Non di resurrezione ma di morte e terrore è stata, spesso, la Pasqua dei cristiani del mondo
La notizia dell’attentato rivendicato dall’Isis-K in Russia ha fatto ripiombare l’Occidente nell’incubo attentati, dato che è avvenuto a poche settimane dalle celebrazioni cattoliche della Pasqua in quasi tutta Europa si è alzata l’allerta terrorismo.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha incontrato i vertici di intelligence e forze dell’ordine per attuare “un’intensificazione delle attività di vigilanza e controllo” (già rafforzate a seguito dell’attacco di Hamas il 7 ottobre), attenzione particolare rivolta soprattutto a individui sospetti nei pressi di luoghi affollati da italiani e turisti e di eventi legati alle festività pasquali. Già a febbraio i servizi segreti italiani avevano segnalato come il gruppo Isis-K avesse un “potenziale offensivo e una proiezione esterna che destano preoccupazione”.
Anche in Europa l’attenzione è aumentata dopo il 22 marzo. In Francia sono state annunciate misure di sicurezza più stringenti e il presidente Emmanuel Macron ha reso noto che dall’inizio dell’anno sono stati sventati due attacchi terroristici architettati dall’Isis. Anche in Spagna l’allerta è alta e la polizia ha arrestato a Barcellona un uomo che stava compiendo propaganda jihadista sospettato di avere legami con l’Isis. In Germania la ministra degli Interni, Nancy Faeser, ha espressamente dichiarato che la principale minaccia alla sicurezza (anche in vista dei campionati Europei di calcio che inizieranno a giugno) è rappresentata dall’Isis-K.
Gli attentati di Pasqua
Che i terroristi scelgano le date con attenzione è cosa risaputa e, soprattutto, non sarebbe la prima volta a Pasqua.
È ancora vivo il ricordo dell’attentato avvenuto a Pasqua dello scorso anno a Tel Aviv, la sera del 7 aprile un veicolo è piombato sulla folla sul lungomare della città israeliana provocando la morte dell’avvocato 35enne italiano Alessandro Parini e 7 feriti, in quell’occasione la Jihad islamica ha parlato di “risposta naturale e legittima ai crimini dell’occupazione contro il popolo palestinese” e secondo Hamas si è trattato di una “operazione di alto livello nel cuore della entità sionista, a Tel Aviv”.

Uno degli attacchi più sanguinosi risale invece al 2019 quando il 21 aprile, 8 esplosioni (6 simultanee) colpiscono chiese e hotel tra le città di Colombo, Negombo e Batticaloa. Il bilancio delle vittime è terribile: 253 morti e oltre 500 feriti. Gli attentati terroristici iniziano alle 8:45 mentre i fedeli si radunano per le celebrazioni di Pasqua esplode il primo ordigno al santuario di Sant’Antonio, nel sobborgo di Kotahena, non distante da Colombo; un altro ordigno esplode nella chiesa di San Sebastiano di Negombo; la terza esplosione coinvolge la Chiesa di Sion, evangelica, a Batticaloa. Sono appena le 8:57 quando vengono colpiti gli hotel di lusso di Colombo: il Cinnamon Grand Hotel, poco lontano dalla residenza del primo ministro, lo Shangri-La Hotel e il Kingsbury Hotel, un ordigno esplode anche nella guest house di Dehiwala Tropical Inn. Nel pomeriggio l’ultimo attentatore kamikaze, il settimo, si fa esplodere nei pressi di un complesso residenziale di Dematagoda.

L’aeronautica militare riesce a disinnescare un ordigno nell’aeroporto Bandaranaik e una bomba rinvenuta nel Dr. Neville Fernando Hospital di Malabe, altre 87 bombe vengono rinvenute il giorno seguente nella stazione autobus di Bastian Mawatha, nel sobborgo di Pettah.
A rivendicare gli attacchi è l’Isis, secondo quanto emerge dalle indagini della polizia locale gli attentatori sono 7 cittadini dello Sri Lanka fedeli all’organizzazione terroristica jihādista locale National Thowheeth Jama’ath (Organizzazione Monoteista Nazionale).
Prima del 2019, che è una data spartiacque, si erano già registrati diversi attentati in concomitanza con la Pasqua.
La domenica delle Palme del 2017, il 9 aprile, è l’Egitto a essere colpito. Due attentatori kamikaze si sono fatti esplodere uno nella chiesa copta di San Giorgio di Tanta e la cattedrale copta di San Marco ad Alessandria d’Egitto, i morti nell’attentato sono 44. Due ordigni sono stati inoltre rinvenuti e disinnescati all’ingresso della Moschea di ʿAbd al-Raḥīm a Ṭanṭā. All’interno della chiesa di San Marco era presente anche il papa copto Tawadros II, rimasto illeso. Il sedicente stato islamico ha rivendicato l’attacco ai copti – che rappresentano circa il 10% della popolazione in Egitto – comunità già colpita nel dicembre 2016 quando sempre nella cattedrale San Marco un attentato aveva causato la morte di 25 persone e il ferimento di altre 49.

Le celebrazioni della Pasqua del 2016 furono segnate dall’attentato a Lahore, in Pakistan. Il 27 marzo 2016 morirono 75 a causa dell’attacco kamikaze nel parcheggio di un parco pubblico di Lahore, i feriti sono stati quasi 300. Nel parco si erano ritrovati i cristiani – che in Pakistano rappresentano circa l’1,6% della popolazione – per festeggiare la Pasqua e l’attentato venne rivendicato da Jamaat ul Ahrar, una fazione dei talebani pakistani fedeli all’Isis. Nella città pakistana alcune settimane prima dell’attentato erano stati registrati manifestazioni e scontri con la polizia da parte di alcuni gruppo di estremisti religiosi in reazione alla condanna a morte del fondamentalista islamico che nel 2011 aveva ucciso il governatore del Punjab Salman Taseer (assassinato per aver proposto delle attenuazione delle leggi contro la blasfemia).

Nel 2012 in Nigeria avvenne una strage in occasione della Pasqua. L’8 aprile 41 persone morirono a causa di un attacco di un’autobomba nei pressi di una chiesa di Kaduna, nel nord del Paese. In Nigeria da tempo era attivo il gruppo radicale islamico Boko Haram che si pone come obiettivo di applicare la sharia in tutto il Paese, nei mesi precedenti all’attacco di Pasqua erano state colpite centrali delle polizia, la sede della Nazioni Unite e altri luoghi della cristianità.

Cristiani sotto attacco
Le azioni terroristiche contro ai cristiani non si concentrano solo in alcune date specifiche. Negli ultimi anni sono stati numerosi gli attentati che hanno sconvolto la comunità cristiana. Secondo quanto illustra il rapporto “World Watch List 2024”, redatto dalla ong PorteAperte/ OpenDoors i cristiani perseguitati per la loro fede sono uno su 7 a livello globale, uno su cinque in Africa e due su cinque in Asia. Su 100 Paesi analizzati dal report sono 76 quelli con un livello di persecuzione considerato “alto” e 13 quelli con un livello “estremo”, il Paese dove i cristiani sono maggiormente perseguitati è la Corea del Nord, seguono Somalia, Libia, Eritrea e Yemen. Segue la Nigeria, Stato dove sono stati uccisi il maggior numero di cristiani al mondo (4.118 dei 4.998 totali) per mano della violenza jihadista; la Nigeria è anche il Paese dove si compie il maggior numero di rapimenti di cristiani (3.300 su 3.906 globali). L’India è invece lo Stato con il maggior numero di cristiani in carcere (2.332 su 4.125).
Il 25 febbraio 2024 si erano già registrati le drammatiche morti di 15 cristiani uccisi in Burkina Faso, dove la comunità di Essakane era stata attaccata dai terroristi durante la celebrazione della messa domenicale. Le vittime furono 15.
Tra gli attacchi più sanguinosi che sono stati sferrati alla comunità cristiana negli ultimi anni si annoverano quello del 27 gennaio 2019 quando due bombe sono state fatte detonare davanti a una cattedrale nell’isola di Jolo, nel sud delle Filippine, nella regione del Mindanao. L’attentato venne rivendicato dall’Isis, le autorità locali attribuirono alla fazione Ajang-Ajang, un gruppo legato agli islamisti di Abu Sayyaf, le vittime furono 21.

In Egitto il 27 maggio 2017 furono 29 le vittime del terrorismo dell’Isis. In quell’occasione venne colpito a Minya un convoglio di tre autobus che trasportava pellegrini copti verso il monastero di San Samuele. «Profondamente addolorato per aver appreso del barbaro attacco in Egitto, delle tragiche morti e dei feriti che ha causato questo atto di odio insensato, papa Francesco esprime la sua solidarietà a tutti coloro che sono stati colpiti da questo violento oltraggio. Pensando in modo particolare a quei bambini che hanno perso la vita, Sua Santità affida le anime dei defunti alla misericordia di Dio. Assicura alle loro famiglie in lutto e a tutti coloro che sono stati feriti le sue preghiere e invoca la sua continua intercessione per la pace e la riconciliazione in tutta la nazione» scrisse il cardinale segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin in un telegramma al presidente egiziano Abdul Fattah al-Sisi.

L’Egitto era già stato teatro di violenze nel 2016, quando l’11 dicembre l’esplosione di un ordigno artigianale posto all’ingresso della cattedrale di San Marco ha provocato la morte di 29 persone. La cattedrale copta di San Marco in Abassiya, al Cairo, è la più antica chiesa d’Africa e la sede del Papa di Alessandria, patriarca dell’intero continente.
Sempre nel 2016 anche in Yemen si registrò, il 4 marzo, un violento attentato che provocò la morte di 16 persone. Anche quattro suore Missionarie della Carità, la Congregazione fondata da madre Teresa di Calcutta, sono state uccise da un commando che ha attaccato il loro convento, nella città di Aden. Tutte le vittime erano collaboratori dell’ospizio gestito dalle suore, la chiesa della Sacra Famiglia ad Aden era stata saccheggiata e data alle fiamme da uomini armati non identificati a settembre. L’agguato non venne rivendicato ma attribuito allo stato islamico.

Il 15 marzo 2015 fu invece il Pakistan a essere il centro di due violenti attentati durante la celebrazione della messa. Nel quartiere cristiano di Lahore vennero prese di mira due chiese, le vittime furono 17, i feriti 78. A rivendicare l’attacco furono i talebani di Tehreek-e-Taliban Pakistan.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: SHUTTERSTOCK