Nella storia di ognuno c’è uno scrigno di ricordi con inciso uno scudetto tricolore. Ma, precisamente, di che colore è? Dipende
Si fa presto a dire “maglia azzurra”, ma, in 114 anni di storia della Nazionale, sono cambiati i colletti, le maniche, i tessuti, gli sfondi, la vestibilità, gli abbinamenti con calzoncini e calzettoni. Ma, soprattutto, la tonalità del colore. Del resto la maglia di un Paese votato alla moda non poteva che rispecchiare, e talvolta anticipare, gli stili del momento.
Il colore ufficiale della Nazionale di calcio dell’Italia è “azzurro Savoia”, una saturazione cromatica compresa fra il blu pavone e il pervinca. Ma non ne esiste una codifica univoca. Partendo da questa base, le casacche passeranno dall’azzurro pallido al “quasi blu”, esplorando ogni sfumatura di cielo.
Gli albori

In realtà, nel maggio 1910 gli Azzurri esordiscono in… bianco, perché a pochi giorni dalla partita non si era trovato un accordo sul colore ufficiale e quindi si decise di non colorarla. Il 15, contro la Francia, la divisa della squadra fu completamente candida, con polsini e collo inamidati e nastro tricolore appuntato sopra. Idem nel secondo incontro e solo alla terza prova, il 6 gennaio 1911, comparve per la prima volta l’azzurro. La divisa era formata da un colletto a polo, con pantaloncini bianchi e calzettoni neri con striscia orizzontale. Infine, sul lato sinistro delle neonate maglie azzurre venne cucito come lo stemma la croce sabauda. È proprio in onore della casa reale che venne scelto il colore, nello stemma dal 1360, per la devozione al manto della Vergine Maria.
La maglia del 1911 restò invariata fino al 1927, quando allo stemma sabaudo sul petto vennero aggiunti corona e fascio littorio. La tonalità di azzurro si fece più scura e intensa mentre il colletto a polo lasciò il posto ad un più semplice scollo a “V”, che caratterizzò le maglie degli azzurri nella conquista di due titoli mondiali nel 1934 e nel 1938 e di un oro olimpico nel 1936 sotto la guida di Vittorio Pozzo. Nello stesso periodo, l’Italia utilizzò anche delle divise completamente nere, un chiaro riferimento al regime. Una curiosità: i numeri sulle maglie comparvero per la prima volta nel ‘39, erano scritti a mano su un quadrato di pannolenci.
Dopo lo stop per le attività belliche, il colore restò azzurro scuro e intenso, mentre si alternarono i modelli (con colletto, a girocollo, perfino un modello coi laccetti, nel ‘48). Nel 1945 tornò sulle maglie il simbolo di Casa Savoia, e, nel 1946, con la nascita della Repubblica Italiana, vennero indossate casacche senza alcun simbolo, per arrivare al 1947, quando venne scelto di apporre uno scudetto tricolore sulle divise. Dopo la tragedia di Superga del 4 maggio 1949, dove morì in un incidente aereo tutta la squadra del Grande Torino, che costituiva l’ossatura della Nazionale, la maglia venne prodotta con un inserto nero sulla manica destra.
Tolto il lutto, al campionato del mondo 1950 la nazionale si presentò con una maglia di lana scollo a “V” e il classico scudetto tricolore sul petto. Nel 1952 la casacca tornò al girocollo e allo scudetto tricolore fu aggiunta la scritta “ITALIA”. Sempre nel 1952 anno lo scollo a “V” lasciò lo spazio al più classico girocollo, e questa divisa venne utilizzata anche al campionato del mondo 1954, dove fu indossata in tutti e tre gli incontri (con Belgio e due volte con la Svizzera). La nuance della maglia, prodotta dal maglificio Viralfa di Roma, tese più al blu pavone.
Al campionato del mondo 1962 gli Azzurri sfoggiarono nuovamente una polo, con colletto e tre bottoni; i calciatori in campo si divisero tra chi indossava la maglia con i bottoni slacciati e chi no. La polo, che tornò di un azzurro intenso, fu realizzata dal Lanificio Fedeli. Già l’anno dopo tornò il girocollo. Nell’indecisione, al Campionato del Mondo del ‘66, la Nazionale giocò con due modelli di maglie diversi, prodotti da Marango Sport.

La nuance di azzurro restò invariata anche se cambiarono i fornitori (Tuttosport e Atala Sport), fino ai Mondiali 1970, quando la casacca di lanetta leggera è di un azzurro intenso. La maglia della “partita del secolo” (Italia-Germania 4-3), resterà impressa a lungo nell’immaginario collettivo, anche se non fu immortalata con la coppa, vinta dal Brasile di Pelè. Negli anni seguenti la prima divisa rimase pressoché invariata.
Gli sponsor tecnici
Nel 1974 avvenne una svolta epocale nelle divise della nazionale, con l’arrivo del primo sponsor tecnico, l’azienda tedesca Adidas. Il marchio non comparve per volere della FIGC. Nel campionato del mondo di quell’anno, in Germania Ovest, la maglia rimase la stessa realizzata dal maglificio italiano Landoni, ma sui calzettoni azzurri comparvero le tre strisce bianche del marchio. Nel quinquennio a seguire, la casacca restò invariata, anche se realizzata da vari maglifici.
L’azienda francese Le Coq Sportif divenne sponsor tecnico nel 1979 e, al campionato d’Europa 1980, propose una prima divisa minimalista, leggermente più scura, quasi un blu “francese”. La novità più importante venne introdotta in occasione della partecipazione degli Azzurri alla Coppa d’Oro dei Campioni del Mondo, più nota come “Mundialito“, nel 1981 in Uruguay: la prima maglia fu contraddistinta da un colletto a polo con bordini tricolori, riproposti anche sui bordi delle maniche. La sfumatura di azzurro tornò brillante. Inoltre, la nuova maglia era fatta di un particolare tessuto sintetico, concepito per i climi caldi, leggero e con ampia traspirazione. Anche lo stemma venne modernizzato, dopo trent’anni, con l’inserimento della scritta FIGC. Si tratta della maglia forse più amata: verrà immortalata nel Mondiale del 1982. «Sicuramente la maglia per eccellenza – sostiene il giornalista antropologo Alessandro Lancellotti -. L’icona di Paolo Pablito Rossi che corre sorridendo è incisa nella mente anche di chi, come me, nel 1982 non era neanche nato».

Il titolo comportò una modifica dello stemma cucito sulle maglie (rimaste uguali per trama e particolari) per celebrare la terza stella. L’ultimo cambiamento nelle divise Le Coq Sportif si ebbe nel 1984 con un’ulteriore modifica dello stemma. Nel 1985 divenne sponsor tecnico della nazionale, per soli tre incontri, l’azienda italiana Ennerre cui subentrò, nel maggio del 1985, la Diadora. La principale innovazione fu l’introduzione di un tessuto acetato e lucido, per delle casacche dalla vestibilità più larga. Resta indimenticabile l’effetto addosso agli Azzurri sfortunati protagonisti della delusione al Mondiale casalingo nel 1990.

«Si tratta di una svolta epocale – spiega il collezionista Enrico Di Mauro -, ma in negativo. Le maglie in lanetta venivano realizzate artigianalmente, quindi, “uniche”. Con l’avvento dell’acetato, la produzione diventa standard e il valore, di conseguenza, diminuisce. Inoltre lo stesso modello di maglia veniva indossato da diverse squadre e diventa, quindi, meno interessante».
Nella seconda metà del 1991 arrivarono delle modifiche, anche se lievi, consistenti nelle rifiniture tricolori di colletto e bordo manica non più lineari ma a triangolini (e ancora il logo della FIGC). In occasione dei Mondiali fu portata una versione con lo stemma della Federazione serigrafato, tono su tono, per tutta la maglia, creando un effetto mai avuto prima.
Fu poi la volta della Nike, che fece il suo esordio come sponsor tecnico nel 1995: il logo non apparve in nessuna maglia indossata dagli Azzurri, nel principio del divieto imposto dalla FIGC, mentre fu riprodotto nelle repliche in vendita. La casacca fu totalmente rivoluzionata rispetto al passato: su un tessuto di un azzurro brillante, per la prima volta il colletto era bianco con rifiniture in oro, i bordi delle maniche tornarono con le strisce tricolori e, soprattutto, la serigrafia di sfondo era ancora più vistosa di quella precedente: una fantasia a zig-zag con un grande stemma centrale che riproduceva un tricolore, la scritta “ITALIA”, tre stelle (delle quali quella centrale più grande) e una ulteriore scritta riportante gli anni dei tre titoli mondiali vinti (1934, 1938 e 1982). La vestibilità era ulteriormente aumentata rispetto alla precedente.
Al campionato d’Europa 1996 l’Italia portò una nuova divisa: su una base di colore leggermente più scura, nella casacca venne tolta la serigrafia centrale e fu introdotta una maglia azzurra con la combinazione di colori bianco e bronzo riprodotta sul colletto (tornato azzurro in questa divisa) e nei bordi delle maniche. Sul lato sinistro venne serigrafato il logo della Federcalcio. Questa versione viene ricordata (anche) per il dettaglio della scritta “ITALIA”, sul retro, all’altezza del fondoschiena.
Nel 1999 divenne nuovo sponsor tecnico l’azienda torinese Kappa e, per la prima volta, la Federazione consentì allo sponsor tecnico di apporre il proprio logo sulle maglie, che fu inserito sul lato sinistro, in maniera speculare al tricolore, e sui pantaloncini. Come nel 1966, la doppia divisa; una a maniche lunghe con girocollo e una a maniche corte con collo a V, su una base azzurro intenso, come negli anni ‘70. Dopo quindici anni tornò lo scudetto tricolore a lato destro della maglia, al quale vennero aggiunte al di sopra di esso le tre stelle dorate rappresentanti i tre titoli mondiali vinti.

La divisa per l’Europeo 2000 era composta da una maglia molto attillata dallo stile semplice, con tonalità di azzurro più chiare e dettagli più scuri che convergevano verso il colletto, tornato a girocollo come unico modello. Altre modifiche furono le tre stelle spostate sulla manica destra, anziché sopra lo scudetto tricolore,e il logo dell’azienda eliminato dal corpo della maglia e riproposto sdoppiato sopra entrambe le maniche. Al campionato del mondo 2002, la maglia cambiò di pochissimo: vennero modificati colletto e cuciture, il tessuto fu ulteriormente più aderente e la tonalità dell’azzurro ancora più chiara rispetto a quella dell’europeo del 2000.
Il 2003 è l’anno in cui divenne sponsor tecnico l’azienda tedesca Puma, che torna all’azzurro intenso, con i numeri con bordi bianchi e oro al centro. Per stemma rimase lo scudetto, con le tre stelle lasciate sopra la manica destra, e il nuovo logo appariva sia nel corpo, lato sinistro speculare allo stemma, sia su entrambe le maniche. Nel 2004, per la prima volta nella storia delle divise azzurre, lo stemma venne spostato al centro della maglia.

Il 1º marzo 2006, contro la Germania a Firenze, gli Azzurri indossarono per la prima volta la divisa che avrebbero utilizzato nel vittorioso Mondiale. Su una base leggermente più pervinca, ai lati vi erano due strisce blu navy. I critici osservarono che sembravano delle macchie di sudore. Ma, come le altre maglie vincenti, entrò nell’immaginario collettivo e le polemiche passarono in giudicato.
Dopo la conquista del titolo mondiale, la divisa subì la modifica nello stemma poiché il logo della Federazione venne cambiato per l’aggiunta della quarta stella. Nel 2008, si tornò ad maglia semplice e di un azzurro leggermente più scuro, con colletto a “V” e bordi color oro. Il tessuto era retina a due strati. Il 2 settembre fu un giorno storico per la divisa della nazionale: l’Italia campione del mondo in carica, era la prima selezione a potersi fregiare sulle maglie del Champions Badge, neonato stemma che la FIFA consentiva di utilizzare alla squadra vincitrice del campionato mondiale di calcio.
Nel 2009, per la partecipazione alla Confederations Cup, la nazionale indossò una maglia celebrativa del periodo d’oro ante-guerra: alla casacca azzurro pallido, vennero abbinati calzoncini e calzettoni marroni (colore scelto per evitare il nero del Ventennio, e provocò alcune discussioni).
Nel 2010, in occasione del mondiale in Sudafrica, esordì la casacca azzurra che presentava due linee ondulate bianche lungo le spalle, con formato aderente e trama della maglia che riportava un’armatura. Su una vestibilità media, il colletto aveva i bordini verde, bianco e rosso; i pantaloncini, bianchi, furono ispirati al pugilato, per un’alta fascia in vita al cui centro vi era la bandiera italiana incastonata in un riquadro dorato. Invece, la nuova divisa per il campionato d’Europa 2012 presentava una nota di pervinca e aveva un colletto alla coreana bianco, con il tricolore per onorare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Frontalmente vi era un texture con un particolare intarsio. Sotto le braccia, nelle maniche e sulla schiena il tessuto era differente.
Per la partecipazione dell’Italia alla Confederations Cup 2013 la Puma realizzò una divisa che ricalcava quella dei precedenti europei, mantenendo in rilievo la grafica nella parte alta del petto. La novità principale riguardò il richiamo al tricolore italiano, con i bordi rosso per la manica sinistra e verde per la manica destra, uniti ad un inserto triangolare bianco nel colletto. Un profilo celeste fluorescente accompagnava i bordi del colletto, l’attaccatura delle maniche e il contorno di nomi e numeri
La divisa per il campionato del mondo 2014 mantiene lo stesso punto di azzurro, aveva un colletto, stretto, chiuso da due bottoni mentre altri bottoni, per lo scollo, risultavano nascosti. Due righe bianche correvano lungo la parte centrale, mentre sui bordi delle maniche tornarono i colori della bandiera italiana. Non c’è alcuno sfondo, che, invece, è stato riproposto per gli Europei 2016, con un elegante rigato, che nacque come «omaggio alla grande tradizione della sartoria italiana». Il colore azzurro era accompagnato da finiture dorate e il colletto a girocollo risultava lievemente rialzato. Lungo le spalle e le maniche scorreva una banda delimitata da due righe in oro.
La maglia progettata per i Mondiali del 2018 ha una storia triste: non farà mai il suo esordio ufficiale poiché, per la prima volta, gli Azzurri non si qualificarono alla competizione iridata. Era di un azzurro vivo e con assenza di cuciture, venne disegnata con riferimenti al tricolore sui bordi delle maniche e dietro il colletto.
Ben diverso il destino della maglia per il Campionato d’Europa 2020, posticipato all’anno successivo a causa della pandemia. La maglia presentava un collo e bordini delle maniche blu navy e classici motivi rinascimentali in una moderna grafica geometrica su sfondo azzurro. Fanno il loro esordio assoluto i pantaloncini blu-navy.

A fine maggio 2022, dopo la seconda eliminazione consecutiva, la Puma presenta l’ultima sua divisa: sullo stesso punto di azzurro, tonalità diverse disegnano 4 quadrati, ad omaggiare gli altrettanti titoli mondiali vinti in passato. Il tessuto, spiegò l’azienda tedesca, è il più leggero e confortevole mai realizzato nei loro laboratori. L’azienda tedesca saluta Coverciano dopo 20 anni.
L’Italia chiamò

Nel gennaio 2023 viene presentata una nuova divisa, la prima firmata dal nuovo sponsor tecnico Adidas: con una tonalità di azzurro più scuro, con toni di pervinca, il design delle nuove maglie è ispirato al marmo, «elemento naturale, geografico e culturale che rappresenta l’Italia, e con lei molti monumenti e luoghi culturali del Paese nel corso dei secoli». Il tricolore è inserito, a bordini sottili, sui fianchi e sulle spalle, contornando le iconiche “tre strisce“. Le maniche e il colletto sono arricchite di dettagli dorati.
Molto diversa la maglia per il prossimo campionato europeo, che ripropone l’azzurro brillante degli anni ‘90, ma con novità: le strisce che rappresentano il marchio non saranno tutte e tre bianche ma tricolori; i fianchi saranno di un colore più scuro, simile alla scelta del 2006.
«Una maglia che fa marcia indietro rispetto a certe “pacchianate” viste in passato. Mi piace, anche se avrei preferito una tinta completamente unita, senza le bande ai fianchi» è il giudizio dell’esperto Di Mauro.
Sul retro del colletto c’è scritto: “L’Italia chiamò“. Dopo gli ultimi anni deludenti, l’Italia chiama di sicuro: spetta agli Azzurri (di qualsiasi nuance) rispondere.
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