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Si tratta di una squadra del dipartimento di Giustizia che potrà vigilare sugli Stati e sulle leggi locali

Continua la battaglia dell’amministrazione Biden a tutela del diritto all’aborto. Il dipartimento di Giustizia ha infatti annunciato la creazione di una task-force, una squadra che stando a quanto riferito dalla Casa Bianca sarebbe al lavoro già da mesi in previsione della sentenza della Corte.

Questa squadra sarà guidata dal viceprocuratore generale Vanita Gupta e avrà il compito di vigilare sui Governo degli Stati e sulle leggi locali, assicurando la tutela dei diritti delle donne.

La task force avrà dunque il potere di intraprendere azioni legali contro gli Stati che violino la protezione federale sull’aborto ma, allo stesso tempo, tuteleranno le donne con azioni penali o civili ai dipendenti federali che le aiutino ad abortire.

«La Corte ha abbandonato 50 anni di precedenti e ha tolto il diritto costituzionale all’aborto, impedendo alle donne di tutto il Paese di essere in grado di prendere decisioni sui nostri corpi, la nostra salute e il nostro futuro – spiega Gupta in una nota. – Il dipartimento di Giustizia è impegnato a proteggere l’accesso ai servizi riproduttivi».

Freedomleaks è una piattaforma nata per raccogliere segnalazioni in modo anonimo e sicuro, su questioni d’interesse sanitario, politico e civile, lanciata dall’Associazione Luca Coscioni, presentato nel corso del Consiglio Generale, già attivo e utilizzabile in particolare sul tema “aborto” e quindi sull’applicazione della legge 1948/78.

Nonostante siano passati 44anni dall’entrata in vigore della legge 194, non è ancora possibile conoscere dove e come viene applicata, perché “i dati forniti dal Ministero della Salute sono in formato chiuso, aggregati per Regione e vecchi, e impediscono di sapere effettivamente le strutture che eseguono realmente interruzioni di gravidanza e la percentuale di obiettori presenti“, spiega l’associazione, sottolineando che la piattaforma “si rivolge a chiunque abbia qualcosa da segnalare nell’ambito dell’accesso al servizio d’interruzione volontaria di gravidanza: donne che hanno avutodifficoltà nel reperire informazioni, prenotare visite o appuntamenti, hanno ricevuto informazioni parziali, contraddittorie o scorrette, sono state trattate male o non hanno ottenuto la prestazione cui avevano diritto, ma anche studenti di medicina o specializzandi in Ostetricia e Ginecologia che hanno qualcosa da segnalare o raccontare“.

Cappato e Gallo, tesoriere e segretaria nazionale della stessa Luca Cascioni, si sono rivolte direttamente al ministro della Salute Roberto Speranza: «L’obiezione di coscienza sull’aborto diventa imposizione di coscienza quando non è governata, la struttura sanitaria ha l’obbligo di fornire assistenza. Speranza deve fare molto di più. A partire dalla responsabilità di comunicare i dati in modo aperto, aggiornato e non aggregati, è una prerogativa e un suo potere», ha concluso Cappato.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/WILL OLIVER