Il possibile attacco di Israele all’Iran spinge gli Usa a richiamare il personale non essenziale e a vanificare gli sforzi per i negoziati sul nucleare
Ennesima escalation di tensione in Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno alzato l’allerta ritenendo molto possibile un attacco israeliana contro l’Iran. Per questo il dipartimento di Stato ha messo in atto l’evacuazione del personale d’istanza in Iraq e il Pentagono ha avviato la partenza dei familiari dei militari in tutto il Medio Oriente.
Trapela, da queste scelte dell’amministrazione Trump, il sentimento di forte scetticismo intorno alla possibilità di raggiungere un accordo sul nucleare con l’Iran e una possibile escalation militare. Il presidente degli Stati Uniti si è detto “meno fiducioso rispetto a un paio di mesi fa, è successo qualcosa, ma sono molto meno convinto che si possa raggiungere un accordo”. Anche al personale non essenziale in Bahrain e in Kuwait il Dipartimento di Stato degli USA ha ordinato di lasciare le ambasciate statunitensi.

Intanto, secondo quanto riporta Nbc News, Israele starebbe valutando la possibilità di intraprendere un’azione militare contro l’Iran nei prossimi giorni, senza il sostegno degli Stati Uniti. La notizia dell’intenzione dell’attacco israeliano arriva appunto durante i negoziati per il programma nucleare di Teheran, che sembravano essere a buon punto. Il timore statunitense è che l’Iran possa reagire attaccando siti degli States in Iraq.
Al New York Times alti funzionari militari e governativi dell’Iran hanno assicurato che il Paese ha predisposto già un piano per rispondere a un attacco israeliano agli impianti nucleari iraniani. All’agenzia Reuters un alto funzionario iraniano ha dichiarato che un Paese “amico” della regione avrebbe avvertito l’Iran del possibile attacco iraniano. Il funzionario ha assicurato però che “l’Iran non rinuncerà al suo diritto di arricchire l’uranio, nonostante le crescenti tensioni nella regione” e ha aggiunto che “questa è una guerra psicologica volta a influenzare Teheran nei colloqui sul nucleare con gli Stati Uniti”.

Parallelamente il Comandante delle Guardie rivoluzionarie iraniane (IRGC), Hossein Salami, ha dichiarato che la Marina iraniana è pienamente pronta a rispondere a qualsiasi minaccia e affrontare qualsiasi scenario. Salami all’agenzia di stampa iraniana Mehr ha sostenuto che l’Iran sta “compiendo seri sforzi per preservare i propri interessi regionali e marittimi”. Il Comandante ha poi spiegato che “la prontezza al combattimento della Marina dell’IRGC è stata valutata dal punto di vista dell’intelligence e operativo. Questa forza ha assistito a un balzo in avanti senza precedenti nelle capacità di combattimento negli ultimi anni. Sono stati sviluppati diversi sistemi di combattimento nazionali” inoltre “la Marina dell’IRGC è in grado di operare bene sia in battaglie navali ravvicinate che a lungo raggio”.
L’allarme circa la possibile escalation e le conseguenti tensioni in tutta la regione è stato diffuso anche dall’UK Maritime Trade Operations (UKMTO).
Tutto questo mentre Gaza continua a sanguinare.
Foto di copertina: ANSA/EPA/RONEN ZVULUN
