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    Home » Archivio Storico » 2022 » Ambasciatore russo: negoziati fermi ma una tregua è possibile
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    Ambasciatore russo: negoziati fermi ma una tregua è possibile

    Micaela FerraroDi Micaela FerraroGiugno 3, 2022
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    Zelensky promette: “la vittoria sarà nostra”

    Secondo l’ambasciatore russo in Italia Sergey Razov, nonostante il blocco a cui si è arrivati “ci sono sempre possibilità” di arrivare a una tregua: «dobbiamo usarle in modo tempestivo e abile. Tutti i conflitti prima o poi finiscono con accordi di pace. C’è una base per una soluzione politica del conflitto: questo è il progetto di trattato di pace russo, redatto sulla base di un incontro abbastanza produttivo delle delegazioni russa e ucraina a Istanbul. Sfortunatamente, questo nostro progetto rimane senza risposta e i negoziati diretti russo-ucraini si sono arenati», ha spiegato.

    Razov ha aggiunto che il presidente Putin in una conversazione telefonica con il premier italiano Mario Draghi “ha spiegato in modo abbastanza esaustivo la nostra posizione” riguardo al blocco del trasporto del grano via mare. «Non è stata la Russia a minare le acque costiere dell’Ucraina, non stiamo bloccando l’uscita delle navi dai porti. La minaccia alla sicurezza alimentare mondiale, di cui si parla e si scrive molto oggi, non è da ultimo legata alle sanzioni imposte dall’Occidente contro la Russia. In ogni caso, le trattative sono necessarie, e sono attualmente in corso».

    Inoltre ha dichiarato che Putin si è congratulato con Sergio Mattarella per la festa della Repubblica e si è mostrato amareggiato per il mancato invito da parte del capo dello Stato al concerto del 2 giugno: «In tutti questi anni io e mia moglie abbiamo assistito con grande piacere al solenne ricevimento del Presidente della Repubblica Italiana in occasione della Festa Nazionale con esibizioni di eccellenti gruppi musicali. Niente da fare – la politica è politica».

    Per concludere, Razov ha parlato della possibilità che Salvini si rechi a Mosca: «qualsiasi sforzo di mediazione dettato dal buon senso e da un sincero desiderio di raggiungere una soluzione politica potrebbe essere richiesto. Il senatore Matteo Salvini è una figura politica nota in Russia, leader di un grande partito rappresentato in Parlamento e membro della coalizione di governo. Non ci sono stati ostacoli da parte nostra per il suo viaggio in Russia e i relativi contatti. Quanto alle discussioni negli ambienti politici italiani e sulla stampa di alcune questioni relative a questo viaggio, allora, sarete d’accordo, la Russia non c’entra niente».

    Razov si è infine concentrato sul ruolo rivestito dall’Italia fino a questo momento nella guerra e ha parlato del piano di pace. «Non è stato consegnato alla parte russa, il che è piuttosto strano, dal momento che, a giudicare dalle notizie della stampa italiana, i suoi punti chiave ci riguardano direttamente. In ogni caso, i punti del piano relativi all’appartenenza territoriale e allo status della Crimea e delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk sono per noi inaccettabili.

    Le relazioni tra Italia e Russia purtroppo, si sono deteriorate. Molti formati e meccanismi di dialogo che funzionavano efficacemente sono stati congelati, il commercio è in calo, la cooperazione culturale è stata sostanzialmente ridotta, i dipendenti dell’Ambasciata russa sono stati espulsi senza motivo, e non c’è neanche bisogno di parlare della linea dominante nei mass media italiani nei confronti della Russia. A me, come persona che lavora in Italia da parecchio tempo in qualità di Ambasciatore, quello che sta succedendo provoca amarezza e rammarico. L’Italia gisce nel quadro delle decisioni collettive, guidata da considerazioni di solidarietà euro-atlantica e disciplina di blocco. Non mi stanco mai di ripetere: in tali periodi storici di crisi sono particolarmente richiesti un approccio equilibrato, che tradizionalmente ha contraddistinto la diplomazia italiana, e la capacità di vedere e lavorare per il futuro, per non perdere tutto quello che di positivo è stato accumulato in decenni del partenariato costruttivo e della cooperazione reciprocamente vantaggiosa».

    E sull’invio di armi: «Riempire l’Ucraina con armi moderne dà a Kiev l’illusione della possibilità di vittoria sul campo di battaglia, ma in realtà non fa altro che prolungare il conflitto, moltiplicando vittime e distruzione. La fornitura di MLRS, in grado di colpire obiettivi in Russia dal territorio dell’Ucraina, introduce un ulteriore elemento che complica la situazione. La promessa fatta pubblicamente di Kiev di non colpire con questo tipo di armi il territorio russo non deve essere presa sul serio. A questo proposito, ci sono state notizie sulla stampa secondo cui l’Italia, come alcuni altri paesi della Nato, sta fornendo all’Ucraina obici da 155 mm con una gittata sufficiente per bombardare il territorio delle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. È stato documentato che a causa dei bombardamenti con questo tipo di armi nelle pacifiche città di Donetsk e Lugansk muoiono civili, anche bambini».

    Intanto, in Ucraina, il presidente Zelensky ha pubblicato un breve videomessaggio in cui fa il punto della situazione per le strade di Kiev, dichiarando: “sono 100 giorni che difendiamo l’Ucraina. La vittoria sarà nostra”. Attorno a lui i fedelissimi, che sono nominati uno per uno: il primo ministro Denys Smihal; David Braun in rappresentanza del Parlamento, Andrii Yermak, capo di gabinetto del presidente, Mikhail Podolyak, consigliere del presidente Zelensky e negoziatore per l’Ucraina.

    di: Micaela FERRARO

    FOTO: SHUTTERSTOCK

    ambasciatore russo italia negoziati razov salvini
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    Micaela Ferraro

    Apprendista presso la vita, appassionata di giornalismo e comunicazione. Lettrice accanita e scrittrice un po' polemica, con un passato da animatrice nel turismo: potevo scegliere se accontentarmi o se inseguire un sogno e ho deciso di essere felice.

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