Per milioni di persone era la nonna di tutti, anche di chi non l’aveva mai incontrata. La morte di Nonna Silvi, la cuoca toscana diventata una star di TikTok a ottant’anni passati, ha commosso l’Italia e ci costringe a una domanda scomoda, cioè perché abbiamo dovuto aspettare uno schermo per accorgerci di quanto ci mancano i nostri anziani.
Nella notte tra il 30 e il 31 ottobre è morta nella sua casa di Montespertoli, sulle colline vicino a Firenze, Silvana Bini, che tutti conoscevano come Nonna Silvi. Aveva 85 anni e una malattia che nelle ultime settimane si era aggravata in fretta, tanto che fino a pochi giorni prima continuava a lavorare e a presentarsi agli eventi, e appena due settimane fa aveva ritirato un premio di Forbes Italia tra i migliori creator del cibo. In poche ore i suoi profili si sono riempiti di centinaia di migliaia di messaggi, scritti in italiano, in inglese, in tedesco, da persone che non l’avevano mai vista di persona e che pure parlavano di lei come si parla di qualcuno di famiglia.
È un lutto collettivo che vale la pena guardare con attenzione, perché dice qualcosa che va molto oltre una cuoca brava e simpatica. Dice quanto sia forte, in un Paese che invecchia più di quasi tutti gli altri, il bisogno di una vecchiaia da guardare con affetto, e quanto spesso quella vecchiaia la cerchiamo in un telefono invece che nelle case accanto alla nostra.
Una vita cominciata con la fame
Silvana Bini era nata il 26 marzo del 1941 in una famiglia toscana di otto figli, in anni in cui, come raccontava lei stessa, si campava spesso di solo pane condito con un filo d’olio, con il sale o con lo zucchero, e la madre riusciva a far bastare per tutti poche bracioline comprate con centocinquanta lire. La cucina era stata la sua strada fin da bambina, e lo era rimasta per tutta la vita, fino agli anni passati al forno aperto dal figlio Marco a Castelfiorentino, dove ogni giorno preparava dolci e salato per i clienti del paese.
Poi, nell’autunno del 2022, il nipote Gabriele l’ha ripresa con il telefono mentre commentava, con la franchezza delle nonne toscane, un tatuaggio appena fatto da lui. Il video è stato visto milioni di volte e da lì è cominciata una seconda vita che nessuno avrebbe potuto prevedere, fatta di ricette spiegate davanti alla telecamera, di libri tradotti anche in Germania, di un viaggio a Doha per cucinare per la famiglia reale del Qatar, del premio come creator dell’anno ai TikTok Awards e infine del ruolo di giudice in un programma televisivo accanto ad Alessandro Borghese. Già due anni fa i suoi profili superavano i tre milioni e mezzo di follower su Instagram e il milione e mezzo su TikTok.
C’è una frase, tra quelle che ha detto nelle interviste, che racconta bene la distanza tra le due metà della sua vita. Parlando della sua giovinezza diceva che allora le donne non avevano diritti, e che oggi fanno bene a pigliarseli. Detta da una donna nata durante la guerra, che a ottant’anni si è ritrovata a essere seguita da milioni di ragazze e ragazzi, suona quasi come un passaggio di consegne.
Perché ci piacciono tanto i nonni dei social
Nonna Silvi non era un caso isolato. Negli ultimi anni Instagram e TikTok si sono riempiti di nonne e nonni che cucinano, raccontano, scherzano o semplicemente si mostrano per quello che sono, e anche in Italia ce ne sono molti, da Licia Fertz, che ha costruito il suo profilo con il nipote parlando anche di corpo e di libertà, a Nonna Natalina, che ha milioni di follower su TikTok. Nel mondo del marketing li chiamano granfluencer, e come ha raccontato il Post funzionano per ragioni piuttosto precise, perché sembrano autentici in un ambiente dove quasi tutto è costruito, perché hanno accenti, modi di dire e personalità che non si possono imitare, e perché mostrano una vecchiaia attiva, ironica, perfino desiderabile.
È proprio quest’ultimo punto quello che mi interessa di più. Per decenni la vecchiaia, nei media, è stata raccontata quasi soltanto come un problema, fatto di malattie, di pensioni, di costi per lo Stato e di solitudine. I nonni dei social hanno rovesciato questa immagine e hanno mostrato a una generazione cresciuta con lo smartphone che a ottant’anni si può essere divertenti, competenti, persino irresistibili, e che l’esperienza di una vita può avere un valore che nessun tutorial sa trasmettere.
La vecchiaia che fuori dallo schermo non guardiamo
Il problema è che questa immagine, per quanto bella, convive con una realtà che è molto meno fotogenica. Secondo le ultime previsioni dell’Istat, pubblicate alla fine di agosto, in Italia le persone con più di 65 anni che vivono da sole sono già 4,6 milioni, e tre milioni e duecentomila di loro sono donne. Entro il 2050 diventeranno 6,6 milioni, quando gli ultrasessantacinquenni saranno più di un italiano su tre.
Vivere da soli non significa per forza sentirsi soli, ed è giusto non confondere le due cose. Ma dietro quei numeri ci sono anche moltissime persone che passano giornate intere senza parlare con nessuno, che non hanno più un forno, una cucina piena di gente o un nipote con il telefono in mano, e che nessuno filmerà mai. È la stessa vecchiaia di cui abbiamo provato a parlare quando ci siamo chiesti se abbiamo ancora il diritto di invecchiare come vogliamo, e che resta quasi sempre fuori dall’inquadratura.
Non è soltanto una questione di malinconia. L’isolamento sociale è uno dei fattori di rischio che la ricerca collega al declino cognitivo e alla demenza, che in Italia riguarda già più di un milione di persone, e una vecchiaia senza relazioni è anche una vecchiaia che si ammala prima e peggio. Le relazioni, in altre parole, sono una forma di cura, e forse una delle più trascurate.

Quando la famiglia diventa un contenuto
C’è poi una domanda più delicata, che riguarda il rapporto tra i nonni e i nipoti che li riprendono. Quasi sempre, dietro un granfluencer, c’è un ragazzo o una ragazza che gestisce il profilo, sceglie i video, tratta con i marchi, e il confine tra il racconto affettuoso di una persona cara e la sua trasformazione in un prodotto non è sempre facile da tracciare. Nel caso di Nonna Silvi la famiglia aveva costruito attorno a lei un vero progetto, con una società benefit nata nel 2024, e il nipote aveva raccontato più volte quanto lo infastidisse vedere la nonna assediata dagli sconosciuti per strada.
Eppure, guardando quei video, quello che colpiva non era tanto la popolarità quanto il tempo. Il tempo che un ragazzo di vent’anni passava in cucina con sua nonna, ad ascoltarla, a farle domande, a ridere con lei, in un’epoca in cui le generazioni si incontrano sempre meno. Forse il segreto del successo di Nonna Silvi stava anche lì, nel fatto che milioni di persone, guardandola, vedevano qualcosa che avrebbero voluto avere, o che avevano avuto e non avevano saputo tenersi stretto.
Quello che ci lascia
Lunedì 2 novembre, a Montespertoli, si celebrano i funerali, e la famiglia ha già scritto che continuerà il progetto che aveva costruito con lei. Le sue ricette resteranno online, e chissà per quanti anni qualcuno, da qualche parte del mondo, impasterà la pasta seguendo le sue mani. Ma credo che il modo più giusto per ricordarla non sia condividere un altro video.
Ogni volta che una nonna dei social se ne va, l’affetto di tanti sconosciuti ci ricorda quanto bisogno abbiamo dei nostri anziani, delle loro storie, della loro ironia, della loro memoria. Il commiato più sincero a Nonna Silvi, forse, è spegnere il telefono e andare a trovare un anziano vero, prima che diventi anche lui soltanto un ricordo.
Domande frequenti su Nonna Silvi e i nonni dei social
Nonna Silvi era Silvana Bini, cuoca toscana nata nel 1941 a Montespertoli, in provincia di Firenze. Dopo una vita in cucina e gli anni nel forno di famiglia a Castelfiorentino, nel 2022 è diventata famosa sui social grazie ai video girati dal nipote Gabriele. Ha pubblicato libri di ricette, ha vinto il premio creator dell’anno ai TikTok Awards ed è stata giudice del programma Celebrity Chef su TV8. È morta il 31 ottobre 2026 a 85 anni.
Granfluencer è il nome con cui si indicano gli influencer anziani, nonne e nonni che raccolgono un grande seguito su Instagram, TikTok e YouTube. Spesso i loro profili sono gestiti da un nipote e mostrano ricette, momenti di vita quotidiana o scenette ironiche. Piacciono soprattutto per la loro autenticità e perché raccontano una vecchiaia attiva e lontana dagli stereotipi.
Secondo le previsioni dell’Istat pubblicate ad agosto 2026, in Italia le persone con più di 65 anni che vivono da sole sono circa 4,6 milioni, di cui 3,2 milioni donne. Entro il 2050 potrebbero diventare 6,6 milioni, quando gli ultrasessantacinquenni saranno circa il 34,5% della popolazione.


