Alain Corbin indaga sull’arte perduta del riposo
Si sente sempre più spesso parlare di “stress” e “burnout” ma poco si discute dei motivi che portano le persone a crolli emotivi di questo tipo, a partire dal fatto che viviamo in un mondo in cui tutto va veloce e la pigrizia viene considerata quasi un “peccato mortale”.
L’autore francese Alain Corbin ha pubblicato un saggio intitolato Histoire du repos, Storia del riposo, tramite cui invita a vivere in modo diverso il rapporto con la fatica e il tempo.
Basti pensare che nel 2021 la rivista scientifica Environment International ha stabilito che il lavoro eccessivo è il principale fattore di malattia professionale, responsabile d’un terzo delle malattie professionali.
Secondo Corbin, il bisogno di riposare “è un desiderio ma anche no, perché l’ozio ha sostituito il riposo e in uno scenario in cui più di 40 milioni di persone nel mondo (a modo loro privilegiate) hanno lasciato il lavoro lo scorso anno, le persone si sono rese conto improvvisamente che avrebbero potuto trovare modi migliori per guadagnarsi da vivere o anche non guadagnarsi da vivere del tutto”.
L’obiettivo dell’autore è fare luce sulla distanza che va dai tempi in cui il riposo si identificava con la salute ad oggi, in cui il riposo è diventato sinonimo di “ferie retribuite“: “è con il lavoro eccessivo, il surmenage, che si stabilisce il riposo legale, e compaiono nuovi concetti come ‘tempo libero’, ‘relax’, ‘concentrazione’ o ‘disconnessione’, e a loro volta le scienze dello spirito. Del riposo come bene naturale”.
Per concludere, “se la rivoluzione industriale ha portato la riduzione dei periodi di riposo e l’intensificazione della fatica, tra le classi privilegiate il progresso ha portato la possibilità di un riposo strettamente legato al tempo libero, alla coltivazione dell’io oltre il semplice recupero delle forze, a quello che oggi chiamiamo tempo personale e che rimanda al significato originario di riposo. CH enon è ozio, ma sdraiarsi sull’erba sotto gli alberi in un giorno d’estate, ascoltare il mormorio dell’acqua o guardare le nuvole fluttuare nel cielo azzurro”.
di: Micaela FERRARO
FOTO: PIXABAY