sciopero francia

Oltre 260 manifestazioni in tutto il Paese portano avanti le proteste contro la riforma delle pensioni, attualmente al vaglio del senato

È una paralisi totale annunciata quella in corso in Francia dove sindacati e lavoratori portano in scena l’ennesima protesta contro la riforma delle pensioni. Lo sciopero nazionale del 7 marzo arriva dopo settimane di avvertimenti e mobilitazioni che però non hanno fermato il Governo. Sarebbero 700mila secondo gli organizzatori i partecipanti a Parigi, secondo quanto riportano i sindacati della Confédération générale du travail (Cgt). Un aumento ulteriore dalla mobilitazione del 31 gennaio, dove a scendere in piazza furono circa in 300mila. Qualche tensione nella capitale dove la polizia è dovuta intervenire per fermare il corteo per qualche minuto. Gli agenti hanno anche impedito la partenza di un corteo non autorizzato da boulevard Saint Michel. 

Così nella giornata di oggi centinaia di migliaia di persone sono attese nelle strade di tutto il Paese, guidate da quasi tutte le sigle sindacali (Cgt, Fo, Cfdt, Fsu, Unsa, Cftc, Solidaires etc) e organizzate in oltre 260 manifestazioni. I sindacati si attendono dai due ai 2.5 milioni di persone, mentre le stime di BmfTv sono al ribasso, tra 1,1 e 1,4 milioni di manifestanti.

Lo stop indetto da molti lavoratori è “rinnovabile”: si va avanti a oltranza, finché il progetto di legge non verrà modificato o ritirato, minacciano. A preoccupare il Paese è anche l’adesione di vari vettori di trasporti, urbano e ferroviario. Sarà “uno dei giorni più difficili che abbiamo conosciuto” ammette preoccupato il ministro dei Trasporti Clement Beaune.

Già dalle 19 di ieri viaggia un treno su cinque fra TGV Inoui, Ouigo e TERTrasporto express regionale. Ridotto all’osso il traffico della metropolitana di Parigi, quasi ferma anche tutta la linea degli intercity. Minacce di stop arrivano anche nel settore dei carburanti, con la CGT che ha chiesto uno sciopero delle rinnovabili nelle raffinerie per “bloccare l’intera economia“. Ecco che si uniscono camionisti e, non da ultimi, studenti, con i sindacati degli insegnanti che propongono di “chiudere totalmente scuole, collegi, licei“.

Nel frattempo la riforma è arrivata in Senato, dove sarà messa ai voti il 12 marzo.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/MOHAMMED BADRA