Prodotta dagli scarti del cibo degli dei, la rivoluzionaria idea di Tipografia KC di che rispetta lavoratori e ambiente

Sapevate che la sostenibilità può avere un lato…dolcissimo? È quanto ha condiviso con la città di Genova alla Sala Nautilus dell’acquario la Tipografia Ecologica KC, tra gli organizzatori di un evento (cui ha partecipato anche il Comune di Genova con la presenza dell’assessore all’Ambiente Matteo Campora) alla scoperta di un altro uso inaspettato dell’amatissimo cacao: materiale per produrre carta sostenibile, a basso impatto ambientale, ma alto (e positivo) impatto sociale!

Ma quindi, cosa ha a che fare il cacao con la carta e soprattutto, con la sostenibilità? Nella conferenza moderata dal giornalista Rai Enzo Melillo sono proprio le voci del mondo del cacao a illustrarlo. Bisogna sapere che il cacao e la carta, anche se sembrano innocenti, sono: «tra le cause dirette o indirette di deforestazione, insieme a carne, soia e altri prodotti – spiega il direttore dell’ente di certificazione della carta fair trade FSC, Diego Florian – a volte sembra semplice parlare di sostenibilità, ma la realtà non è mai lineare e non sempre ha un volto solo luminoso. Il cacao è uno di quei prodotti di importazione che contribuiscono per la maggior parte al fenomeno della deforestazione a livello globale». Un peso enorme sull’ambiente e sull’Uomo, a cui anche l’Unione Europea ha cercato di porre rimedio «introducendo tre giorni fa il Deforestation Free Commodities, che impegna tutti gli importatori del settore dei prodotti alimentari, della carne e anche di legno e carta a impegnarsi affinché ciò che immettono sui mercati provenga da fonti certificate a basso impatto ambientale, eco sostenibili ed eque». Una promessa che da anni chi viene certificato da FSC mantiene con i propri clienti, anche perché l’organizzazione non solo promuove l’uso della carta riciclata, ma rifiuta anche la carta coltivata in modo sostenibile ma che proviene da coltivazioni impiantate dove, una volta, c’era la foresta autoctona.

E il cacao? Come spiega Margo Galli di Icam Spa, una delle maggiori realtà italiane nel settore del cioccolato equosolidale: «il cacao nel mondo è una coltura che si trova prevalentemente nella zona equatoriale. Si tratta di un prodotto la cui filiera è nata tra il centro e il latino America ma si è poi evoluta anche in Africa, come la Costa d’Avorio che oggi è uno dei maggiori produttori, seguita da Ghana e altri paesi latinoamericani e africani. Il cacao – aggiunge – in queste zone è fonte di reddito importante, noi stessi ne acquistiamo 26 tonnellate di cacao da 21 Paesi. Si tratta però di una coltura che deve affrontare delle sfide importanti, sia a livello ambientale che economico e sociale: il reddito dei contadini è messo a rischio dal fenomeno dello sfruttamento, ad esempio. Per questo scegliamo come fornitori cooperative sono formate da famiglie di piccoli coltivatori, e acquistiamo al 70% cacao certificato, proveniente da Uganda e Perù».

Tra le aziende che hanno fatto questa scelta c’è proprio Tipografia Ecologica KC, che da anni utilizza solo carta certificata ecosostenibile e fairtrade, grazie alla sua speciale certificazione Ecoprint: un impegno a dare all’utente finale e al pubblico uno strumento per poter selezionare un acquisto con stampa sostenibile: «si tratta – spiega il titolare di Tipografia Ecologica KC Giacomo Chiarella – di uno standard creato dall’incontro con diverse associazioni: mondo della stampa, associazioni ambientaliste, ma anche scuole grafiche diverse in Italia». Come spiega Chiarella, seguire le normative ma soprattutto essere davvero una realtà green non è niente affatto semplice: «noi stessi ci siamo accorti che vero, il nostro processo non immetteva niente nell’atmosfera, ma abbiamo scoperto che ci serviva un permesso comunale (e noi non lo avevamo)! Un’azienda certificata eco print deve avere una politica ambientale, utilizzare energia rinnovabile, curare i materiali (ad esempio utilizzare inchiostri non nocivi e carta certificata). Oltre ovviamente a smaltire i rifiuti come gli inchiostri in modo corretto. Per non parlare di trasporti del prodotto il più sostenibili possibile». Eppure nonostante gli ostacoli: «dal 2009 siamo la prima tipografia certificata e abbiamo particolare attenzione per la formazione – anche se sottolinea – è bello dire che la carta è certificata, ma serve che anche l’ente pubblico inizi a valorizzarlo. Quanto allo sforzo economico (chiaramente sono filiere che costano un po’ di più) è il cliente che cambia il sistema, facendo determinate scelte». Una volta importato, i semi della pianta, ossia le fave di cacao, vengono fermentati, essiccati e tostati, per poi essere micronizzati per creare una granella così fine da poter diventare la base, con l’aggiunta di altri ingredienti, di una pasta: quella che si trasforma nelle nostre adorate tavolette di cioccolato. Durante questo processo si crea però uno scarto, cioè le pellicine e le bucce.

Qui entra in gioco Crush Cacao, il vero protagonista di questa conferenza. Come racconta Elena Simioni, manager della comunicazione e del prodotto di Cartiera Favini: «la nostra azienda ha 30 anni d’esperienza nella ricerca di materie sostenibili per la carta da fonti rinnovabili, producendo noi 80 mila tonnellate annue di questo tipo di materiale di cui il 70% viene utilizzato in circa 100 Paese. In passato ci siamo resi conto che era possibile creare una carta ecologica a partire dalle alghe che si trovavano nella laguna di Venezia, vicino quindi al nostro stabilimento vicentino. All’epoca il mercato non era pronto ma abbiamo continuato a fare ricerca interna, scoprendo che era possibile così creare economia circolare – un principio che ricorda Simioni – significa dar valore agli scarti anziché produrre da altra materia prima. Nei nostri laboratori abbiamo testato più di 300 scarti per diventare carta, molti dei quali non sono poi stati utilizzati perché le risorse per produrlo sarebbe state maggiori del beneficio per l’ambiente». Tra quelli “promossi” cotone, ma anche agrumi: «in Italia viene prodotto un milione di tonnellate all’anno per produrre agrumi, solo il 60% diventa effettivamente succo o prodotto ortofrutticolo. Fortunatamente il resto può essere riutilizzato, per esempio per gli olii essenziali, ma spesso comporta comunque un qualche tipo di scarto; e così Favini recupera lo scarto dello scarto e lo riutilizza per farlo diventare carta». Poi, la scoperta del mercato del cacao e di quegli scarti inutilizzati, le bucce appunto. Che negli stabilimenti di Cartiera Favini diventano una carta dalla puntinatura curiosa, esteticamente parlando, ma estremamente interessante dal punto di vista del contenuto: ben il 15% di questo materiale è proprio scarto del cacao, oltre al 40% di carta certificata FSC. Con un risparmio in termini di emissioni di Co2, altrimenti utilizzate per produrre il materiale ex novo, del 20%.

È un prodotto che certo, costa più della carta di tutti i giorni; ma che ha, anche grazie allo speciale impegno di Tipografia Ecologica FC, un alto impatto sociale, di tipo positivo. I prodotti stampati infatti vengono creati dai detenuti delle carceri genovesi. Un modo quindi non solo per dare un nuovo scopo alla materia, ma anche a quelle persone che altrimenti finirebbero dimenticate dalla società in una cella, e che invece trovano un nuovo senso della propria detenzione. Una caratteristica che ad esempio ha conquistato Costa Edutaiment, come spiega Simona Bondanza: « la collaborazione con Tipografia è nata grazie a un passaparola con YOGE, una realtà che si occupa di comunicazione sensibile». Ricorda ancora, Bondanza, la prima volta che una delle socie di Yoge arrivò con un sample di carta Crush, quando Costa cercava un’idea su cui mettere nero su bianco il proprio bilancio sociale: «un prodotto molto bello e luminoso, buono anche per le sue vernici vegetali ecocompatibili, ancora più bello per il valore che porta». È importante che siano le aziende le prime ad accorgersi di questo valore aggiunto, perché come continua la responsabile della sostenibilità: «anche le aziende che hanno necessità di stampare quantità importanti possano considerare non solo virtuoso ma anche un bellissimo messaggio da trasmettere. Provando a sperimentare, uscendo dalla propria comfort zone, magari si spende di più ma si crea un altro valore. Anche il risvolto sociale del far stampare in carcere è stato molto importante per noi nello scegliere questi prodotti, perché quando si ha la volontà di cambiare anche un piccolo passo è una realtà positiva».

Insomma, un’economia che sa riciclarsi, rinnovarsi e produrre ricchezza e benessere per l’ambiente e per chi lo lavora. Nonché certo, anche per il palato. Alla conferenza è intervenuto infatti anche Eugenio Boccardo, titolare della Cioccolateria Viganotti; che racconta come Genova, nonostante il suo carattere di pietra e burbero, abbia sempre avuto un cuore buono al cacao: «Genova ha sempre avuto una grande cultura del cacao, che però oggi, non valorizzata, sta svanendo. Un tempo, nel centro storico erano presenti 42 cioccolaterie perché la Superba rimane la “porta del cacao” per quanto riguarda l’Italia, di conseguenza la realtà genovese ha una forte tradizione. Inoltre – aggiunge -oggi la popolazione genovese anziani composta al 10% di persone di prima o seconda generazione di provenienza dai paesi del Sud America, integrati ma con un pezzo di cuore nella patria dei loro antenati. E quindi cosa fanno? Semplice: hanno parenti nelle piantagioni e hanno studiato come divulgare questo know how nel nostro territorio. Così iniziano ad arrivare anche da noi artigiani con prodotti di nicchia o di un piccolo produttore. Il che ci permette di creare nuove opportunità di contatto e condivisione di conoscenze». Per un prodotto dolce per il pianeta, per l’etica, per tutti.

di: Caterina MAGGI
FOTO: CATERINA MAGGI