La contea di Los Angeles è stata colpita da una serie di incendi devastanti. Il dibattito pubblico si è concentrato su diversi aspetti, dalle possibili cause alle condizioni dei detenuti coinvolti nelle operazioni di spegnimento
È il 7 gennaio quando una serie di devastanti incendi divampa nella contea di Los Angeles, California. Nel momento in cui scriviamo sono 25 le vittime, 16 i dispersi, oltre 150mila le persone evacuate ma il bilancio è provvisorio. Ad oggi sono 12mila le strutture andate distrutte e 90mila le abitazioni rimaste senza energia elettrica. Secondo la CNN sono oltre 6 milioni le persone a rischio a causa della grave minaccia di incendi in ampie zone della California meridionale, comprese le città al di fuori della contea di Los Angeles. La situazione non è ancora sotto controllo anche a causa delle raffiche di vento, che soffiano fino a 120 km/h. A preoccupare sono i venti di Santa Ana, venti forti e molto secchi che colpiscono la costa meridionale della California e la parte settentrionale della Baja California, in Messico.
Il presidente uscente Joe Biden ha dichiarato che il governo federale coprirà il costo della ricostruzione per i prossimi 180 giorni ma che saranno necessari decine di miliardi di dollari per ricostruire l’intera città. Intanto il governatore della California Gavin Newsom ha dichiarato lo stato di emergenza. Secondo le stime della società di servizi meteorologici AccuWeather i danni si aggirano in una cifra compresa tra i 250 e i 275 miliardi di dollari.
In totale ad oggi 14 persone sono state arrestate per il rogo nel quartiere di Pacific Palisades, tre per incendio doloso, le altre per reati che comprendono il mancato rispetto del coprifuoco, vandalismo e furto con scasso. Però , le cause degli incendi – come vedremo – non sono ancora note.
Cosa sappiamo finora
Uno dei due incendi principali, quello di Palisades (Palisades Fire) è scoppiato martedì 7 gennaio 2025 intorno alle 10.30 ora locale (le 19.30 italiane) a Palisades, facoltoso quartiere nella zona ovest di Los Angeles. Le fiamme hanno avvolto prima le colline intorno al quartiere per poi estendersi in una vasta zona compresa tra Santa Monica e Malibù. La sera del 7 gennaio un altro incendio divampa a Eaton, nella città di Altadena, a 40 chilometri da Pacific Palisades. Secondo le autorità nel rogo di Eaton sono morte 16 persone, in quello di Palisades 9.
Secondo il California Department of Forestry and Fire Protection, citato dalla CNN, gli incendi di Eaton e di Pasadena sono, rispettivamente, il più distruttivo e il secondo più distruttivo mai occorsi nella California settentrionale.
Sono, poi, scoppiati altri incendi minori, Hurst e Auto. Il primo è divampato nella San Fernando Valley mentre il secondo a sud di Ventura. Successivamente l’area di Acton è stata, invece colpita dall’incendio Lidia, che si è esteso su un’area di 348 acri. L’ultimo a divampare è stato il Sunset Fire, sulle colline di Hollywood, ma è stato domato in breve tempo.
A preoccupare sono anche le conseguenze per la salute dei cittadini e delle cittadine. Il dipartimento di Sanità Pubblica di Los Angeles ha dichiarato l’ emergenza sanitaria per tutta la contea di LA perché i roghi “hanno gravemente degradato la qualità dell’aria rilasciando fumo pericoloso e particolato, con rischi immediati e a lungo termine per la salute pubblica”. La preoccupazione è data anche dal fatto che molti materiali possono produrre sostanze tossiche. Per questo il Segretario della Sanità statunitense Xavier Becerra ha affermato: «non si tratta più solo del fumo degli incendi a cui eravamo abituati, dove a bruciare era la vegetazione naturale, ora ci sono moltissimi materiali tossici che vengono bruciati e immessi nell’aria».
C’è poi un’altra questione che riguarda il Phos-Chek, il nome commerciale della polvere rosa sparsa sulle strade e sugli edifici di Los Angeles per rallentare la propagazione delle fiamme. Prodotto dall’azienda statunitense Perimeter, si tratta, secondo alcune stime, del ritardante di fiamma più utilizzato al mondo. Il colorante rosa serve per aiutare i vigili del fuoco e i piloti degli aerei cisterna a individuare le zone in cui il ritardante è stato utilizzato, in modo da potersi concentrare sulle altre. La formula esatta non è di dominio pubblico, in quanto prodotto commerciale, ma secondo la stessa azienda produttrice è composto all’80% da acqua, al 14% di fertilizzanti e al 6% da coloranti e inibitori di corrosione. La polvere rosa, però, è stata al centro di alcune controversie. Secondo una ricerca condotta da Daniel McCurry, docente di Ingegneria civile e ambientale dell’Università della California del Sud in una delle versioni di Phos-Chek, la LC-95 W, sono state ritrovate maggiori concentrazioni di metalli pesanti, in particolare di vanadio. Questo non significa che la polvere sia automaticamente pericolosa per l’ambiente ma potrebbe esserci la possibilità di elevata tossicità ambientale. In un’intervista al New York Times un portavoce di Perimeter ha dichiarato che Pos-Chek ha superato test che “soddisfano rigorosi standard di sicurezza”.

Una combinazione di fattori
Continuano le indagini per chiarire le cause degli incendi. Gli investigatori stanno prendendo in considerazione diverse ipotesi, che vanno dagli atti dolosi ai guasti sulle linee elettriche. Come ha riportato il Los Angeles Times, le indagini sono appena iniziate e il lavoro degli investigatori potrebbe protrarsi anche per mesi. Al momento, quindi, l’origine dei roghi non è stata stabilita. Sicuramente ciò che ha contribuito ad alimentarli e renderli così devastanti è una combinazione di fattori.
Gli incendi non sono certo un fenomeno nuovo per la California meridionale: generalmente, in passato la “stagione degli incendi” si concentrava tra maggio e ottobre ma, come ha affermato il governatore Newsom, ora i roghi si verificano tutto l’anno. Oggi nello Stato si verificano in media 78 incendi in più rispetto a 50 anni fa. In generale, le condizioni che possono favorire il propagarsi degli incendi sono la vegetazione secca, la bassa umidità e i venti forti. Quella di Los Angeles è una zona molto secca e da diversi mesi è colpita dalla siccità, prolungatasi anche durante la stagione delle piogge, da dicembre a febbraio. Come riporta NBC News, “la California meridionale è stata anormalmente secca negli ultimi otto mesi”.In un articolo per Scienza in rete Jacopo Mengarelli ha spiegato che “la siccità è tranquillamente ascrivibile agli impatti possibili dei cambiamenti climatici dovuti all’innalzamento della temperature globale media”.
Come spiegato da Mengarelli, “se si somma l’inverno molto secco al vento molto forte, il rischio di un incendio molto esteso si innalza drammaticamente”. A questo, infatti, si aggiungono i venti di Santa Ana. Si tratta di venti catabatici molto forti e molto secchi che hanno origine dagli entroterra desertici e colpiscono la costa meridionale della California e la Bassa California settentrionale, in Messico. Chiamati anche “venti del diavolo”, abbassano l’umidità e possono raggiungere velocità tra i 150 e i 160 chilometri orari: questo ha velocizzato la propagazione degli incendi.
Questi eventi, come spiegano da tempo studi ed esperti, sono alimentati dalla crisi climatica. Il climatologo Andrew Dressler ha spiegato che il cambiamento climatico non causa direttamente gli eventi estremi ma li intensifica in quanto altera le condizioni di base da cui hanno origine.
Uno studio del 2021 condotto dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa), l’agenzia statunitenseche si occupa di previsione meteorologiche e del monitoraggio degli oceani, ha evidenziato che il cambiamento climatico è stato il responsabile primario dell’aumento del rischio di incendi nell’ovest degli Stati Uniti per via dell’aumento del deficit di pressione del vapore (significa che l’aria è più secca e le piante traspirano di più per compensare la differenza di pressione di vapore).
Si è fatto riferimento anche all’eccessiva urbanizzazione del territorio. Molte delle abitazioni distrutte o danneggiate si trovano nelle zone collinari o nei pressi di queste ultime, ricoperte di vegetazione, e quindi a maggior rischio di incendi. Molte persone, infatti, si sono trasferite nelle wildland–urban interfaces (WUI), zone naturali, ricche di vegetazione, in cui si costruiscono insediamenti umani. Se le WUI sono maggiormente soggette al rischio di incendi, allora perché le persone vi si trasferiscono? Perché le case in queste zone sono più economiche: qui sono presenti diverse abitazioni prefabbricate o “mobili”. Inoltre, alcune città in California hanno limitato lo sviluppo delle aree centrali, spingendo molti abitanti nelle zone più “periferiche” o ai margini dei confini cittadini.

Detenuti e squadre private
Per contenere e spegnere gli incendi, oltre ai vigili del fuoco regolari, si sta facendo affidamento sulle squadre private e sui detenuti. Sono entrambe pratiche diffuse negli Stati Uniti ma criticate.
Alcuni gruppi privati di vigili del fuoco lavorano attraverso appalti del governo statunitense, che si affida a queste società nel caso in cui ritenga necessario integrare il lavoro delle squadre locali. Come ha spiegato il Los Angeles Times, ci sono circa 250 aziende private con contratto federale. Altre vengono ingaggiate dalla compagnie assicurative, altre ancora, invece, lavorano attraverso accordi con i privati cittadini. I costi, però, sono molto elevati: una squadra composta da 20 persone, infatti, può arrivare a costare anche 10mila dollari al giorno (ma c’è anche chi si è offerto di pagare 100mila dollari). È proprio questo che ha suscitato le critiche, le quali hanno messo in luce la diseguaglianza nell’accesso alle risorse. Per regolamentare il settore nel 2018 in California è stata approvata una legge in base alla quale le squadre private di vigili del fuoco devono coordinarsi con le agenzie antincendio pubbliche e hanno il divieto di utilizzare sirene e luci di emergenza.
Oltre ai vigili del fuoco e alle squadre private, al lavoro per spegnere le fiamme ci sono anche oltre 1000 detenuti. Anche questa è una pratica molto diffusa in alcuni Stati. In California, in particolare, sono presenti i cosiddetti “campi antincendio”, strutture in cui i detenuti vengono formati come soccorritori per poi prestare servizio in caso di incendi, inondazioni e altri disastri naturali. I “campi anticendio” fanno parte del Conservation (Fire) Camps Program promosso dal Dipartimento di Correzione e Riabilitazione della California (CDCR). Ai detenuti vengono scalati due giorni di pena per ogni giorno di servizio prestato.
La pratica è molto criticata per diversi motivi. Innanzitutto i salari: i detenuti guadagnano tra poco più di cinque e poco più di 10 dollari al giorno, ai quali si aggiunge un dollaro l’ora per i lavori durante le emergenze a fronte del salario minimo in California di 16,50 dollari l’ora. I detenuti, inoltre, sono soggetti a rischi maggiori che, pur essendo formati, non hanno la stessa preparazione dei vigili del fuoco. Secondo un’inchiesta pubblicata dal Time nel 2018 i detenuti hanno un rischio maggiore di subire lesioni durante il lavoro: ha quattro volte più probabilità di procurarsi contusioni fratture e tagli e otto volte più probabilità di riportare lesioni legate all’inalazione del fumo rispetto ai vigili del fuoco professionisti. Secondo un rapporto dell’American Civil Liberties Union (ACLU), organizzazione non governativa che si occupa della difesa dei diritti civili e delle libertà individuali, tra il 2017 e il 2022 quattro detenuti sono morti mentre svolgevano il loro lavoro, oltre mille sono rimasti feriti.
In alcuni Stati, come il Nevada e il Colorado, la pratica è vietata mentre in California è stato proposto il divieto ma non è stato approvato. Lo scorso novembre, infatti, gli elettori e le elettrici californiani sono stati chiamati a esprimersi sulla Proposition 6, una misura per modificare la costituzione dello Stato e vietare la servitù involontaria delle persone detenute, ma il 53% l’ha respinta.
La Anti-Recidivism Coalition, organizzazione non-profit che supporta gli ex detenuti e sostiene la riforma della giustizia penale, ha lanciato una raccolta fondi per sostenere le squadre di vigili del fuoco formate da detenuti.
Inizialmente la catastrofe ha ottenuto risonanza mediatica soprattutto per le immagini e i video postati dalle celebrità residenti nella zona, che hanno raccontato la loro esperienza: anche le loro case sono andate distrutte, oppure sono state danneggiate o sono inagibili. Molte le star che hanno fatto donazioni ma il clamore intorno alle dichiarazioni dei personaggi famosi ha suscitato un dibattito sulla ricchezza e sul privilegio e su come questi influiscano sul racconto delle catastrofi.
di: Francesca LASI
FOTO: Peyman Fakhraei/Middle East Images/ABACAPRESS.COM/ANSA

