La madre, Alessia Pifferi, rischia l’ergastolo

L’incidente probatorio efettuato sul biberon di Diana Pifferi, la bimba morta di stenti a Milano sola in casa, rivela che nel latte non c’erano tranquillanti.

Le indagini erano state svolte anche sulla bottiglietta d’acqua trovata nel letto della bambina e anche su un pannolino, su un cuscino e sul materasso. L’esame è stato effettuato su richiesta dei difensori, nell’inchiesta a carico di Alessia Pifferi, madre della piccola, in carcere dal 21 luglio per omicidio volontario aggravato.

Dagli esiti della consulenza medico-legale, disposta dalla Procura, erano però emerse tracce di benzodiazepine. Si ipotizza anche una contaminazione involontaria, e non una somministrazione diretta, che ha portato poi a rilevare una certa quantità di benzodiazepine nelle analisi medico legali.

«L’assenza di benzodiazepine nel biberon e nella bottiglietta di acqua – commentano gli avvocati Solange Marchignoli e Luca D’Auria – dimostra che Alessia è sempre stata genuina nel suo racconto e, sul piano giuridico, che la premeditazione manca di elementi concreti, posto che sarebbe stato l’avvelenamento della piccola Diana».

Entro la fine di febbraio, i pm Francesco De Tommasi e Rosaria Stagnaro, chiederanno il processo con rito immediato per la 37enne. La donna rischia la condanna all’ergastolo: è accusata di omicidio volontario aggravato per aver lasciato morire di stenti la figlia di quasi un anno e mezzo, rimasta da sola in casa per 6 giorni.

di: Alice GEMMA

FOTO: ANSA/MATTEO CORNER