Dal 2026 i test psicoattitudinali saranno parte del concorso per entrare in magistratura. Una valanga di critiche da parte dell’ANM e del CSM
Più volte proposta da Silvio Berlusconi nel corso dei suoi anni da capo del governo, la legge riguardante i test psico-attitudinali per diventare magistrati è stata approvata dal Consiglio dei ministri martedì 26 marzo. Ma non è l’unica modifica apportata, infatti, è anche previsto che l’esame di stato si possa provare per quattro volte e non più soltanto per tre e anche che verrà applicata soltanto ai bandi pubblicati a partire dal 2026 e non per i concorsi già annunciati che invece continueranno ad avere le regole che sono in vigore attualmente. Una misura che ha però ricevuto parecchie critiche soprattutto dall’Associazione nazionale magistrati (ANM) ovvero l’organismo di rappresentanza dei magistrati italiani. Ma andiamo per ordine, nello specifico di che decreto si tratta?
Il Cdm ha promosso definitivamente un provvedimento attuativo della legge di riforma dell’ordinamento giudiziario del 2022, conosciuta come “riforma Cartabia” proprio dal nome dell’ex ministra della Giustizia, Marta Cartabia. Questo provvedimento affidava al governo diverse deleghe «per la riforma dell’ordinamento giudiziario e per l’adeguamento dell’ordinamento giudiziario militare, nonché disposizioni in materia ordinamentale, organizzativa e disciplinare, di eleggibilità e ricollocamento in ruolo dei magistrati e di costituzione e funzionamento del Consiglio superiore della magistratura». Nel servirsi di questa delega, Carlo Nordio, attuale ministro della Giustizia, ha deciso di accogliere i pareri sulla bozza di decreto attuativo delle Commissioni Giustizia di Camera e Senato, che sollecitavano il governo a prendere in considerazione l’introduzione dei test psico-attitudinali per i futuri magistrati.

Piovono critiche
La nuova legge è stata però criticata molto. L’ANM ha dichiarato che il governo potrebbe aver sorpassato i principi di delega della legge Cartabia e quindi non si esclude in futuro l’annullamento dei test da parte della Corte Costituzionale. Il testo, infatti, secondo quanto ritiene l’organismo di rappresentanza dei magistrati italiani, si riferiva alla correzione dei fondamenti per avere accesso in magistratura ma era esclusivamente legato alla preparazione tecnica dei candidati e non alla valutazione di altri profili.
Giuseppe Santalucia, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, ha comunicato che in questo modo il governo si è preso poteri che non gli competono e che l’unico scopo della norma sarebbe quello di danneggiare la magistratura. «Il governo esorbita dai suoi poteri, dando a un decreto del ministro il potere di stabilire i contenuti della prova. Nonostante il concorso faccia parte delle modifiche previste dalla riforma Cartabia, quella legge parlava del concorso, non dettava criteri che contenessero le parole “test psicoattitudinali”. Lo scopo è di creare una suggestione: che i magistrati hanno bisogno di un controllo psichico o psichiatrico (…), che i magistrati non sono equilibrati. È un messaggio simbolico per gettare ombra sulla magistratura» ha detto. Santalucia ha poi continuato indicando che l’inserimento della valutazione delle personalità sarebbe qualcosa di illecito soprattutto se a determinare le modalità delle prove è il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) che «non ha competenze di questo tipo, è composto da giuristi non psichiatri». Santalucia ha voluto poi rievocare gli anni passati riferendosi alla decisione dell’ex guardasigilli Roberto Castelli che aveva provato a introdurre i test psico-attitudinali ma alla fine aveva rinunciato. Ai tempi circa 170 psichiatri avevano siglato un appello per bocciarli perché ritenuti arbitrari. E per concludere: «sullo sciopero ne parleremo di nuovo, siamo tutti uniti. È una norma irrazionale, entrerà in vigore nel 2026, c’è spazio per convincere ad eliminarla», ha riferito.

Anche il Comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura ha fatto presente che «il governo autonomo della magistratura conosca già reiterate e continue verifiche sull’equilibrio del magistrato che viene sottoposto a valutazione dal momento del suo tirocinio e, successivamente, con intervalli regolari ogni quattro anni. Esiste dunque già un meccanismo di controllo sull’equilibrio dei singoli, ma in un contesto di salvaguardia dell’indipendenza della magistratura».
….Carlo Nordio risponde
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, non ha aspettato a controbattere per difendere la nuova legge. «Non c’è alcuna interferenza da parte dell’autorità politica o del governo sulla magistratura poiché tutta la procedura dei test è sotto la gestione e la responsabilità del CSM. L’esame psico-attitudinale è previsto per tutte le funzioni più importanti del Paese: medici, piloti aereo, forze dell’ordine. Il pubblico ministero è il capo della polizia giudiziaria che è sottoposta al test. Se sottoponiamo ai test chi obbedisce al comandante, è possibile non sottoporre a test chi ha la direzione della polizia giudiziaria? Ditemi se è razionale polemizzare».
«Sui test non c’è un’invasione di campo da parte del governo nei confronti della magistratura. Non ci sono interferenze da parte del governo, non c’è nessun vulnus, nessuna lesa maestà – dice il ministro -. Nei giorni scorsi abbiamo assistito a una polemica di cui mi rammarico come magistrato, come quando è stato criticato il concorso ai soli giudici onorari senza leggere la bozza di un testo ancora in fieri. Quando entrambe le Camere ti inviano determinate osservazioni, è un dovere quasi del Governo quello di adeguarsi. Sono polemiche sterili, vuote astrazioni polemiche, nessuno ha mai pensato di introdurre valutazioni periodiche dell’attitudine e della psiche dei magistrati», afferma Nordio. Ciò che vorrebbe fare il ministro della Giustizia è usare in Italia il presunto «modello Minnesota» per gli esami dei futuri magistrati, proprio quello che lui stesso ha svolto. «Il Minnesota è un test che viene abitualmente utilizzato nello screening lavorativo. Così com’è strutturata, questa scelta non incide minimamente sull’autonomia e l’indipendenza della magistratura. E poi non c’è nulla di male se una persona cerca di capire com’è fatta e magari può cercare di correggersi. Parliamo di persone che hanno in mano le vite degli altri, come i medici».
Da Napoli arrivano polemiche, Gratteri: “facciamo i test anche ai politici”
Critiche e polemiche sulla norma arrivano anche dal procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri: «se la politica ritiene che siano indispensabili e utili i test per i magistrati facciamoli anche nei confronti dei politici, soprattutto quelli che hanno incarichi di responsabilità e di governo. Oltre ai test attitudinali, facciamo anche il narco test perché chi è sotto l’effetto di cocaina può fare ragionamenti alterati o prendere decisioni frutto di ricatti. Dato che ci troviamo, facciamo anche l’alcol test perché chi magari quel giorno è ubriaco può dire delle cose che possono condizionare l’opinione pubblica in modo negativo», aggiunge.

Questa volta si scatenata non solo la reazione del Guardasigilli ma anche quella del ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «i test li fanno tutti, non vedo perché non lo possa fare anche il magistrato. Se vogliono farli fare anche ai politici per me non c’è problema, io posso fare tutti i test che vuole il dottor Gratteri, di ogni tipo. Sono pronto a farli anche domani mattina: andiamo insieme, lei ed io a fare un alcol test, un droga test e anche uno psicoattitudinale se vuole. L’ho fatto quando ho fatto il concorso per fare l’ufficiale dell’aeronautica. Per me non è mai stato un problema, non mi sono mai sentito leso nella mia dignità. Non capisco il perché di tanta agitazione per i test psicoattitudinali, non lo trovo affatto offensivo né un’interferenza. Anzi credo che sia un aiuto che noi diamo alla magistratura perché tutti i magistrati possono veramente essere frutto di una valutazione anche psicoattitudinale. E sono convinto che la stragrande maggioranza dei magistrati sia contenta». Anche il ministro della pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, garantisce: «certamente Berlusconi auspicava una magistratura di persone che esercitassero con cognizione il loro mestiere, quindi sarebbe contento per questo provvedimento». Poi è la volta di Luca Ciriani, ministro dei Rapporti con il Parlamento: «mi dispiace che l’Anm giudichi tutto in maniera preventiva e sia contraria pregiudizialmente a un’iniziativa del governo. Lo ritengo un atto di trasparenza, non è nulla di invasivo, nulla di offensivo». E ovviamente Carlo Nordio: «il test psicoattitudinale l’ho già fatto a suo tempo, per quanto riguarda gli altri, sono perfettamente disponibile».
Non si è tirato indietro poi neanche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini: «tutti i lavoratori, se sbagliano, pagano: anche un magistrato, qualora sbagliasse con dolo, deve pagare le conseguenze, visto che amministra la cosa più preziosa per ogni cittadino che è la libertà di una persona».
Come si svolgerebbe il test?
Il tutto sarà nelle mani del Csm, ovvero l’organo di autogoverno della magistratura costituito per un terzo da membri laici (eletti dal parlamento) al quale sarà chiesto, ad ogni concorso, di individuare i docenti universitari specializzati in materie psicologiche che comporranno la commissione giudicante. Questi ultimi verranno però nominati su indicazione del Consiglio universitario nazionale ovvero l’organo indipendente dell’università. I candidati e le candidate che avranno superato la prova scritta, dovranno svolgere degli esami scritti decisi dal Csm simili a quelli usati dalla polizia. Una volta ammessi alla prova orale, il colloquio verrà svolto davanti alla commissione ma sarà diretto dal presidente di quest’ultima e non da uno psicologo il quale sarà presente esclusivamente con ruolo di consulente e assistente alla commissione. In conclusione sarà la commissione esaminatrice a decidere il giudizio finale sull’interezza delle prove. Un doppio livello di garanzia quindi per Carlo Nordio grazie al controllo del Csm dei test generali e poi alla decisione finale della commissione esaminatrice. Il ministro della giustizia ha anche spiegato come il collocamento di questi test prima delle prove scritte avrebbe potuto essere illegale costituzionalmente perché il nostro sistema prevede che «in magistratura si entra per concorso».

Una storia già sentita…
Gli anni di governo di Silvio Berlusconi sono stati contrassegnati da una forte contrapposizione tra magistratura e politica e già in quel periodo questa norma era stata proposta più volte. L’ipotesi dei test psico attitudinali, allora, era inclusa, sotto forma di delega, nella riforma dell’ordinamento giudiziario presentata e approvata nel 2005 da Roberto Castelli, ministro della Giustizia del tempo. Quella delega però non venne mai esercitata dal governo, per l’impossibilità di stabilire in cosa dovessero consistere i test.
Il governo lavora anche alla separazione delle carriere dei magistrati
Ma c’è un’altra norma che riguarda da vicino la magistratura e che si pensa presto accenderà gli animi: quella sulla separazione delle carriere dei magistrati. Il ministro della Giustizia, Nordio, ha assicurato la convalida del disegno di legge nella primavera del 2024: «la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante fa parte del programma di governo, la faremo quanto prima. Sarà presentata entro il mese di aprile, al massimo di maggio di questo stesso anno. Sarà consustanziale a alla riforma del Csm per ovvie ragioni che una separazione delle carriere comporta, quindi due Csm separati. Per fare una riforma radicale occorre cambiare la Costituzione, trattandosi di una revisione costituzionale l’iter sarà ovviamente più lungo e intersecandosi con la riforma del premierato avrà determinati tempi».
di: Alice GEMMA
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