Chi la promuove ha come obiettivo quello della sostenibilità
La carne sintetica si ottiene dalla clonazione delle cellule staminali estratte dagli animali e poi riprodotte in vitro, senza macellazione. È il risultato di un processo di coltivazione cellulare che avviene in un laboratorio.
Le cellule animali sono alimentate da un siero di coltura. All’interno poi di un bioreattore che riproduce le condizioni del corpo animale avviene la proliferazione. Il numero di cellule aumenta sempre di più tanto che bastano poche settimane per avere da una singola cellula migliaia di chili di carne.
Lo scorso novembre si è ottenuto il via libera dalla Food and Drug Administration negli Stati Uniti per la commercializzazione di nuggets di pollo coltivati in laboratorio. Questa sperimentazione si è poi allargata al pesce e al latte.
Sempre di più questi prodotti artificiali stanno guadagnando l’attenzione e il sostegno di molte persone come ad esempio Bill Gates, Jeff Bezos e Al Gore, che puntano sulla sostenibilità ecologica della ‘carne vegana’.
Chi promuove questo tipo di cibo ha come scopo quello della sostenibilità: non produce scarti ed abbatte il consumo di acqua e l’emissione di gas serra. Per l’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa), dà una soluzione a problemi legati alla produzione della carne: non lede il benessere animale e garantisce la sostenibilità ambientale e la sicurezza alimentare.
Per il segretario di +Europa, Riccardo Magi, il governo con il divieto al cibo sintetico “preferisce continuare con il suo proibizionismo sconsiderato, invece di fare ricerca e sviluppare una tecnologia che potrebbe permettere di inquinare e uccidere di meno”.
«Le bugie del cibo in provetta confermano che c’è una strategia delle multinazionali che, con abili operazioni di marketing, puntano a modificare stili alimentari naturali fondati sulla qualità e la tradizione. La verità è che non si tratta di carne, ma di un prodotto ingegnerizzato, che non salva l’ambiente perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali, non aiuta la salute perché non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare», dice il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini.
In Italia infatti prevale il no sostenuto dalla tutela della salute dei consumatori e della biodiversità.
Secondo una ricerca del Crea Alimenti e Nutrizione, il 48,5% dei consumatori assume carne rossa una o due volte a settimana e il 33% meno di una volta a settimana, mentre il 46% mangia quella bianca una volta o meno a settimana e il 40% 2 o 3 volte a settimana.
Il 65% degli intervistati vorrebbe diminuirne le quantità, sostituendole con legumi o prodotti a base di legumi (84%), pesce (67%), uova (46%), i cereali e i loro prodotti derivati (33%), i formaggi (26%), funghi e derivati (17%) e alghe e derivati (9%).
di: Alice GEMMA
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