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    Home » Archivio Storico » 2024 » Sanità, IA, serendipity. E affari
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    Sanità, IA, serendipity. E affari

    Giulia GuidiDi Giulia GuidiMarzo 28, 2024
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    La sanità sembra essere un settore in cui l’intelligenza artificiale può portare cambiamenti epocali. Ma sono ottimisti soprattutto i produttori

    È necessario migliorare urgentemente l’assistenza sanitaria per le persone di tutto il mondo. L’intelligenza artificiale (IA) promette di fare una differenza significativa. 

    Partendo da questi due presupposti, le strade sono tre: cercare di fermare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale finché i rischi e i benefici non saranno pienamente compresi; esplorare l’ignoto, impiegando l’IA di volta in volta e affrontando i problemi non appena si presentano; abbracciare pienamente l’intelligenza artificiale ma adottare misure ponderate per limitare i rischi e ottenere benefici immediati. 

    Il dibattito su questi tre approcci è, ovviamente, ampio e sfumato. Le opinioni contrastanti sono in parte dovute all’entusiasmo e all’incertezza su cosa potrebbe significare, in definitiva, l’intelligenza artificiale per l’assistenza sanitaria globale. 

    Efficace segretaria

    Secondo quanto riportato da Statista, prima dell’introduzione dell’intelligenza artificiale i medici europei impiegavano metà del loro tempo in compiti amministrativi e l’altra metà nell’assistenza ai pazienti. Tuttavia, con l’IA era previsto che potessero dedicare quasi il 20% in più del loro tempo all’assistenza diretta ai pazienti, offrendo cure più personalizzate e di qualità. 

    L’intelligenza artificiale, infatti, consente di raccogliere, archiviare e analizzare informazioni, semplificandone la condivisione: le strutture sanitarie possono connettere dati provenienti da diverse fonti, offrendo una visione più completa dello stato di salute dei pazienti e contribuendo a migliorare il trattamento e la gestione delle patologie. Per esempio, l’intelligenza artificiale può raccogliere dati da dispositivi diversi, analizzare i parametri vitali dei pazienti e i risultati di screening preventivi per individuare problemi, consigliare terapie e monitorare costantemente i livelli di glucosio, salute cardiaca e neurologica. 

    È stato stimato che l’IA potrebbe ridurre dell’86% gli errori commessi dagli operatori sanitari, con la possibilità di salvare oltre 250.000 vite ogni anno.

    Diagnosi accurate

    L’IA ha molteplici applicazioni nella diagnosi e nel trattamento delle malattie. Grazie alle potenti capacità di apprendimento automatico e di analisi dei dati, si possono processare volumi enormi di informazioni mediche in modo rapido ed efficiente.

    Un’applicazione comune dell’IA in ambito medico è la diagnostica per immagini assistita da computer, che si basa sull’analisi dei dati sanitari per contribuire a identificare patologie o disfunzioni. Questa tecnologia che “legge” e analizza gli esiti di risonanze magnetiche, tac o ecografie, può supportare i medici nell’effettuare diagnosi più accurate e rapide, identificando anomalie o pattern nei dati dei pazienti, con immagini radiologiche, scansioni Tc e Rm e test di laboratorio. L’IA, inoltre, può essere utilizzata per il rilevamento precoce di malattie, aumentando così le possibilità di trattamenti efficaci.

    Inoltre l’IA può analizzare i dati dei pazienti, come la loro storia clinica, genetica e le risposte ai trattamenti precedenti, per suggerire piani terapeutici personalizzati. L’intelligenza artificiale, inoltre, può consentire l’individuazione tempestiva di malattie, come il cancro, aumentandone significativamente le probabilità di guarigione.

    Si possono migliorare molti aspetti anche in termini di aderenza terapeutica attraverso soluzioni personalizzate, che tengono conto delle caratteristiche individuali di ciascun paziente. Questa personalizzazione può migliorare l’efficacia dei trattamenti e ridurre gli effetti collaterali indesiderati. È un aspetto importante, che contribuisce a far sì che le persone si curino meglio, in modo mirato ed efficace, con terapie davvero su misura.

    Infine, l’AI consente di seguire i pazienti anche a distanza, ricevendo cure mediche e consulenze online da qualsiasi luogo, migliorando l’accessibilità ai servizi sanitari. Telemedicina e chatbot (cioè assistenti virtuali che forniscono supporto agli assistiti, con risposte in tempo reale a dubbi e problemi) renderanno l’accesso alle cure mediche potenzialmente disponibile per chiunque e ovunque e permetteranno di monitorare costantemente i dati vitali dei pazienti, così da assicurare trattamenti tempestivi e la gestione costante delle malattie croniche.

    Farmacista perfetta

    La farmaceutica è un altro importante ambito in cui l’intelligenza artificiale sta apportando contributi sempre più rilevanti, identificando potenziali target terapeutici e accelerando il processo di sviluppo di nuovi farmaci e nuove terapie. Inoltre può analizzare l’immensa mole di letteratura medica e scientifica per estrarre informazioni rilevanti per la ricerca.

    Nello sviluppo dei farmaci si è parlato molto dell’identificazione di composti come i trattamenti per la resistenza agli antibiotici. Nel 2021 è emerso un primo esempio pratico di IA che ha identificato un farmaco già esistente, ma utilizzato per l’artrite reumatoide, che si è rivelato un modo per trattare le complicanze del Covid-19.

    Un grande affare

    La società di consulenza McKinsey ha stimato che l’intelligenza artificiale potrebbe generare dai 60 ai 110 miliardi di dollari all’anno per l’industria farmaceutica e dei prodotti medici identificando composti per possibili nuovi farmaci, accelerandone lo sviluppo e l’approvazione e migliorando il modo in cui vengono commercializzati. .

    In un documento pubblicato sul sito del World Economic Forum, Gianrico Farrugia, presidente e amministratore delegato della Mayo Clinic, Roy Jakobs, ceo di Philips e Bakul Patel direttore senior della “Strategia e regolamentazione globale per la salute digitale” di Google,  co-presidenti dell’iniziativa della National Academy of Medicine degli Stati Uniti per sviluppare un codice di condotta per l’intelligenza artificiale nella sanità, scrivono: «Siamo ansiosi di sviluppare una maggiore comprensione di come possiamo tutti percorrere al meglio la strada da percorrere. Ciò include l’adozione del potere dell’intelligenza artificiale in modo responsabile, equo ed etico. Il modo migliore per iniziare, a nostro avviso, è affrontare sia le opportunità che i rischi.

    E poi: «Nonostante tutto l’entusiasmo suscitato dall’intelligenza artificiale nel settore sanitario, le preoccupazioni sono legittime e devono essere affrontate. Gli algoritmi di intelligenza artificiale, ad esempio, possono esacerbare i pregiudizi nel settore sanitario. Ciò può accadere quando i dati utilizzati per addestrare gli algoritmi riflettono e amplificano le disuguaglianze esistenti nel settore sanitario e nella società odierna. Un’altra responsabilità importante è la protezione dei dati dei pazienti , che è sacrosanta nel rapporto medico-paziente».

    A causa della natura di queste preoccupazioni, l’Unione Europea, gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Cina e altri stanno facendo a gara per regolamentarla, «ma la tecnologia si sta evolvendo più rapidamente delle loro politiche».

    «Il Codice di condotta sull’intelligenza artificiale della National Academy of Medicine degli Stati Uniti mira a fornire un quadro per garantire che gli algoritmi di intelligenza artificiale e la loro applicazione nella sanità, nell’assistenza sanitaria e nelle scienze biomediche funzionino in modo accurato, sicuro, affidabile, equo ed etico al servizio di una migliore salute per tutto – scrivono –. Si tratta di progettare un quadro per mantenere in modo responsabile la piena promessa dell’intelligenza artificiale, con le persone al centro».

    Professione medico?

    C’è incertezza anche sull’impatto nel settore occupazionale sanitario. In un recente convegno, Robert Wachter, presidente del Dipartimento di Medicina dell’Università della California, ha riflettuto sulla misura in cui i posti di lavoro nel settore saranno distrutti dall’intelligenza artificiale, ricordando un discorso apocalittico tenuto dall’informatico anglo-canadese Geoffrey Hinton, che nel 2016, disse:  «Dovremmo smettere di formare i radiologi adesso. È del tutto ovvio che, entro cinque anni, il deep learning migliorerà». Ma la realtà è stata piuttosto diversa, ha concluso Watcher. Al di là di alcune applicazioni, ad esempio nella mammografia e nella colonscopia, le prove della superiorità dell’intelligenza artificiale rispetto ai medici rimangono scarse. L’intervento umano è ancora essenziale.

    «Per capire i limiti dell’intelligenza artificiale ricorriamo a Karl Popper – spiega Roberto Vettor, direttore Dipartimento didattico-scientifico assistenziale integrato di Medicina dei sistemi, dell’Università di Padova – e al suo paradigma dei cigni. L’intelligenza artificiale direbbe che tutti i cigni sono bianchi, non cercherebbe di falsificare questa ipotesi. Sicuramente ci saranno sviluppi, ma, in questo momento, non scoprirebbe la penicillina “per errore” o, come si dice oggi, per “serendipity“».

    di Giulia Guidi

    foto SHUTTERSTOCK

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