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Se il richiedente dimostra che i contenuti sono manifestamente inesatti il gestore ha il dovere di deindicizzarli

La Corte di Giustizia dell’Unione europea interviene sul cosiddetto “diritto all’oblio”, il diritto alla cancellazione: il gestore di un motore di ricerca deve deindicizzare le informazioni incluse nel contenuto indicizzato quando il richiedente dimostri che sono manifestamente inesatte.

La parola arriva dopo l’intervento sul caso di due dirigenti di un gruppo di società di investimenti che chiedevano a Google di deindicizzare i risultati di una ricerca dei propri nomi con link verso articoli che presentavano in modo critico il modello di investimento del gruppo.

Secondo la Corte, inoltre, la prova dell’errore non deve necessariamente risultare da una decisione giudiziaria ottenuta nei confronti dell’editore del sito.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/EPA/JOHN G. MABANGLO