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I 30 miliardi delle principali banche a stelle e strisce non bastano e la First Republic Bank perde ancora

La Fed ha annunciato di aver prestato quasi 12 miliardi di dollari alle banche statunitensi da domenica 12 marzo, da quando ha annunciato che avrebbe fornito i fondi necessari per onorare le richieste di prelievo dei clienti.

In un comunicato stampa congiunto con il Dipartimento del Tesoro e il regolatore bancario Fdic, le autorità finanziarie avevano presentato delle misure dopo il crac della Silicon Valley Bank.

Intanto l’OCSE esclude il rischio di un nuovo 2008. Commentando il fallimento della Silicon Valley Bank, infatti, il capoeconomista Alvaro Pereira, ha detto: «siamo in una situazione molto diversa dal 2008. Abbiamo una regolamentazione più forte, le banche centrali e i regolatori hanno imparato dalle crisi precedenti e gran parte delle banche mondiali sono ben capitalizzate. Anche se possiamo assistere ad episodi di turbolenze, non consideriamo il fallimento della banca statunitense come un rischio sistemico al momento attuale. Quanto al Crédit Suisse le autorità svizzere hanno reagito molto rapidamente per limitare i rischi di contagio».

Anche il presidente Joe Biden ha voluto tranquillizzare tutti affermando: «questa settimana abbiamo preso azioni decise per stabilizzare il sistema bancario senza mettere a rischio i contribuenti. Il nostro sistema bancario è più resiliente e stabile grazie alle azioni prese». Parole che tuttavia non sembrano raffreddare del tutto gli animi di investitori, mentre il presidente promette che ci saranno conseguenze per i manager delle banche fallite perché “nessuno è al di sopra della legge“.

L’appello della Casa Bianca per salvare la First Republic Bank

La Casa Bianca ha lanciato un appello alle principali banche statunitensi, chiedendo loro di salvare la First Republic Bank, che da giorni è in forte flessione in Borsa. Anche oggi, in apertura a Wall Street, l’istituto ha subito un calo del 20% nonostante gli aiuti per 30 miliardi di dollari concessi dalle 11 maggiore banche americane.

Gli istituti di credito avevano raccolto l’appello della presidenza e, come riferito da Bloomberg, avevano raggiunto un accordo per depositare 30 miliardi di dollari circa per la banca.

Del gruppo fanno parte JPMorgan Chase, Citigroup, Bank of America, Wells Fargo, Morgan Stanley e altri istituti, US Bancorp, Truist Financial e PNC Financial Services Group.

Sembra che le banche più grandi, tra cui JPMorgan, Bank of America e Citigroup, hanno contribuito con cinque miliardi di dollari di depositi ciascuna, mentre le banche più piccole hanno partecipato con importi minori.

di: Francesca LASI

aggiornamenti di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA/EPA/JEMAL COUNTESS