ANSA/GID

L’ex capo delle Br è indagato per i fatti della cascina Spiotta, relativi al sequestro di Vallarino Gancia

L’ex capo delle Br Renato Curcio in una nota diffusa tramite il suo legale ha negato le accuse rivoltegli dal pm di Torino. Curcio è indagato per i fatti relativi al blitz degli investigatori nella cascina Spiotta di Arzello. L’intervento portò, il 5 giugno 1975, alla liberazione dell’imprenditore Vittorino Vallarino Gancia; vi morirono però la compagna di Curcio, Mara Cagol, e il carabiniere Giovanni d’Alfonso. «Visto che vengo tirato in ballo per i fatti del 5 giugno 1975 alla cascina Spiotta di Arzello con l’intenzione di attribuirmi una qualche responsabilità in essi – ha dichiarato Curcio – ho fatto presente ai magistrati che mi hanno interrogato, consegnando loro anche una memoria scritta, la mia totale estraneità sia alla decisione di effettuare il sequestro di Vallarino Gancia, sia a tutto ciò che lo ha riguardato».

Il figlio di d’Alfonso: “un punto fermo”

Il figlio dell’appuntato assassinato Bruno d’Alfonso ha commentato la scelta della magistratura con soddisfazione: «è una bella notizia per me perché è un punto fermo che dà concretezza a questa indagine che è stata riaperta e mi auguro che con questo primo tassello qualcuno inizi a dire davvero la verità, come sono andate le cose perché non ha più senso dopo tutti questi anni tacere su questa triste storia che ha solo provocato dolore e niente altro».

di: Caterina MAGGI

FOTO: ANSA/GID