Alle presidenziali russe si candida un politico che raccoglie i sentimenti anti bellicosi. Quanto incarna la protesta e quanto invece potrebbe essere utile a Putin
Il consigliere municipale nella regione di Mosca 60enne Boris Nadezhdin è lo sfidante del presidente Vladimir Putin alle presidenziali russe, che si terranno a marzo.
In molti cittadini hanno sostenuto il candidato alternativo al quinto mandato dell’attuale presidente firmando a favore della candidatura, seppur il politico non goda di grande fama in Russia, a causa della sua poco sfavillante carriera politica.
Chi è Nadezhdin
Nato il 26 aprile del 1963 in Uzbekistan, attualmente risiede a Dolgoprudnyj. La carriera dello sfidante di Putin inizia negli anni ‘90 quando viene eletto nel consiglio comunale proprio di Dolgoprudny, nella regione di Mosca, i primi passi politici li muove nel Movimento per le riforme democratiche e nel 1995 tenta l’elezione alla Duma con il partito dell’Unità e della Concordia. Nadezhdin lavora con Boris Nemtsov (primo vice primo ministro della Federazione Russa) – forte oppositore di Putin ucciso a colpi d’arma da fuoco mentre attraversava il Ponte Bol’šoj Moskvoreckij, vicino al Cremlino – e come assistente di Sergei Kiriyenko, figura di spicco della politica interna russa. Nel 1999 Nadezhdin viene eletto alla Duma nelle fila di Unione delle Forze di Destra senza ricoprire incarichi paticolarmente prestigiosi. Durante la legislatura Nadezhdin presenta oltre un centinaio di emendamenti e propone una riforma del sistema di nomina dei governatori, inoltre compone la propria versione dell’inno russo.
Nel 2003 i partiti liberali perdono alle elezioni e da allora non riescono più ad accedere in parlamento, sulla spinta di ciò Nadezhdin decide di sostenere la carriera politica dell’uomo d’affari Michail Chodorkovskij, nel 2008 decide di lasciare il blocco liberale e si unisce al partito Giusta causa di Boris Titov. Tre anni più tardi Nadezhdin si scontra con il leader del partito, Mikhail Prokhorov, e annuncia di voler fondare un proprio soggetto politico; di lì a poco però diviene confidente del leader del partito Russia giusta, Sergej Mironov, partito con cui viene eletto nel 2019 deputato della Duma. Nadezhdin, dunque, orbita nell’ambito delle forze politiche liberali e filo occidentali della Federazione Russa.
Nel 2015, inoltre, si candida alle primarie del partito di Putin, Russia Unita, e ha tentato di rappresentare altri partiti che, però, non sono entrati nella Duma. Parallelamente è apparso spesso in tv, nei talk show politici, e dal 2022 si è pubblicamente opposto alla guerra in Ucraina, ma definendola nel modo imposto dal governo “operazione militare speciale”. Al momento della notizia della sua corsa alle presidenziali è così subito divenuto il candidato “pacifista” e oppositore di Putin. La pratica, però, è nota in Russia e da anni viene utilizzato lo stesso copione: un politico che si presenta come indipendente e critico verso il governo ha il ruolo specifico di attirare i voti di protesta e valutare così il potenziale dell’opposizione russa. Nadezhdin respinge chi sostiene questa tesi e alla domanda di giornalisti indipendenti “perché tutti vengono puniti per aver criticato la guerra e lei no?”, risponde “non lo so”. Nel suo manifesto politico Nadezhdin scrive: «partecipo alle elezioni perché sono sicuro che oggi è un dovere verso il mio Paese, verso i miei antenati e i miei discendenti. Negli ultimi cento anni abbiamo attraversato, due volte, tumulti e disintegrazione. E ancora una volta stiamo entrando nel solco dell’autoritarismo e della militarizzazione. Non mi perdonerò, se non provo a fermare tutto questo» e si dichiara un “oppositore di principio della politica” di Putin che “ha commesso un errore fatale lanciando l’operazione speciale” e, in caso di vittoria alle urne, promette la liberazione di tutti i prigionieri politici, negoziati di pace con l’Ucraina e il ritorno a casa di tutti i soldati russi al fronte. Inoltre ha promesso che “offrirà alla Russia di abbandonare il confronto con l’Occidente” e il conflitto “forzato” con la Nato. Nel suo manifesto si legge anche l’intenzione di intervenire nelle politiche sociali, (tra le altre misure intende annullare l’aumento dell’età pensionabile, che provocò aspre critiche a Putin), di mettere mano alla “verticale del potere” cioè opponendosi alla centralizzazione del potere, di ripensare all’esercito, con militare esclusivamente a contratto, e di rafforzare il sostegno alle imprese russe. Secondo gli analisti politici, comunque, l’amministrazione presidenziale ammetterà solo i candidati che hanno garantito di non superare certi limiti.

Le reazioni
Alla notizia della candidatura di Nadezhdin sono scattate polemiche e dibattiti interni all’opposizione russa. Dato che si tratta di un candidato che condanna la guerra, ma si oppone alle riparazioni e alla responsabilità collettiva dei russi, non accetta la possibilità di restituire all’Ucraina la Crimea, il Donbass o altri territori occupati, inoltre ha già spiegato che non intende estradare – in caso di vittoria – né Putin né Strelkov per far sì che arrivino davanti alla Corte Penale Internazionale dell’Aja. Inoltre nel 2008 ha giustificato l’invasione russa della Georgia. Dopo lunghe discussioni, però, in Russia si è giunti alla conclusione che fosse l’unica chance dell’opposizione e sono stati invitati i cittadini a votare per Nadezhdin, in ottica pacifista. Anche i politici Maxim Kats e Mikhail Khodorkovsky, vicini all’oppositore in carcere Alexei Navalny, hanno spiegato che, seppur sia difficile “chiudere gli occhi” davanti alle tante criticità “non ci sono altre opzioni”. Dopo questo appello sono state raccolte rapidamente le 100mila firme necessarie per la candidatura, raggiungendo anzi quasi 200mila sostenitori. Secondo il politico d’opposizione russa Mikhail Lobanov “qui non c’entra nulla la personalità di Boris Nadezhdin. Sta semplicemente esprimendo l’agenda anti-guerra”. Opinione condivisa dal politologo e direttore del progetto analitico Re:Russia, Kirill Rogov, che sostiene “oggi contano solo le persone che vogliono firmare per lui, solo il loro numero, solo le code. Queste persone non firmano per Nadezhdin, firmano per se stesse”, secondo la politologa Ekaterina Shulman la risposta così netta della popolazione indichi una richiesta sociale e per il politologo Abbas Gallyamov la candidatura di Nadezhdin è vista come “una boccata d’aria fresca nella situazione di colossale stanchezza dovuta al potere di una sola persona”, parimenti sostiene il politologo filogovernativo Sergei Markov che “le firme a sostegno di Nadezhdin sono una sublimazione della protesta. Le persone trovano modi legali e accettabili per dire no alle autorità”. Secondo l’analista politico russo d’opposizione Fyodor Krasheninnikov la “ragione per cui Nadezhdin non è stato bloccato subito è perché sembrava completamente senza speranza”. Secondo i commentatori più critici l’ipotesi di una disfatta del candidato “pacifista” potrebbe essere utile a Putin. Mostrando come la maggioranza del Paese sostenga la guerra in Ucraina, ma anche potrebbe essere un modo di “incanalare” le proteste pacifiste in ambito istituzionale in modo che chi scende in piazza, trovandosi rappresentato, possa anzi rimanere a casa.

di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: EPA/ANATOLY MALTSEV