EPA/MOHAMED MESSARA

Migliaia di persone in strada contro la concentrazione di potere nelle mani del presidente

La Storia riavvolge il suo corso, e torna a 12 anni fa oggi, nelle stesse strade che videro le imponenti manifestazioni del popolo tunisino dopo il gesto disperato di Bouazizi, la cacciata del dittatore Ben Alì, l’inizio delle Primavere Arabe. Migliaia di persone hanno manifestato a Tunisi contro la concentrazione del potere nelle mani del presidente Kais Saied, in un paese attraversato da una grave crisi economica di cui a fare le spese sono soprattutto i giovani, e con frequenti mancanze di alcuni prodotti alimentari di base nei negozi.

Tanti i volti e le anime del serpente colorato che si snoda sull’Avenue Bourguiba: quella del Fronte di salvezza nazionale, coalizione di opposizione della quale fa parte il partito islamista moderato e secolare (sulla linea dei Fratelli Musulmani) Ennhadha; ma anche i cinque partiti politici social democratici (Al-Qotb, Partito dei Lavoratori, Al-Joumhouri, Ettakatol, Corrente Democratica), insieme al Forum nazionale per la difesa della Diritti e Democrazia. Le radici politiche instancabili, insomma, di uno dei paesi del Maghreb socialista del secolo scorso, che oggi si radunano proprio nella strada che prende il nome del leader di sinistra non allineata defenestrato dal golpe di Ben Ali.

Nelle periferie invece si riunisce il Partito Destouriano Libero, conservatore laico, guidato dalla “pasionaria” Abir Moussi, a cui è stato impedito di marciare verso Cartagine, insieme al partito dei lavoratori tunisini. È un paese a sollevarsi oggi, con i sindacati dei giornalisti e dei media che manifestano contro il severo e contestato decreto- bavaglio, la legge 54 “anti fake news”. Tutti contro Saied insomma, del quale chiedono le dimissioni e che proprio ieri invece si è concesso un bagno di folla nella Medina di Tunisi dove ha incontrato i cittadini e i negozianti per ascoltare i loro problemi.

di: Caterina MAGGI

FOTO: EPA/MOHAMED MESSARA