La Corte d’Appello di Santiago del Cile ha deciso per la riapertura dell’inchiesta sulla morte del poeta e Premio Nobel per la Letteratura. Secondo la versione ufficiale il decesso sarebbe avvenuto a causa di un cancro alla prostata ma i familiari e persone a lui vicine sostengono sia stato avvelenato
Il 20 febbraio la Corte d’Appello di Santiago del Cile ha ordinato la riapertura dell’inchiesta sulla morte del poeta, politico e Premio Nobel per la Letteratura Pablo Neruda, avvenuta il 23 settembre 1973. Una decisione che revoca quella presa lo scorso dicembre dalla giudice Paola Plaza, che aveva stabilito la chiusura del caso. A chiedere la riapertura erano stati i familiari di Neruda e il Partito Comunista, di cui il poeta faceva parte. I giudici hanno accolto la richiesta, sostenendo che le indagini svolte finora non si possono considerare “esaustive”.
In base alla versione ufficiale il poeta cileno è morto a causa di un cancro alla prostata, ma i parenti e i conoscenti hanno sempre sostenuto l’ipotesi di omicidio per avvelenamento. In particolare Manuel Araya Osorio, assistente e autista di Neruda, deceduto nel giugno 2023, ha asserito che il poeta fosse stato avvelenato dal regime di Augusto Pinochet, che con un colpo di Stato rovesciò il governo socialista democraticamente eletto di Salvador Allende l’11 settembre 1973, appena 12 giorni prima della morte dell’intellettuale e diplomatico. Fu quello l’inizio della dittatura militare, che durò per 17 anni, causando morti, desaparecidos, persone incarcerate ed esiliate.
Secondo molte persone a lui vicine Neruda, grande amico di Allende, sarebbe stato ucciso per la sua opposizione al regime di Pinochet. Nel 2013 Araya Osorio ha dichiarato chepoche ore prima di morire il poeta lo aveva chiamato dall’ospedale di Santiago del Cile sostenendo di aver subìto un’iniezione allo stomaco mentre dormiva. In seguito alle dichiarazioni un giudice aveva ordinato la riesumazione dei resti del Premio Nobel, che sono stati analizzati in diversi Paesi. Nel 2017 un gruppo di esperti internazionali aveva respinto la versione ufficiale della morte ma non aveva confermato o escluso l’avvelenamento come causa del decesso.
L’ultimo studio risale al 2023, condotto da gruppo di ricercatori della McMaster University, in Canada, e dell’Università di Copenaghen, in Danimarca, presentato, poi, a un tribunale cileno. Lo studio si era concentrato sul Clostridium botulinum, un batterio responsabile del botulino ritrovato nei denti di Neruda nel 2017. Due ricercatori avevano affermato di essere riusciti a ricostruire solo un terzo del genoma del batterio a causa del deterioramento. La ricerca, però, aveva confermato che il Clostridium botulinum era presente al momento della morte e avevano escluso l’ipotesi che fosse arrivato dalla bara.
Arriviamo, quindi, ai giorni, nostri e alla decisione della Corte d’Appello di Santiago, che ha ordinato nuove procedure come l’analisi calligrafica del certificato di morte e la meta-analisi sui risultati dei test effettuati in precedenza. Inoltre, i giudici hanno disposto l’interrogatorio all’analista senior ed esperto di questioni cilene all’Archivio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti Peter Kornbluh. Dovrà essere sentito anche Eduardo Arriagada Rehren, medico e ufficiale in pensione, a capo della Sanità dell’Esercito durante la dittatura di Pinochet, in servizio nella Clinica Santa Maria di Santiago del Cile nei giorni in cui morì Neruda. Arriagada, medico della DINA – la polizia segreta attiva durante la prima fase della dittatura – oltre ad aver già testimoniato nel caso, nel 2021 è stato condannato per l’omicidio del conduttore radiofonico e simpatizzante comunista Archivaldo Morales.

Le indagini e gli studi
Il caso relativo alla morte di Pablo Neruda venne riaperto nel 2011 in seguito alle dichiarazioni di Manuel Araya Osorio. L’ex autista e segretario personale del poetaaveva raccontato in un’intervista che poche ore prima della morte Neruda lo aveva chiamato dalla Clinica Santa Maria a Santiago dicendogli gli era stata iniettata una sostanza sconosciuta nello stomaco. Araya Osorio per anni aveva sostenuto che l’autore di Residenze sulla terra fosse stato avvelenato dal regime di Pinochet appena salito al potere e aveva sempre messo in dubbio la versione della morte causata dal cancro alla prostata. Poco prima del ricovero Neruda stava pianificando l’esilio in Messico con la moglie Matilde Urrutia.
I sospetti dei familiari, però, erano iniziati già all’indomani del decesso, quando un medico che curava il Premio Nobel passò le consegne a un altro fisiatra, il cosiddetto “Dottor Price”, che lasciò misteriosamente la clinica in cui l’intellettuale era ricoverato, senza più farvi ritorno. Secondo la famiglia non è mai stato identificato alcun “Dottor Price” perché all’epoca non sarebbe esistita alcuna persona con quel nome in Cile.
Il corpo di Pablo Neruda fu riesumato per la prima volta nel 2013: i resti del poeta giacevano a Isla Negra, a 120 chilometri a ovest della Capitale cilena. All’epoca non erano stati rinvenuti agenti tossici o veleni nelle ossa. I familiari e gli amici, tra cui Araya Orosio, hanno però continuato a chiedere ulteriori indagini. Nel 2017 gli esperti internazionali allora nominati dalla magistratura cilena per indagare sul caso avevano escluso che la morte fosse dovuta a una complicanza derivata dal tumore alla prostata, in particolare alla cachessia, uno stato di profondo deperimento con perdita di peso, di massa muscolare, di appetito e stanchezza che si verifica in alcune patologie. I ricercatori – provenienti da Canada, Cile, Stati Uniti, Danimarca e Spagna –pur respingendo all’unanimità la versione ufficiale non avevano confermato o smentito che si trattasse di avvelenamento. In quell’occasione nel molare di Neruda era stato trovato il Clostridium Botulinum, microrganismo a volte utilizzato come arma biologica.
Successivamente gli scienziati avevano confermato che il batterio era presente nei resti del poeta e respinto l’idea che potesse essere arrivato dalla bara: nel terreno introno alla tomba, infatti, non sono stati trovati ceppi di Costridium Botulinum compatibili con quelli rinvenuti nelle spoglie del poeta. È stato escluso, inoltre, che il batterio possa essere arrivato sul corpo dall’ambiente circostante, e quindi in seguito al decesso, perché il DNA del batterio era degradato in modo simile a quello dei batteri presenti nella bocca del poeta.
Ad anticipare questi risultati era stato il nipote del poeta e rappresentante legale dei familiari Rodolfo Reyes nel febbraio 2023. «Adesso sappiamo che il Clostridium botulinum non avrebbe dovuto essere presente nelle ossa di Neruda» aveva dichiarato Reyes alla stampa.
A un anno di distanza non ci sono ancora certezze ma si è arrivati alla riapertura del caso.

La vita e le ombre di Pablo Neruda
Tra i personaggi più noti della letteratura latinoamericana, Pablo Neruda nacque come Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto il 12 luglio 1904 a Parral, in Cile, da un impiegato delle ferrovie e da una insegnante, morta di tubercolosi appena un mese dopo la sua nascita. Tra le sue insegnanti ci fu la poeta femminista Gabriela Mistral, Premio Nobel per la Letteratura nel 1945, che incoraggiò il suo interesse per la poesia e la letteratura, non condiviso dal padre. Nel 1920 iniziò a pubblicare poesie con lo pseudonimo di Pablo Neruda in onore dello scrittore e poeta ceco Jan Neruda. Il nome d’arte era utile anche a non rivelare la sua attività letteraria al padre. L’anno dopo si trasferì a Santiago del Cile per studiare francese. Alla fine degli anni Venti, anche a causa delle ristrettezze economiche, decise di accettare un incarico come console onorario dell’attuale Myanmar, seguito da altri incarichi in diverse parti del mondo, dall’isola di Giava a Barcellona. Durante questi viaggi Neruda conobbe molti intellettuali e poeti come Federico García Lorca, il cui assassinio da parte dei falangisti seguaci di Francisco Franco nel 1936durante la Guerra civile spagnola, lo spinse ad abbracciare sempre più il fronte repubblicano e il Comunismo. Tornato in Cile alla metà degli anni Trenta si prodigò per aiutare gli esuli spagnoli.
Nel 1945 venne eletto senatore per il Partito Comunista nelle provincie nordorientali cilene di Antofagasta e Tarapacá, nel deserto di Atacama. L’anno seguente diresse la campagna elettorale dell’allora candidato del Partito Radicale del Cile, e futuro presidente, Gabriel González Videla, dal quale si allontanò dopo la violenta repressione di quest’ultimo nei confronti dei minatori in sciopero nella regione di Bio-Bio nel 1947, che vennero imprigionati in carceri militari e in campi di concentramento. Proprio per questo Neruda decise di leggere, davanti al Senato cileno, il famoso discorso Yo acuso (Io accuso), nel quale riportava i nomi di tutti i minatori tenuti prigionieri. González Videla decise allora di emanare un ordine di arresto nei confronti di Neruda, costretto per diversi anni alla latitanza, e dichiarò fuorilegge il Partito Comunista. Nel 1952 il poeta tornò in patria per sostenere la candidatura del leader del Partito Socialista Salvador Allende alle presidenziali, che vennero, però, vinte da Carlos Ibáñez del Campo.
Nel 1969 Neruda fu scelto come candidato ufficiale del Partito comunista cileno alle presidenziali, ma si ritirò e appoggiò Allende, che nel 1970 divenne il primo presidente socialista democraticamente eletto in Cile. L’anno dopo vinse il Premio Nobel per la Letteratura.
Due anni dopo, l’11 settembre 1973, il generale Augusto Pinochet, alla guida dell’esercito, prese il potere attraverso il golpe e Allende morì durante l’assalto del Palazzo della Moneda, residenza ufficiale del Presidente della Repubblica cilena. Secondo fonti ufficiali, così come per la maggioranza degli storici, Allende si suicidò anche se alcuni hanno avanzato l’ipotesi che possa essere stato ucciso dai militari golpisti. Fu l’inizio della dittatura militare, l’inizio della fine. 12 giorni dopo, il 23 settembre, Pablo Neruda morì a 69 anni.
Neruda è amato in patria e nel mondo ma è anche una figura controversa. Nel 2018 il Comitato culturale della Camera bassa del Cile ha proposto di dedicare l’aeroporto di Santiago del Cile al poeta. Decisione a cui si è opposto il movimento femminista cileno, che ha accusato Neruda di essersi vantato di aver commesso uno stupro. In particolare i gruppi femministi fanno riferimento a un passaggio dell’autobiografia Confesso che ho vissuto, pubblicata postuma, in cui l’autore ha raccontata di aver avuto un rapporto sessuale non consensuale con una donna a Ceylon nel 1929. La dottoressa Soledad Falabella, docente dell’Università del Cile, ha dichiarato che il lavoro di Neruda ha iniziato ad essere riconsiderato dopo la nascita dei movimenti femministi Ni Una Menos, il Mayo feminista del 2018 e il #MeToo.
«Leggere Neruda non può più essere solo una lettura elogiativa della sua rappresentatività di poeta del popolo – aveva dichiarato Falabella – Leggere Neruda oggi richiede di poter esercitare un atteggiamento critico». La docente ha, poi, aggiunto che “una lettura critica deve anche resistere alla violenza della polizia ipocrita che chiede di gettare tutto a mare”.
Neruda è stato molto criticato anche per il modo in cui abbandonò ad appena due anni l’unica figlia Malva Marina Reyes Hagenaar, nata con idrocefalia nel 1934 e morta nel 1943 nei Paesi Bassi, dove era stata adottata. La bambina era nata dalla relazione con la banchiera Maria Antonieta Hagenaar, soprannominata “Maruca”. Negli stessi anni Neruda iniziò la relazione con la pittrice e militante comunista Delia del Carril, che poi lasciò per Urrutia, con la quale rimase fino alla morte.
di: Francesca LASI
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