Il presidente è in visita nel modenese per il decennale dal terremoto che sconvolse la Regione il 20 maggio del 2012

Il 20 maggio di 10 anni fa un terremoto cambiava per sempre la fisionomia e la vita delle province di Reggio Emilia, Modena, Bologna e Ferrara. Una serie di scosse che hanno portato via con sé 27 vittime, coinvolgendo in totale 45mila persone. Oggi Mattarella è in visita in quei territori, non solo per ricordare la tragedia ma anche per commemorare la ricostruzione.

Il presidente della Repubblica si è recato questa mattina al teatro Facchini di Medolla per incontrare i bambini delle scuole. Ad accogliere Mattarella il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e il sindaco del Comune Alberto Calciolari, insieme al prefetto di Modena Alessandra Camporota.

L’evento è anche un’occasione per ricordare alla classe politica l’urgenza di un intervento normativo a tutela della sicurezza, in un Paese in cui i terremoti sono quasi all’ordine del giorno (è di oggi l’ultima notizia di una scossa registrata sul territorio italiano, qui).

Il 21 gennaio scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge delega che doterà l’Italia di un Codice della ricostruzione. A quattro mesi dall’approvazione, però, il testo non è ancora approdato in Parlamento, come ha denunciato anche ActionAid.

Sul testo è atteso il parere della Conferenza Stato-Regioni, un passaggio formale necessario affinché l’iter legislativo prosegua.

«Sono trascorsi 10 anni dalla prima scossa di terremoto e dagli episodi drammatici che sono seguiti. Oggi ricordiamo le vittime, i feriti, gli sfollati e le comunità segnate profondamente» ha esordito Mattarella.

Il presidente parla di “desiderio di rinascita e solidarietà“, i sentimenti “più forti per affrontare le difficoltà“.

«La chiave della ripartenza è stata proprio la solidarietà, fra cittadini, nelle famiglie, dalla società e dalle istituzioni», insieme alla tenacia e alla costruzione di uno spirito di comunità.

Il ringraziamento va anche alla Protezione Civile, cui vanno “l’apprezzamento e la riconoscenza per l’opera che svolge con tanta devozione“.

«Il terremoto ha colpito una delle aree più produttive del Paese, una terra così industriosa che ha rimesso il lavoro al centro della comunità, non solo nella ricostruzione ma anche nella presenza quotidiana, con qualità e dedizione, saldando la frattura creatasi nella società. Anche le istituzioni e il governo nazionale e l’Unione europea hanno fatto la loro parte, con un’ampia e puntuale espressione di solidarietà».

«Tutto ciò ha un nome: operazione istituzionale, che significa impegno e solidarietà e aiuta i cittadini a far sentire la loro voce».

La pandemia ha portato con sé «un freno alla ricostruzione», ma “la forza di una comunità risiede nella partecipazione: ognuno di noi, nessuno escluso, ha bisogno degli altri“.

«Insieme costruiamo una realtà migliore, più giusta, non semplicemente la replica di prima. Il decennale deve ricordare proprio questo».

«C’è tanta strada da percorrere insieme, contiamo sull’impegno di quanti hanno già contribuito e a loro vanno i nostri ringraziamenti».

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/US QUIRINALE/FRANCESCO AMMENDOLA