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I governatori degli Stati dell’Amazzonia hanno chiesto al futuro presidente di ospitare la prossima edizione del summit nel 2025

Nonostante l’insediamento nel suo terzo mandato avvenga ufficialmente il primo gennaio 2023, Lula ha presenziato alla Cop27 di Sharm El-Sheik per lanciare un importante segnale di discontinuità rispetto al predecessore Bolsonaro sulle tematiche ambientali.

Visitando il padiglione dell’Amazzonia, Lula ha ribadito che “il Brasile è tornato, dopo quattro anni di isolamento“, rilanciando anche “una forte lotta alla deforestazione” e “un Ministero dei popoli indigeni“.

Al suo arrivo al padiglione Lula è stato accolto da una folla di brasiliani, compresi alcuni indios con i tipici copricapi di piume.

Quanto alla deforestazione, Lula ripete che “dobbiamo prendere le risorse senza danneggiare la biodiversità“, dato che “l’Amazzonia è il cuore del mondo, dobbiamo convincere la gente che è meglio preservare gli alberi che abbatterli“.

Lanciando una stoccata al presidente in carica Bolsonaro, Lula ha anche dichiarato di “non voler fare nulla senza il dialogo. Non è possibile che un presidente non parli e non incontri i governatori“. A tal proposito, i governatori degli stati dell’Amazzonia hanno consegnato a Lula una lettera in cui chiedono che la Cop del 2025 si tenga proprio nel loro territorio.

«Siamo venuti alla Cop27 per parlare con il segretario generale delle Nazioni Unite e chiedergli che il summit si svolga fra tre anni in Brasile, e in particolare in Amazzonia, nello Stato di Amazonas o nello Stato di Parà».

Nonostante la calda accoglienza, in patria non sono mancate le polemiche sul mezzo impiegato da Lula per raggiungere l’Egitto: il jet privato di un miliardario brasiliano, suo amico, giustificato con motivi di sicurezza.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/KHALED ELFIQI

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