Forse ci fermiamo poco a rifletterci, ma, per molti di noi, la noia è una silenziosa compagna di vita.
Ci annoiamo quando non abbiamo niente da fare, ci annoiamo quando abbiamo troppe cose da fare ma non abbiamo voglia di farle. A volte ci annoiamo persino quando entriamo in relazione con altre persone.
Eppure, è paradossale. Perché nell’immaginario comune la noia ha a che fare con il vuoto: una domenica pomeriggio troppo lunga, un’attesa che non finisce, un libro che non ci prende, una serata in cui non succede niente.
Ma allora perché possiamo sentirci annoiati anche quando le cose da fare sono tantissime o quando siamo insieme ad altre persone?
Perché la noia non riguarda soltanto se stiamo o meno facendo qualcosa. Riguarda quanto riusciamo a esserci dentro.
Quando non manca lo stimolo, ma il coinvolgimento
Per tanto tempo la noia è stata un’esperienza psicologica piuttosto sottovalutata. Qualcosa di marginale, da tenere a bada semplicemente trovando “qualcosa da fare”.
Oggi, invece, le si riconosce molta più profondità. La noia emerge quando non riusciamo a ingaggiarci davvero in ciò che stiamo facendo: può esserci troppo poco stimolo, ma anche uno stimolo che non riusciamo a organizzare, seguire o sentire come significativo.
Ed è qui che la noia diventa interessante.
Possiamo avere davanti un pomeriggio completamente libero e sentire di non sapere cosa farcene. Ma possiamo anche passare da una mail a un messaggio, da un social a una telefonata, da una cosa da finire a un’altra da iniziare, riempire ogni spazio vuoto e arrivare alla sera con la sensazione di non aver fatto davvero niente.
Non è assenza di stimoli. È quasi il contrario. Sono talmente tanti che nessuno riesce più a diventare davvero esperienza.
La noia ha bisogno di qualcosa che ci coinvolga. E, come accade con altre emozioni che tendiamo a considerare “negative”, forse il punto non è sempre eliminarla, ma capire cosa ci sta segnalando.
Le due facce della noia
La noia può rappresentare una sorta di segnale: qualcosa nel nostro rapporto con quello che stiamo facendo non sta funzionando. L’attenzione non riesce ad agganciarsi, oppure ciò che abbiamo davanti non è sufficientemente connesso a qualcosa che per noi abbia valore.
E forse è per questo che la noia può avere due facce apparentemente opposte.
Una è lenta, quasi spenta. Quella del “non c’è niente che mi interessi”. L’altra è irrequieta. Quella del “devo fare qualcosa, qualsiasi cosa”.
Non sono poi così diverse. In entrambe c’è una distanza tra ciò che sto vivendo e ciò di cui avrei bisogno per sentirmi davvero coinvolto.
È il disallineamento tra ciò che potremmo vivere e ciò in cui riusciamo davvero a coinvolgerci.
È forse qui che, per me, la noia trova la sua definizione più interessante: avere desideri, interessi, capacità, o semplicemente energia, e tuttavia sentirli come sospesi. Come se dentro di noi ci fosse qualcosa che potrebbe muoversi, ma non trovasse una direzione abbastanza significativa per farlo.
Non significa necessariamente che siamo pigri. E non significa nemmeno che ci serva sempre qualcosa di nuovo.
Mi manca uno stimolo o mi manca un significato?
A volte la noia ci spinge a cercare uno stimolo in più. È una delle sue possibili funzioni: segnalarci che abbiamo bisogno di cambiare attività, direzione o livello di coinvolgimento.
Ma altre volte facciamo esattamente il contrario: riempiamo immediatamente quello spazio. Prendiamo il telefono. Accendiamo qualcosa. Controlliamo un messaggio. Cerchiamo un’altra cosa da fare.
Come se il problema fosse il silenzio.
Quando forse, qualche volta, il silenzio è semplicemente il momento in cui possiamo accorgerci che non sappiamo più bene che cosa ci interessa davvero.
La noia, allora, non è necessariamente qualcosa da eliminare il prima possibile. Può essere una domanda: “Mi manca uno stimolo o mi manca un significato?”
Un po’ come accade con il senso di colpa, anche un’esperienza scomoda può diventare più interessante quando smettiamo di considerarla soltanto qualcosa da far sparire e iniziamo a chiederci che cosa ci stia dicendo.
Forse la noia non ci dice soltanto che non abbiamo niente da fare.
A volte ci dice che abbiamo perso il contatto con ciò che, per noi, vale la pena fare.


