Il Paese scandinavo ha eletto il suo nuovo presidente, conservatore del Kok come il primo ministro Orpo. Con una linea sugli Esteri coraggiosa (e condivisa da tutti i candidati, vincitore compreso), Helsinki è pronta a portare avanti quanto iniziato un anno fa
Sono in molti a sostenere che un esito diverso alle urne non avrebbe fatto troppo la differenza per il Paese: ad ogni modo, la democrazia ha parlato e ha scelto il 55enne Alexander Stubb come nuovo presidente della Finlandia. Membro del Partito di Coalizione Nazionale (lo stesso del presidente uscente Sauli Niinisto), Stubb ha infatti vinto al ballottaggio con il 51,6% dei voti, contro il 48,4% del suo sfidante Pekka Haavisto, ministro degli Esteri uscente ed esponente dei Verdi. Stubb aveva già vinto al primo turno, con il 27,2% delle preferenze contro un plotone di 8 candidati. Dopotutto l’elettorato finlandese sembra avere le idee molto chiare rispetto a cosa chiede al suo presidente: al netto del turnover politico, il percorso è già tracciato.
Il 13esimo presidente eletto della Finlandia Stubb entrerà in carica il primo marzo 2024, e proviene dal partito liberale Kansallinen Kokoomus, anche noto come Kok, di cui è segretario il primo ministro finlandese Petteri Orpo. Già primo ministro e prima ancora ricercatore di scienze politiche, Stubb aveva ricoperto diversi incarichi di Governo in qualità di ministro degli Esteri e delle Finanze. Candidato (sconfitto) alla Presidenza della Commissione contro Ursula Von der Leyen nel 2018, è tornato sulla scena politica dopo aver diretto per tre anni l’Istituto universitario europeo di Firenze.

Per capire l’importanza di questo voto è innanzitutto necessario considerare la figura del presidente della Repubblica finlandese, ben diversa rispetto al capo di Stato italiano. L’inquilino del palazzo presidenziale “presidentinlinna” infatti resta in carica per 6 anni e, oltre ad essere il capo supremo delle forze armate del Paese, è anche responsabile della politica estera finlandese, di cui è il massimo diplomatico, agendo di concerto con la linea del Governo. Ed è proprio in politica estera che la Finlandia si sta giocando la sua partita più importante dall’indipendenza nel 1917. Stubb è chiamato a traghettare la rottura, già avvenuta, con la vecchia politica estera finlandese di neutralità, guidando una missione Nato-centrica supportata da una vasta fetta dell’arco parlamentare. Helsinki è ormai lontana da posizioni diplomatiche di buoni rapporti con la Russia, e ha scelto invece la linea atlantica in difesa dei confini nazionali e a sostegno dell’Ucraina.
Helsinki-Mosca, la rottura definitiva
Nell’aprile 2023 infatti, la Finlandia fa inversione di rotta e abbandona il porto non più sicuro della neutralità per affiancarsi allo schieramento Nato. Il Paese diventa il 31esimo membro dell’Alleanza atlantica sotto spinta dell’allora presidente Niinisto, pur soprannominato il “sussurratore di Putin” per la sua vicinanza al leader russo. Davanti all’aggressione militare, però, Helsinki non sussurra più. Così la Finlandia prende la sua decisione supportata dalla maggioranza della popolazione, nonostante le ripercussioni commerciali e nonostante le minacce nemmeno troppo velate del vicepresidente della commissione Difesa della Duma Aleksey Zhuravlyov che già nel 2022 avvisava il piazzamento al confine di “missili Kinzhal che possono raggiungere il territorio finlandese in 20 o persino 10 secondi“.
BalticConnector Gate
A ottobre 2023 scoppia una nuova crisi nelle relazioni fra Mosca e Helsinki quando il gasdotto BalticConnector, l’unico impianto che collega la Finlandia all’Unione Europea, viene danneggiato. Nella notte tra il 7 e l’8 ottobre viene rilevato un calo di pressione del gas nel condotto. Così i gestori dell’impianto (il finlandese Gasgrid e l’estone Elering), fermano il flusso e trovano una perdita sottomarina e un cavo per le telecomunicazioni danneggiato. Mentre i tempi stimati per le riparazioni dei danni sono stimati sui cinque mesi, l’unico accesso al gas della Finlandia, che aveva decretato la sua indipendenza da Mosca proprio grazie al BalticConnector dal 2020, è la nave metaniera Exemplar Fsru attiva da gennaio.

Le indagini sul sabotaggio si soffermano dapprima sulla Newnew Polar Bear: pare infatti che i movimenti della nave cargo cinese battente bandiera di Hong Kong coincidessero con l’ora e il luogo dei danni del gasdotto. Le ricerche del National Bureau of Investigation finlandese hanno riguardato anche la Sevmorput, nave russa presente vicino all’impianto nel momento del sabotaggio. Il sospetto che dietro alla manomissione ci sia stata una mano sovietica, o filo-tale, non resta vox populi: lo conferma il presidente finlandese Niinisto definendo “probabile che il danno al gasdotto e al cavo di telecomunicazione sia il risultato di un’attività esterna”.
Ad ogni modo, il premier Orpo si era affrettato a raffreddare le accuse, chiedendo di evitare “conclusione eccessive“. Il conservatore Orpo, leader del Partito di Coalizione Nazionale, aveva preso il posto della socialdemocratica Sanna Marin alle elezioni legislative dell’aprile 2023. Al secondo posto si era piazzato Perussuomalaiset, il Partito di destra Veri Finlandesi (in passato Partito rurale), di Riikka Purra, anch’esso spiccatamente anti-sovietico.
Putin e gli “attacchi ibridi” a suon di immigrati
A novembre va in scena il terzo atto della crisi diplomatica fra i due Paesi che si scontrano anche sul nodo immigrazione. Helsinki accusa apertamente Mosca di essere responsabile dell’aumento dei flussi migratori nel suo territorio (Finlandia e Russia condividono una frontiera di 1.340 in una regione artica praticamente disabitata) e, il 28 novembre, annuncia la chiusura totale dei confini. Per la Finlandia si tratta di un “attacco ibrido” perpetrato da Mosca, che aveva già promesso contromisure rispetto all’ingresso della Finlandia nella Nato.
La chiusura inizialmente limitata a un breve periodo di tempo viene poi ancora estesa fino ad aprile 2024 a fronte dei dati sugli arrivi, altissimi rispetto alla media. Solo a novembre circa 500 migranti irregolari sarebbero arrivati nel Paese dalla Russia, 1.300 da settembre (la cifra mediamente si aggira sulle 30 persone ogni mese). Il Governo non esita a parla di una “seria minaccia alla sicurezza nazionale e all’ordine pubblico” e di “attività di influenza della Russia”, non solo per l’entità degli arrivi ma per il sospetto dichiarato che le autorità russe di frontiera favoriscano il passaggio. Mosca dal canto suo rinnega questa “operazione ibrida” che però secondo molti osservatori ha un sapore fortemente provocatorio sui “due pesi e due misure dell’Occidente“, come ammicca anche la portavoce degli Esteri del Cremlino Maria Zacharova. Se le autorità di Mosca smentiscono qualsiasi “favore” di transito concesso ai migranti provenienti dall’Africa, è fresco il ricordo di quando, nel pieno della crisi ucraina, nel 2021 la Russia sfruttava l’immigrazione irregolare e incontrollata per esercitare pressioni sul confine europeo tra Bielorussia e Polonia.

Col supporto di una solidissima maggioranza, il maratoneta appassionato di triathlon Stubb ha già imbracciato l’artiglieria, certo che “l’unica cosa che Putin e la Russia capiscono è la forza, di solito la forza bruta”. Il nuovo presidente rimarrà saldo anche nelle posizioni finlandesi sulla guerra: «politicamente – assicura applaudito dall’omologo Volodymyr Zelensky – non ci saranno rapporti con il presidente della Russia o con la leadership politica russa finché non fermeranno la guerra in Ucraina. Tutti vogliamo trovare una strada verso la pace, ma ho l’impressione che in questo momento tale percorso si sia aperto solo sul campo di battaglia».
L’esito delle urne è unanime, e pur nella competizione elettorale fra due schieramenti politici opposti la risposta del popolo finlandese è corale: nella cortina di ferro calata fra il Continente europeo e quello asiatico, il confine settentrionale sa bene da che parte stare.
di: Marianna MANCINI
FOTO: ANSA/EPA/KIMMO BRANDT