanno un forte impegno dei Governi e quindi il conseguimento di queste varie qualifiche continuerà a essere dipendente dalla performance dei vari Paesi ma quello che è cambiato è la disponibilità dei Paesi dell’Ue ad aiutare questi Paesi a compiere queste riforme. Questo è un primo passo molto importante in questo senso.

L’altro aspetto che è stato celebrato è l’entrata della Croazia nell’area dell’euro. Sono tutti fatti che sviluppano una dimensione esterna dell’Unione, man mano sta acquisendo un’identità che non aveva prima.

I dati dell’Eurobarometro mostrano un sostegno per l’esser membro dell’Unione come non era mai stato in passato. Tutti gli indicatori mostrano un grado di adesione da parte dei cittadini come non aveva mai avuto nel passato.

Accanto a questa dimensione c’è quella interna che è piena di sfide ed è quella che ha a che fare con l’inflazione, un’economia soprattutto a causa di prezzi dell’energia che non ha previsioni buone, si prevede un rallentamento un po’ in tutti i Paesi. Quello che è importante ricordare per noi in Italia è che siamo impegnati a proteggere e sostenere il potere d’acquisto degli italiani, che è essenziale per tanti aspetti, uno dei quali è la pace sociale nelle relazioni industriali.

Si è parlato molto di energia, di cosa fare per i prezzi così alti. Per quanto riguarda la nostra dipendenza dal gas russo l’anno scorso era 40% oggi 25%. Le misure messe in campo già all’inizio della guerra cominciano a dare risultato».

Per quanto riguarda il vertice Ue straordinario per decidere di fissare un tetto al prezzo del gas russo al suo posto potrebbe essere adottata una soluzione più pragmatica, ma comunque efficace, quella di dedicare alla questione un Consiglio Ue straordinario dei ministri dell’Energia.

Relativamente al Price Cap, Draghi ha risposto a molte domande: “c’è molta consapevolezza rispetto alla serietà della situazione” sull’energia. «Si è parlato molto di coordinamento e sulla solidarietà, che certo ci deve essere e ci deve essere anche una risposta a controllare il prezzo del gas. L’obiezione che si fa al price cap è la paura che in risposta la Russia tagli le forniture, ma ormai in Germania stiamo al 50% del flussi. Putin incassa le stesse cifre e l’Ue ha difficoltà immense». 

Nella prima giornata il presidente del Consiglio Mario Draghi ha chiesto di organizzare un Summit straordinario a luglio dedicato solo al tema di energia e gas: ci sono però posizioni molto distanti.

La Lettonia per esempio ha sottolineato che un vertice di questo tipo avrebbe senso solo se ci fossero decisioni da prendere. «Ci siamo incontrati molto di frequente – ricorda – se c’è bisogno, naturalmente sarò lieto di ritornare presto. Ma la domanda è: ci sarà un risultato? Se ci ritroviamo solo per parlare, non credo abbia molto senso. Ma se ci sono decisioni da prendere, allora sarebbe una buona ragione».

Dopo un acceso dibattito il parlamento bulgaro ha appoggiato la proposta francese per risolvere la disputa fra Bulgaria e Macedonia del Nord riguardo all’avvio dei negoziati per l’ingresso di Skopje nell’Ue. Con ciò viene rimosso il veto di Sofia sull’avvio del negoziato della Macedonia del Nord con Bruxelles, che durava da un anno e mezzo. «Accolgo con favore il voto del Parlamento bulgaro che ritira il veto della Bulgaria sull’inizio dei negoziati di adesione con la Macedonia del Nord e dunque l’avanzamento anche del dossier albanese di ingresso nell’Ue e nelle prossime ore completeremo il lavoro tecnico necessario a formalizzare l’accordo nei prossimi giorni: direi che la macchina è pronta a mettere in opera quanto è stato deciso», ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron.

Il ministro della Difesa turco Hulusi Akar ha fatto sapere che è stato trovato un “consenso generale” tra le parti per sbloccare l’esportazione di grano dai porti dell’Ucraina. «È stato raggiunto un consenso generale sulla creazione di un centro a Istanbul per le operazioni e la gestione sicura e ininterrotta di questa attività da parte disoldati turchi, russi e ucraini insieme, oltre che con l’Onu. Nei prossimi giorni ci potrebbero essere sviluppi positivi e si potranno adottare misure concrete».

di: Micaela FERRARO

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