Italia cresce del +1,2%. Gentiloni: “evitata la recessione”

La Commissione europea ha presentato il 15 maggio le previsioni economiche di primavera.

L’inflazione è stata rivista al rialzo rispetto all’inverno scorso: al 5,8% nel 2023 e al 2,8% nel 2024 nell’area dell’euro.

Dopo il picco nel 2022, l’inflazione complessiva ha continuato a diminuire nel primo trimestre 2023, ma l’inflazione “core”, complessiva esclusi energia e alimenti non lavorati, si sta rivelando più persistente, con il massimo storico del 7,6% raggiunto a marzo.

Su base annua, l’inflazione core nell’area dell’euro nel 2023 è fissata in media al 6,1%, prima di scendere al 3,2% nel 2024, rimanendo al di sopra dell’inflazione complessiva in entrambi gli anni di previsione. Lo riporta LaPresse.

Visto che l’inflazione rimane alta, le condizioni di finanziamento sono destinate a irrigidirsi, ma si prevede che la Bce e le altre banche centrali dell’Ue si avvicineranno alla fine del ciclo di rialzi dei tassi di interesse.

In Italia il Pil è stato rivisto al rialzo nel 2023 al 1,2%, sopra le stime de governo che la fissano al 1%. Per il 2024 la crescita del Pil viene fissata al 1,1%. Si tratta di una revisione al rialzo rispetto alle scorse previsioni d’inverno, che stimavano uno 0,8% nel 2023 e un 1% nel 2024. Meglio rispetto a Francia e Germania e la Commissione specifica che l’economia del Paese è destinata a espandersi ulteriormente del 2% nel 2024, trainata da consumi e investimenti.

«L’economia dell’Ue ha evitato la recessione. Si è espansa nel primo trimestre e continuerà a crescere moderatamente. I fattori chiave alla base di questa previsione vanno in direzioni opposte da un lato, il calo dei prezzi dell’energia e la tenuta del mercato del lavoro e, dall’altro, l’inasprimento delle condizioni finanziarie», ha spiegato il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni.

«Nel 2023 la crescita dovrebbe raggiungere l’1% nell’Ue e l’1,1% nell’area dell’euro. Quindi nessuna recessione, ma una crescita contenuta. Nel 2024 la crescita dovrebbe rafforzarsi. Si prevede che la moderazione dell’inflazione, la continua espansione dell’occupazione e la forte crescita dei salari aumenteranno i redditi reali disponibili delle famiglie, portando a una ripresa dei consumi privati. Gli investimenti dovrebbero essere sostenuti dalla Rrf, nonostante l’impatto ritardato dell’inasprimento della politica monetaria. La forte crescita delle importazioni, in linea con il rafforzamento della domanda interna, riduce il contributo della domanda esterna alla crescita. La crescita annuale complessiva del Pil è prevista all’1,7% nell’Ue, 1,6% nell’area dell’euro.

Il rapporto tra debito e Pil dell’Ue è sceso all’85% nel 2022, dal massimo storico del 92% nel 2020. Si prevede che scenderà ulteriormente al di sotto dell’83% del Pil nel 2024, ma rimarrà al di sopra del livello pre-Covid di circa il 79% nel 2019. Nell’area dell’euro, dove il debito ha raggiunto il picco del 99% del Pil nel 2020, si prevede che scenderà appena sotto il 90% nel 2024.

La forte crescita del Pil nominale e la riduzione dei costi delle misure di emergenza legate alla pandemia hanno favorito l’ulteriore riduzione del disavanzo pubblico dell’Ue nel 2022, al 3,4% del Pil (3,6% nell’area dell’euro) nonostante le consistenti misure di sostegno all’energia. Nel 2023 e soprattutto nel 2024, la graduale eliminazione delle misure di sostegno all’energia dovrebbe portare a un’ulteriore riduzione del deficit nell’Ue, rispettivamente al 3,1% e al 2,4% del Pil (3,2% e 2,4% nell’area dell’euro)».

Per quanto riguarda il Pnrr aggiunge: «l’assorbimento delle sovvenzioni del Pnrr dovrebbe aumentare dallo 0,3% del Pil nel 2022 a circa lo 0,4% del Pil sia nel 2023 che nel 2024. Nel periodo 2021-24, la spesa finanziata dalle sovvenzioni del Pnrr dovrebbe essere superiore al 3,5% del Pil in Spagna e Grecia, superiore al 3% in Croazia e Portogallo, intorno al 2,5% in Slovacchia e Italia, intorno al 2% in Lettonia, Bulgaria e Romania, vicina o superiore all’1,5% in Lituania, Polonia, Ungheria, Cipro e Cechia, e superiore all’1% in Slovenia, Malta, Estonia e Francia. Le proiezioni si basano sul calendario previsto per le tappe e gli obiettivi stabiliti nelle decisioni di esecuzione del Consiglio e non devono essere considerate come pregiudizio alla nostra valutazione del raggiungimento di tali obiettivi».

Gentiloni ha sottolineato che le previsioni per l’Italia sono incoraggianti. «Credo che per l’Italia sia interessante che nell’anno in corso noi proiettiamo la crescita più alta tra le tre maggiori economie europee. Credo questo non avvenga da molto tempo. L’Italia ha avuto una crescita negli ultimi tre anni del 12%, molto significativa. Certamente è successiva alla crisi del -9% durante la pandemia ma la crescita è stata molto significativa. Il rallentamento che noi prevediamo è diverso dalla proiezione del Governo, è una diversità dettata dal fatto che alcuni aspetti di politica espansiva che il governo considera non sono definiti nei contorni e non possiamo tenerne conto e noi prevediamo un livello di investimenti meno favorevole rispetto a quello italiano. Ma non vedo una connotazione negativa per queste previsioni che sono incoraggianti per l’Italia».

Questo nonostante il debito pubblico in marzo sia salito di 17,8 miliardi rispetto al mese precedente, sfiorando i 2.790 miliardi e toccando un nuovo record a 2.789,8 miliardi dai 2.772 miliardi di febbraio, secondo quanto dichiarato da Bankitalia.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA