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    Home » Attualità » Aborto, i dati più aggiornati raccontano un’Italia che cambia. Ma il vero nodo resta la trasparenza
    Attualità

    Aborto, i dati più aggiornati raccontano un’Italia che cambia. Ma il vero nodo resta la trasparenza

    Alessia TurchiDi Alessia TurchiLuglio 3, 2026
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    dati aborto in Italia
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    Grazie agli accessi civici promossi da Chiara Lalli e Sonia Montegiove per l’Associazione Luca Coscioni emergono dati più recenti rispetto a quelli pubblicati dal Ministero della Salute. Un lavoro che riporta al centro non solo l’evoluzione dell’interruzione volontaria di gravidanza, ma anche il tema dell’accesso alle informazioni pubbliche.

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    Per comprendere come cambia il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza in Italia, oggi non bastano i dati ufficiali del Ministero della Salute. L’ultima relazione sull’applicazione della Legge 194, infatti, si ferma al 2023, lasciando scoperto un intervallo di tempo significativo in un ambito che riguarda un diritto sancito dalla legge e un servizio pubblico essenziale.

    A colmare almeno in parte questo vuoto informativo sono state le giornaliste Chiara Lalli e Sonia Montegiove, che, nell’ambito della campagna “Mai dati”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni in collaborazione con Associazione OnData, hanno richiesto alle singole Regioni i dati più aggiornati attraverso lo strumento dell’accesso civico previsto dal FOIA, il Freedom of Information Act.

    Il risultato è una fotografia molto più recente rispetto a quella disponibile nelle pubblicazioni ministeriali. I dati, relativi al 2024 e in parte al 2025, sono stati raccolti e resi pubblici nel repository del progetto Liberiamoli tutti!, iniziativa curata da ActionAid Italia, info.nodes, OnData e Transparency International Italia, permettendo così a cittadini, ricercatori e giornalisti di analizzare un fenomeno che, altrimenti, resterebbe documentato con diversi anni di ritardo.

    L’elemento che emerge con maggiore evidenza riguarda la crescita dell’aborto farmacologico. Nel 2024 questa modalità di interruzione volontaria della gravidanza è ormai prevalente nella maggior parte delle Regioni italiane: in 15 delle 17 che hanno fornito dati completi supera il 50% del totale delle IVG.

    In alcune realtà il ricorso alla procedura farmacologica è ormai nettamente dominante. Il Molise registra il dato più elevato, con l’88,7% delle interruzioni effettuate attraverso la somministrazione dei farmaci previsti dalla normativa. Seguono Basilicata, Lazio, Emilia-Romagna e Umbria, tutte oltre il 70%. Situazione diversa, invece, in Friuli-Venezia Giulia e Marche, dove la quota resta rispettivamente al 40,2% e al 41,5%.

    Anche l’evoluzione rispetto all’anno precedente mostra un’Italia che procede a velocità differenti. La Sardegna registra l’incremento più consistente, con un aumento di 16,5 punti percentuali tra il 2023 e il 2024. Crescono in maniera significativa anche Veneto e Sicilia, mentre Liguria e Umbria segnano una lieve diminuzione rispetto all’anno precedente.

    Tra i dati raccolti emerge anche un altro elemento significativo: nel 2024 il Lazio presenta il più alto tasso di abortività del Paese, con 8,31 interruzioni volontarie di gravidanza ogni mille donne tra i 15 e i 49 anni. Si tratta di un indicatore che, come ricordano gli esperti, va sempre letto considerando fattori quali la mobilità sanitaria, la distribuzione delle strutture autorizzate e le caratteristiche demografiche delle diverse aree del Paese.

    Se però i numeri raccontano un cambiamento nell’accesso all’IVG farmacologica, il lavoro di raccolta dati mette in evidenza soprattutto un altro problema: quello della trasparenza.

    Ancora oggi le informazioni disponibili attraverso i canali istituzionali risultano spesso datate, aggregate e poco utilizzabili per analisi approfondite. Le relazioni ministeriali pubblicano infatti dati medi regionali, senza consentire di conoscere la situazione delle singole strutture sanitarie, elemento che permetterebbe valutazioni più precise sull’organizzazione dei servizi e sull’applicazione concreta della Legge 194.

    Per ottenere dati aggiornati è stato quindi necessario presentare decine di richieste di accesso civico alle singole amministrazioni regionali. E anche in questo caso il quadro appare frammentato. Alcune Regioni hanno risposto inviando dati completi, altre hanno trasmesso informazioni solo parziali o in formati difficilmente elaborabili. Il Piemonte, ad esempio, non dispone ancora di dati validati per il triennio 2023-2025; la Calabria non ha trasmesso dati numerici; la Provincia autonoma di Trento ha rimandato direttamente alle singole strutture sanitarie. In altri casi, come Toscana, Emilia-Romagna, Marche e Abruzzo, i dati relativi al 2025 risultano ancora incompleti.

    Una situazione che, secondo le promotrici dell’iniziativa, evidenzia come il FOIA continui a essere utilizzato per ottenere informazioni che dovrebbero essere già pubbliche, aggiornate e facilmente consultabili.

    «Non è pensabile che non ci sia ancora l’accesso alle informazioni su un servizio come l’interruzione volontaria della gravidanza o sugli altri diritti fondamentali e servizi pubblici», dichiarano Chiara Lalli e Sonia Montegiove. «Il FOIA resta uno strumento importante, ma non può sostituire una politica dei dati aperti, aggiornati e realmente accessibili. Oggi chiediamo un passo ulteriore: pubblicazione sistematica, standardizzata e disaggregata dei dati, senza costringere ogni volta a mandare centinaia di richieste per ottenerli».

    La riflessione che emerge da questa indagine va oltre il tema dell’aborto. Riguarda il rapporto tra cittadini e istituzioni e il modo in cui vengono gestite le informazioni pubbliche. In una fase storica in cui il dibattito si sviluppa sempre più spesso attorno a temi divisivi, poter contare su dati aggiornati, verificabili e facilmente accessibili rappresenta una condizione essenziale per costruire opinioni consapevoli.

    Al di là delle diverse sensibilità che inevitabilmente accompagnano il tema dell’interruzione volontaria di gravidanza, questa vicenda pone una questione più ampia, che riguarda il funzionamento stesso di una democrazia. Il punto, infatti, non è l’aborto in sé, ma la disponibilità delle informazioni.

    Non dovrebbe essere necessario che giornalisti, associazioni o cittadini presentino decine di richieste di accesso agli atti per ottenere dati relativi a un servizio pubblico. La trasparenza non è una concessione delle istituzioni, ma uno degli strumenti attraverso cui si costruisce la fiducia tra amministrazione e cittadini.

    Disporre di dati aggiornati, completi e consultabili non serve a sostenere una posizione ideologica piuttosto che un’altra ma serve, più semplicemente, a consentire un dibattito fondato sui fatti e non sulle percezioni. È una condizione indispensabile perché il giornalismo possa esercitare il proprio ruolo di controllo, perché la ricerca possa produrre analisi attendibili e perché la politica possa essere valutata sulla base di elementi concreti.

    Se a dieci anni dall’introduzione del FOIA è ancora necessario ricorrere all’accesso civico per conoscere l’andamento di un servizio pubblico previsto dalla legge, la vera domanda forse non riguarda soltanto i numeri dell’interruzione volontaria di gravidanza, ma il livello di trasparenza che il nostro sistema istituzionale è oggi in grado di garantire.

    Fonti

    • Associazione Luca Coscioni, comunicato stampa “Mai dati 2026”.
    • Elaborazione dati di Chiara Lalli e Sonia Montegiove in collaborazione con Associazione OnData.
    • Repository del progetto “Liberiamoli tutti!”: https://github.com/ondata/liberiamoli-tutti/tree/main/maidati_ivg_2026
    • Ministero della Salute, Relazione al Parlamento sull’attuazione della Legge 194/1978 (ultima disponibile con dati 2023).
    aborto alessia turchi associazione luca coscioni legge 194
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    Alessia Turchi
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    Si occupa di comunicazione e strategia, con un percorso professionale dedicato allo sviluppo di progetti editoriali e alla valorizzazione di persone, imprese e idee. Oggi è Vice Direttrice de Il Mondo – Rivista, dove scrive di cultura, società, innovazione e dei cambiamenti che attraversano il nostro tempo. In precedenza ha collaborato con l’Associazione Luca Coscioni e partecipato a iniziative e trasmissioni dedicate ai temi del lavoro, dell’inclusione e dei diritti.

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