La top model italiana ha conquistato le passerelle e le copertine internazionali ma ciò che l’ha resa protagonista è stato il saper raccontare se stessa senza filtri
Nel 2023 nel corso di una puntata di Belve Francesca Fagnani durante un’intervista alla sua ospite, cita le parole di Maria Corbi: «un passato complesso, una vita con pochi grigi, tanto nero e luci abbaglianti». La giornalista chiede, poi, all’intervistata se nella sua vita ci siano stati più momenti bui o luci abbaglianti. Lei risponde che sono stati di più i periodi bui ma che “nella mia vita la luce abbagliante è così abbagliante che brucia tutto il nero”. Lei è Bianca Balti, tra le supermodelle più note al mondo, conosciuta per le sfilate, le campagne pubblicitarie, i red carpet, ma anche per la sua schiettezza e la sua spontaneità. Balti non si è mai tirata indietro nel raccontare la sua vita ma ha anche spiegato che la spontaneità e il raccontarsi senza filtri non solo è parte della sua personalità ma deriva dal lavoro fatto su stessa, anche grazie alla terapia. E, a volte, viene scambiata per leggerezza – che, comunque, proviamo a sfatare un mito, non è negativa – ma lei in diverse interviste ha affermato che le piace la “pesantezza”, andare in profondità.
Nata il 19 marzo 1984 a Lodi, Bianca Balti inizia la carriera di modella a 20 anni ma prima ancora – come ha raccontato lei stessa a Luca Casadei nel podcast One More Time – è una bambina molto estroversa, che non sa dove incanalare tutta la sua energia, poi una teenager ribelle, come si è definita. Dopo il diploma si iscrive al Politecnico di Milano e mentre lavora come hostess nei supermercati per promuovere la vendita di creme le suggeriscono di contattare un agente per intraprendere la carriera di modella. Da lì inizia tutto. Arriva prima un lookbook per Valentino, poi, nel 2005, il contratto in esclusiva per la sfilata e la campagna internazionale di Dolce&Gabbana, di cui sarà il volto per tanti anni. Da quel momento sono tante le campagne pubblicitarie per i brand più noti, da Roberto Cavalli ad Armani Jeans, fino a Donna Karan, Christian Dior, Guess?, Missoni e Thierry Mugler, solo per citarne alcuni. Ma anche le copertine: dalla prima per L’Officiel, poi Vogue, Harper’s Bazaar, Marie Claire, Cosmopolitan. Il volto e la notorietà di Bianca Balti raggiungono tutto il mondo, tanto che nel 2007 diventa una delle modelle italiane più ricercate e pagate insieme a Eva Riccobono e Mariacarla Boscono.

Negli anni a seguire Balti diventa testimonial di tantissimi marchi blasonati ed è ancora protagonista di tante campagne pubblicitarie, come quella per Cesare Paciotti e quella per St.John, per la quale sostituisce Angelina Jolie insieme alle modelle Hilary Rhoda e Caroline Winberg. Nel 2011 è tra le protagoniste del Calendario Pirelli, fotografata nientemeno che dallo stilista Karl Lagerfeld. Continua anche la collaborazione con Dolce&Gabbana, prima come testimonial del profumo Light Blue, poi di Dolce&Gabbana Watches e poi, nel 2015, con la famosa sfilata incinta della seconda figlia per la collezione autunno/inverno.
Fin da subito, racconta Bianca Balti, si trova a suo agio davanti alla macchina fotografica. Ma negli anni lavora ad altri progetti dietro all’obiettivo e alle passerelle: nel 2018 lancia Bianca Balti Maternity, una collezione premaman presentata durante la Milano Fashion Week. La modella non si è mai sottratta dall’affrontare temi sociali, anche attraverso il suo lavoro, come quando, nel 2016, ha messo all’asta abiti, scarpe e gioielli per raccogliere fondi a favore di Lifeline Jordan, progetto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) a sostegno di 135 mila rifugiati siriani in Giordania. Balti ha collaborato ancora con l’UNHCR nel 2019quando, in occasione della performance Dress For Our Time a Venezia, ha sfilato indossando un abito ricavato da una tenda che era stata riparo per una famiglia di rifugiati nel campo di Za’atari, in Giordania.
Nella carriera di Bianca Balti, a un certo punto, fa capolino – anche se per pochissimo – il cinema. L’unica esperienza di attrice è nel film Go Go Tales di Abel Ferrara, in cui interpreta la ballerina Adrian. Più numerose, invece, le esperienze televisive, di cui ricordiamo la co-conduzione dell’ultima serata del Festival di Sanremo del 2013, condotto da Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, dove debutta scalza per evitare incidenti a causa della temutissima scala. Sul palco dell’Ariston la modella è ritornata quest’anno, dopo 12 anni, per affiancare il direttore artistico Carlo Conti durante la seconda serata, insieme a Nino Frassica e Cristiano Malgioglio.

Questa è l’immagine di Bianca Balti che abbiamo imparato a conoscere, quella di top model glamour, ironica, entusiasta, schietta. Con la stessa schiettezza e con grande consapevolezza ha raccontato la sua storia dove si scontrano e si intersecano, dicevamo prima, luci abbaglianti e momenti bui. A 14 anni, durante una festa, un ragazzo la fa bere e poi la molesta. Da lì è iniziato tutto, ha detto la stessa Balti, che ha raccontato di aver allontanato quel ricordo per molto tempo per la difficoltà di doverlo affrontare. Qualche anno dopo, intorno ai 18 anni, subisce uno stupro durante un rave e, racconta, anche questa volta, della difficoltà di parlarne con qualcuno e di analizzare quanto subìto. Un racconto che arriva a distanza di anni, con grande lucidità, e dopo un grande lavoro su di sé.
Un lavoro che l’ha portata a parlare con grande sincerità e apertura anche della dipendenza dall’alcol e dalle droghe. Dal 2013 non assume più sostanze e negli anni successivi racconta di come ha affrontato quei famosi demoni che hanno abitato la sua esistenza, proprio nel momento più buio, in cui non c’è neanche una crepa per vedere la luce (abbagliante). «Una volta che sei onesta con te stessa e ammetti di avere un problema, non puoi tornare indietro. Hai la responsabilità di agire» ha detto a Elle Spagna.
Bianca Balti è quella adolescente squatter e raver, brava a scuola, che amava cucire i vestiti, la modella che da Lodi gira tutto il mondo e arriva a Los Angeles, dove ora vive con le figlie Matilde, nata nel 2007 dal matrimonio con il fotografo Christian Lucidi, e Mia, nata nel 2015 dalla relazione con Matthew McCrae: la coppia si sposa nel 2017 ma il matrimonio finisce poco dopo. La top model ha spesso raccontato della difficoltà vissuta quando la figlia maggiore, da bambina, decide di andare a vivere con il padre a Parigi, ma anche del rapporto forte che ha saputo costruire con le sue figlie.
Con la stessa franchezza ha raccontato di essersi sottoposta al “social freezing”, una procedura che permette la crioconservazione dei gameti fino al momento in cui si decide di avere figli. Una pratica diffusa negli Stati Uniti, molto meno in Italia, in cui si fa ancora fatica a parlarne, visti i ruoli di genere e la concezione della maternità. Bianca Balti, invece, ne ha parlato sui social – anche insieme a una ginecologa – facendo quello che fa spesso: usare la sua popolarità e la sua piattaforma per parlare di temi sociali e di attualità che ancora fanno fatica a trovare spazio nel dibattito pubblico.
Sempre sui social nel 2022 ha condiviso la sua scelta di sottoporsi a una mastectomia preventiva, cioè l’asportazione delle ghiandole mammarie, dopo aver scoperto di essere portatrice del gene BRCA1, che aumenta il rischio di sviluppare il tumore al seno e/o alle ovaie. Con una foto sul suo profilo Instagram ha mostrato le cicatrici dell’intervento, del quale ha parlato, come sempre, con grande chiarezza, senza tanti giri di parole, senza minimizzare o drammatizzare.

Per Bianca Balti la condivisione è sempre stata fondamentale, per aiutare se stessa ma anche gli altri. E le altre. Come nel 2021, quando su Instagram ha iniziato a parlare di una relazione tossica che aveva vissuto: dopo aver visto la risposta ha lanciato una newsletter e aperto un indirizzo e-mail ad hoc per permettere alle sue follower di raccontare la loro esperienza. Da qui è nato e si è sviluppato A letto con Bianca, il format su YouTube da lei scritto e ideato in cui chiacchiera con personalità del mondo dello spettacolo e del digital. Nel suo TED Talk del 2021 intitolato Rinascere insieme ha detto: «ho capito che non dovevo essere la persona più brava del mondo ad amarmi per poter aiutare un’altra donna, ma che condividere la mia esperienza, la mia sofferenza, la mia verità avrebbe potuto aiutare un’altra persona perché quella persona si sarebbe potuta sentire meno sola. In questa società che ci vuole sempre vincitori a tutti i costi, in questo mondo in cui siamo abituati a celebrare solo i successi, condividiamo anche il nostro dolore, condividiamo tutte le nostre esperienze perché facendo così diamo l’opportunità a qualcun altro di rinascere».
Nel TED Talk Balti parla del percorso, non facile, che ha intrapreso per imparare ad amare se stessa. Dice che a volte ha fatto finta ma piano piano, provandoci, ha cominciato a vedersi sotto una luce diversa. Anche qui, come in altre occasioni, non ha avuto paura di mostrarsi vulnerabile e questo – ha spiegato lei stessa in un’intervista a VENTI – non è in contraddizione con il suo lavoro ma che proprio stare costantemente sotto i riflettori fa nascere quell’urgenza di mostrarsi per come si è realmente. Un’urgenza che Bianca Balti è riuscita a esprimere attraverso i social che, nel suo caso, sono un modo per togliere la maschera, non per indossarla, come spesso succede (e come, spesso, le stesse piattaforme portano a fare). Togliere la maschera significa umanizzarsi, non idealizzarsi e, così facendo, permettere agli altri di non idealizzarci e di vederci come gli esseri umani che siamo, almeno in parte. Lei stessa ha detto che i social le hanno dato la possibilità di far vedere maggiormente se stessa, non “Bianca la modella”.
E attraverso i social ha parlato spesso di sorellanza, ha ammesso candidamente di avere un rapporto conflittuale con il tempo che passa e con l’idea di invecchiare, un processo fisiologico che, però, alle donne, non sembra permesso. Un rapporto complicato anche dal fatto che il suo mestiere si basa sull’estetica, sull’apparenza.
Sempre su Instagram racconta della sua diagnosi di tumore ovarico al terzo stadio, seguita da un intervento e dalla chemioterapia. Nel suo racconto ha mostrato la foto della cicatrice lasciatele dall’intervento, i tagli di capelli graduali e ha anche lanciato il progetto Turning Heads, presentato con una serie di scatti. «Quando mi è stato diagnosticato il cancro, sapevo in qualche modo che ce l’avrei fatta, ma mi preoccupavo molto di non poter più provvedere alla mia famiglia. Il mio valore professionale è sempre stato intrinseco al mio aspetto, e con una lunga cicatrice sull’addome e senza capelli, non incarno lo stereotipo della modella in questo momento – ha scritto in inglese nel post che accompagna lo shooting. – Essere costretta a letto mi ha anche fatto capire che associo fortemente la mia autostima alla produttività. Per farla breve, ho chiamato il mio incredibile team e ho espresso il mio bisogno di sentirmi di nuovo “normale” attraverso il lavoro. Hanno ascoltato e abbracciato con entusiasmo questo progetto. ‘Turning Heads’ è un lavoro d’amore che significa tanto per me».
Ancora una volta, Bianca Balti è diventata narratrice della sua storia e nella sua storia c’è anche la malattia. Lei stessa ha detto che le persone non devono identificarsi e non devono essere identificate con la loro malattia. La rappresentazione e il racconto di autodeterminazione che le porta avanti certo non è l’unica esistente ma è la sua: è Bianca Balti che rimane se stessa e sceglie di raccontare se stessa. In questo – ci permettiamo di dire – non dovrebbe esserci il giudizio, la manipolazione e la strumentalizzazione della storia altrui, ma dovremmo rimanere noi.
In copertina – Crediti: ANSA/ETTORE FERRARI
