Il principe Karim al-Hussaini, noto come Aga Khan IV, è morto a 88 anni. Il ricordo del conte Umberto Marzotto, quando la Sardegna non era territorio per pseudo vip
«Uè, deficiente, vuoi smettere di fare l’Aga Khan coi soldi di tuo padre?!». Questa battuta del film Sapore di mare (1983) certifica l’ingresso nell’immaginario collettivo italiano del principe Karim al-Hussaini, simbolo per oltre 30 anni del lusso, quello vero, quello incalcolabile.
“Aga Khan”è il titolo ereditario (dalla prima metà dell’‘800) dell’Imam dei Nizariti, in precedenza chiamati anche “Setta degli Assassini”, che costituiscono la più grande branca degli Ismailiti nell’Islam sciita, e significa “signore”. Nel 1957 il titolo passa a Karim al-Hussaini, Aga Khan IV: la sua ricchezza era, e resta tutt’oggi, all’apertura del suo testamento, non quantificabile.
Il principe Karim fa il suo ingresso nella storia italiana all’alba degli anni ‘60, quando rimase affascinato dalle bellezze naturali della Gallura e decise di trasformare questa zona all’epoca selvaggia in un’area turistica di lusso. Fondò il Consorzio Costa Smeralda nel 1962, coinvolgendo imprenditori e architetti di fama internazionale come Luigi Vietti, Michele Busiri Vici e Jacques Couëlle, che adottarono uno stile architettonico armonioso con il paesaggio locale, ispirato alla tradizione sarda. Sotto la sua guida, nacquero Porto Cervo, gli hotel di lusso come il Cala di Volpe e il Pitrizza, e il celebre Yacht Club Costa Smeralda, trasformando la Gallura in una meta per il jet-set internazionale: Grace Kelly e il principe Ranieri, David Bowie, Aristotele Onassis e Jacqueline Kennedy, solo per fare qualche nome.

Negli stessi anni, il conte Nico Garrone Donà dalle Rose ebbe un ruolo altrettanto importante, con un approccio più alternativo e artistico. Fu lui a sviluppare Porto Rotondo, un’altra località turistica esclusiva, non lontana da Porto Cervo. Qui, invece di seguire il modello del lusso “formale” della Costa Smeralda, Donà dalle Rose coinvolse artisti e scultori per creare un borgo che richiamasse le atmosfere veneziane, con piazzette, vicoli e strutture in granito locale. Il conte Umberto Marzotto ne è il pronipote e ricorda così l’Aga Khan e quegli anni: «un grandissimo gentiluomo, con grande visione. Estremamente gentile, molto bello, con un grande fascino. Era ovviamente amico dei miei genitori [ndr: Pietro Marzotto e Stefania Searle], di mia zia Marta… , insomma, di tante persone che conoscevo: adesso o sono molto vecchi o non ci sono più. All’epoca ero un ragazzo molto sportivo, ballavo bene… . La vita a Porto Cervo era diversa da quella di oggi. Completamente. Era fatta di 50 famiglie, nel mondo. La barca più grande era l’Agneta di Giovanni Agnelli, che entrava in porto, a vela, semplicemente con un asciugamano attorno alla vita».
La “grande visione” dell’Aga Khan, in realtà, non era solo un grande affare?
«Con quell’operazione, credo che abbia guadagnato molto. Però, il motivo di quell’impresa è l’aver scelto uno tra i posti più belli del mondo: per la natura, per il cielo, per il mare, per i nuraghi, gli Shardana… . Quest’uomo ha il mausoleo di famiglia nell’Elephantine Island, al centro del Nilo, e suo padre veniva pesato ogni anno in oro. Secondo me, rappresentare un popolo intero per 15-20 generazioni è importante».

Negli anni 2000, l’Aga Khan IV ha venduto la maggior parte delle sue proprietà in Costa Smeralda. Nel 2012, il pacchetto di controllo (che includeva hotel storici come ilCala di Volpe e il Pitrizza, oltre a terreni e il Pevero Golf Club) è stato acquistato dal fondo Qatar Holding. Questo ha segnato un passaggio da un’imprenditoria familiare e visionaria a una gestione più corporate e internazionale. Recentemente è tornata in mano ad investitori italiani.
Com’è accaduto?
«Molto per dissensi con Karim, anche. Aveva una struttura unica, intera, dove più o meno aveva un piccolo stato. Poi dopo sono arrivati i russi, che si sono comprati la casa di De Benedetti a 20 volte il prezzo, poi sono arrivati altri investitori. È molto triste che delle persone che, tra le altre cose, hanno costruito Porto Cervo, non vengano identificate anche per lo sforzo sociale che hanno fatto, con posti di lavoro veri, edilizia compatibile. Poi, sono arrivate le speculazioni e i nuovi proprietari hanno perso quella classe e lo stile di vita di chi veniva al Porto Cervo per divertirsi, per stare in pareo, non per esibire la Lamborghini, ma girare in Renault 4… . Era tutto diverso, era molto diverso».
Le discoteche come il Billionaire di Flavio Briatore hanno contribuito a un nuovo tipo di turismo, più mondano e meno legato alla discrezione dell’élite culturale. Hotel a 5 stelle, ville da milioni di euro e yacht sempre più grandi hanno sostituito il turismo esclusivo “soft” dei primi decenni. Alcune spiagge e servizi, un tempo frequentabili anche dai locali, sono sempre più riservati a chi può permettersi prezzi altissimi. Il Qatar ha modernizzato strutture, ma con un’impronta più commerciale e internazionale, meno legata all’identità sarda originaria. «Il mondo è cambiato molto velocemente negli ultimi dieci anni, in maniera assurda, quasi. Una parte di quella società, che esiste ancora, e di cui credo di far parte, si riunisce sempre più di nascosto, per non fomentare discussioni politiche, sociologiche, sociali»,conclude Marzotto.
E della Sardegna che ne sarà? Alcuni imprenditori stanno cercando di valorizzare l’entroterra e le zone meno battute, offrendo esperienze più autentiche legate alla cultura sarda. Buon lavoro.
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