IL PADRINO

Giovanni Luppino aveva “pizzini” in tasca al momento dell’arresto

È stato arrestato Giovanni Luppino, l’autista di Messina Denaro che è stato fermato lunedì insieme al boss mafioso ed è stato trovato con biglietti e fogli scritti a mano in tasca, veri e propri “pizzini” con numeri di telefono, nominativi e appunti di vario genere.

Luppino ha negato di essere stato a conoscenza dell’identità del passeggero che aveva accompagnato alla clinica Maddalena e ha raccontato di aver conosciuto l’uomo perché gli era stato presentato da un compaesano, Andrea Bonafede, come suo cognato. Da allora non avrebbe mai pià visto il boss fino a domenica, quando questi, che lui conosceva con il nome di Francesco, gli aveva chiesto di dargli un passaggio a Palermo dove avrebbe dovuto fare la chemioterapia.

La procura ritiene che si tratti di una versione completamente inventata.

Poster de Il Padrino nel covo di Messina Denaro

Una storia che sembra un po’ un cliché: nel primo covo di Matteo Messina Denaro i carabinieri hanno trovato un poster con il volto de Il Padrino: l’immagine è uno stampato chbe ricorda moltissimo il protagonista, Marlon Brando, che interpreta don Vito Corleone, con indosso il papillon e una rosa rossa alla sua destra.

Il poster si aggiunge a una serie di altri oggetti ritrovati come oggetti di lusso, pillole per migliorare le prestazioni sessuali, profumi ricercati e vestiti firmati.

Intanto sono iniziate le perquisizioni al terzo covo, un appartamento sempre a Campobello di Mazara, nel Trapanese, al primo piano al civico 260 in via San Giovanni. Si tratterebbe dell’abitazione del boss precedente a quella di vicolo San Vito.

I carabinieri hanno dichiarato di non essere sicuri che qualcuno sia o meno entrato nei covi prima di loro per ripulirli subito dopo l’arresto.

Il nipote di Matteo Messina Denaro, che ha sempre preso le distanze pubblicamente dallo zio e dalla mafia, ha convocato una manifestazione antimafia e ha dichiarato: «quella di ieri sera non è stata una provocazione contro i mafiosi, ma un invito ai miei concittadini ad essere più coraggiosi. Ma non è stata molto partecipata. Per paura o anche per indifferenza, ma ci saranno altre occasioni. La gente forse adesso ha bisogno di un po’ di tempo per ragionare e trovare un po’ il coraggio. Io mi rendo conto che non è semplice, anche se non lo comprendo e mi fa un po’ rabbia. Capisco che per molta gente sia un po’ difficile esporsi, però è necessario. La mafia fonda la sua forza sulla paura della gente. Se la gente smettesse di avere paura la mafia avrebbe più difficoltà a rigenerarsi. Noi da 10 anni non avendo accettato il programma di protezione, abbiamo rischiato. Dopo l’arresto del boss mi sono reso conto di aver rischiato molto di più perché si nascondeva a pochi chilometri da casa mia. Che poi, in realtà non si nascondeva neanche».

di: Micaela FERRARO

FOTO: SHUTTERSTOCK