Molti giovani adulti dicono di non riuscire più a vedere il proprio futuro, pur avendo più possibilità delle generazioni che li hanno preceduti. La psicologa Giada Baldassarri riflette sulla nostalgia del futuro e sul coraggio di tornare a immaginare il domani.
«Non riesco a vedere il mio futuro.»
È una frase che, come psicologa, sento sempre più spesso in studio. Non riguarda solo una scelta difficile o un momento di crisi. È qualcosa di più profondo: la sensazione che il domani non sia più una promessa, ma una minaccia.
Ed è curioso, perché apparteniamo alla generazione che, almeno sulla carta, ha più possibilità di tutte. Siamo cresciuti sentendoci ripetere che avremmo potuto fare qualunque cosa. Più tecnologia, più conoscenze, più libertà. Eppure, molti di noi si sentono più fragili, più disorientati, quasi in ritardo sulla vita. Quasi sbagliati. Da dove nasce questo paradosso?
Quando il futuro sembrava un luogo in cui investire
Le generazioni dei nostri genitori e dei nostri nonni avevano spesso meno risorse economiche, meno comodità e meno opportunità. La loro vita non era più facile, ma appariva più prevedibile. I sacrifici erano tanti, ma avevano una direzione: studiare, trovare un lavoro, costruire una famiglia, migliorare un passo alla volta la propria condizione. Il futuro sembrava un luogo in cui valesse la pena investire.
Un mondo che cambia più in fretta di noi
Oggi, invece, viviamo in un mondo che cambia a una velocità difficile da seguire. Il lavoro si trasforma continuamente, la tecnologia riscrive le regole, le crisi economiche, climatiche e geopolitiche entrano ogni giorno nelle nostre case. Abbiamo l’impressione di non fare in tempo ad adattarci che tutto è già cambiato.

E poi ci sono i social. Ogni giorno scorriamo decine di vite che sembrano perfette, carriere che decollano, obiettivi raggiunti, felicità esibite. Tutto così facile, tutto così a portata di mano. Anche quando sappiamo che quella è solo una parte della storia, il confronto lascia un segno.
Così il futuro smette di essere uno spazio da costruire e diventa una performance da rincorrere.
Quando la libertà diventa paralisi
La psicologia ci insegna che il benessere non dipende solo da quello che possediamo, ma anche da come immaginiamo il domani. Dalla speranza che nasce quando percepiamo che le nostre scelte possono fare la differenza, quando sentiamo di poter agire concretamente per il futuro.
Eppure, avere infinite possibilità non significa che sia più semplice. Più aumentano le alternative, più cresce il timore di sbagliare o il rischio di rincorrere qualcosa di irraggiungibile. E succede che quella che dovrebbe essere libertà, a volte, diventa paralisi o, peggio, frustrazione.
Il coraggio di immaginare il domani
Questo non significa che il passato fosse migliore. Sarebbe una semplificazione. Molte difficoltà erano più dure e tanti diritti che oggi consideriamo scontati non esistevano ancora. Le difficoltà erano semplicemente diverse, forse più concrete, più tangibili.
Però, il passato aveva qualcosa che oggi stiamo perdendo: la fiducia che il futuro possa valerne la pena. Forse la vera sfida della nostra epoca non è avere sempre di più, ma recuperare il coraggio di immaginare il domani. Perché il futuro non è soltanto ciò che ci aspetta: è ciò che iniziamo a costruire ogni volta che torniamo a credere che valga ancora la pena farlo.
Domande frequenti sulla nostalgia del futuro
È la sensazione, sempre più diffusa soprattutto tra i giovani adulti, di non riuscire a immaginare il proprio domani. Il futuro smette di apparire come una promessa e uno spazio da costruire e diventa una minaccia o una performance da rincorrere. Non si rimpiange il passato in sé, ma la fiducia che il futuro possa valerne la pena.
Più aumentano le alternative, più cresce il timore di sbagliare o di inseguire qualcosa di irraggiungibile. È quello che lo psicologo Barry Schwartz ha chiamato paradosso della scelta. A questo si aggiungono un mondo che cambia molto in fretta e il confronto continuo con le vite apparentemente perfette che vediamo sui social, così la libertà a volte si trasforma in paralisi o in frustrazione.
Il benessere non dipende solo da ciò che possediamo, ma anche da come immaginiamo il domani. La speranza nasce quando sentiamo che le nostre scelte possono fare la differenza e che possiamo agire concretamente. Per questo può aiutare concentrarsi su passi concreti e alla nostra portata invece che sul confronto con gli altri, e chiedere il sostegno di uno psicologo quando l’incertezza diventa difficile da gestire.


