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Il partito del presidente si piazza lontano dalla maggioranza assoluta e dovrà necessariamente scendere a compromessi con la coalizione di Mélenchon, seconda, e Marine Le Pen, terza forza del Paese

Le elezioni legislative in Francia si sono concluse con un sostanziale ribaltamento di quanto ci raccontavano le urne due mesi fa, in occasione delle presidenziali. La tornata infatti, che ha rinnovato il Parlamento francese, ha portato a una vera e propria débacle per la coalizione di Emmanuel Macron, che si è visto “scavallare” a destra dal partito di Le Pen e a sinistra dalla coalizione di Mélenchon.

L’indicazione più chiara arrivata a scrutinio quasi ultimato è che il presidente ha perso la maggioranza assoluta: il suo partito Ensemble! ha ottenuto 247 seggi (per la maggioranza assoluta ne sarebbero serviti 289), la Nupes, coalizione di sinistra guidata da Jean-Luc Melenchon, conquista 142 seggi, il Rassemblement National 89 seggi, i Republicains 64 seggi.

Gli altri seggi sono stati ripartiti fra i restanti partiti minori, con la sinistra che ne conquista 13, altri partiti minori di destra 8, i partiti di centro cinque, l’estrema destra due, i regionalisti 6.

Un altro dato interessante riguarda l’affluenza, molto bassa come previsto con un’astensione che oscilla fra il 53,5 e il 54%.

«La sconfitta del partito del presidente è totale e non c’è nessuna maggioranza» ha commentato Mélenchon che non rinuncia all'”ambizione di governare il Paese”.

Il successo più eclatante è quello ottenuto da Marine Le Pen, sconfitta alle presidenziali che però regge bene l’urto delle legislative e riesce a decuplicare il numero di deputati in Parlamento, diventando la terza forza politica della Francia.

«Siamo riusciti ad eleggere un gruppo molto forte di deputati all’Assemblea, che d’ora in poi sarà ancora più nazionale – rivendica Le Pen – Sarà di gran lunga il più numeroso della storia della nostra famiglia politica».

In base a un regolamento del 2007, i ministri nominati dal presidente che non “passino” il vaglio delle legislative sono tenuti a dimettersi. Così, mentre la prima ministra Elisabeth Borne è stata eletta con il 52,64%, diversi altri esponenti vicini al presidente dovranno fare un passo indietro.

Fra questi il presidente dell’Assemblea nazionale Richard Ferrand e tre ministri: Amélie de Montchalin alla Transizione Ecologica, Brigitte Bourguignon alla Salute e Justine Bénin agli Affari marittimi.

Lo scenario inedito preoccupa il Governo, con la premier Borne che mette in guardia sull’instabilità che “rappresenta un rischio per il nostro Paese viste le sfide che dobbiamo affrontare“. La prima ministra ha quindi lanciato un appello alle forze politiche chiedendo “buona volontà” per unirsi e “costruire una maggioranza d’azione” capace di giungere a dei “compromessi“.

La Nuova unione popolare ecologica e sociale di Mélenchon punta a una coabitazione, ossia una situazione non insolita nei sistemi semipresidenziali come quello francese in cui la maggioranza parlamentare e il capo dello Stato coesistono pur appartenendo a schieramenti opposti. L’alternativa sarà comunque una maggioranza relativa e quindi necessariamente impostata sul compromesso.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/EPA/GONZALO FUENTES