Il presidente della Repubblica tunisina ha annunciato un nuovo decreto che solleva dall’incarico 57 giudici. Usa: “a rischio istituzioni democratiche”

57 giudici tunisini, accusati di cospirazione, sono stati vittima di quella che il presidente Kais Saied ha definito “un’epurazione totale del sistema giudiziario” come “unica opzione per sradicare la corruzione nel Paese“.

L’annuncio del decreto legge che rimuove i magistrati dall’incarico è dello scorso 2 giugno, tra i coinvolti figurano anche l’ex capo del Consiglio superiore della magistratura Youssef Bouzakher, l’ex presidente della Corte di cassazione Taieb Rached, l’ex procuratore generale Bechir Akremi e l’ex consigliere legale dell’ex primo ministro Belhassen Ben Amor.

La manovra, tuttavia, mette in allarme la comunità nazionale e internazionale. Secondo il segretario generale dell’Ugtt (il più grande sindacato del Paese, recentemente escluso dal “dialogo nazionale” per la stesura della nuova Costituzione), Noureddine Taboubi, “la magistratura è oggetto di una campagna di intimidazioni e pressioni da parte del ministro della Giustizia Leila Jafal“.

L’Ordine dei magistrati punta il dito contro il presidente: «una strage giudiziaria con il pretesto della lotta alla corruzione. Non ha nulla a che fare con la lotta alla corruzione che può essere raggiunta solo attraverso programmi di riforma, applicazione della legge e di garanzie legali garantite alle persone». Il nuovo decreto, infatti, arriva a breve distanza da un altro che ne modifica uno relativo al Consiglio superiore della magistratura e che consente a Saied di “esonerare ogni giudice che possa pregiudicare la reputazione della magistratura, la sua indipendenza o la sua buona condotta e nel caso in cui la sicurezza pubblica o l’interesse superiore dello Stato siano messi a repentaglio”.

Dall’estero, il portavoce del Dipartimento di Stato statunitense, Ned Price, invece, sottolinea che l’epurazione fa parte di “un allarmante schema di misure che ha minato le istituzioni democratiche indipendenti della Tunisia“. «Continuiamo a sollecitare il governo tunisino a perseguire un processo di riforme inclusivo e trasparente con il contributo della società civile e delle diverse voci politiche per rafforzare la legittimità degli sforzi di riforma» – afferma.

di: Alessia MALCAUS

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