Dopo 30 anni di latitanza il boss di mafia è stato preso dai carabinieri del Ros in una clinica privata di Palermo. I pm: “da subito al 41bis”

È stato arrestato dopo 30 anni di latitanza il capo mafioso Matteo Messina Denaro.

Il boss trapanese di Cosa Nostra è stato catturato all’interno di una clinica privata di Palermo dove da un anno si sottoponeva regolarmente alla chemioterapia per curare un cancro. Secondo quanto ricostruito, era stato operato circa un anno fa.

Lunedì 16 gennaio la clinica è stata circondata dai militari col volto coperto e alcuni di loro si trovavano già all’interno: Messina Denaro è entrato con un documento falso per l’accettazione e aveva in programma per la giornata i prelievi, la visita e la cura. Un carabiniere si è avvicinato a lui e gli ha chiesto come si chiamasse: “mi chiamo Matteo Messina Denaro”, la risposta.

Dopo il blitz è stato trasferito in una località segreta dall’aeroporto Boccadifalco. La stessa cosa accadde al boss Totò Riina, arrestato il 15 gennaio di 30 anni fa.

Insieme al super boss è stato arrestato anche il suo fiancheggiatore. Gli inquirenti stanno acquisendo documenti e sono al lavoro per individuare la rete che ha consentito la lunga latitanza.

Sono arrivate le dichiarazioni ufficiali dell’amministratore della clinica in cui Messina Denaro si recava ormai da un anno per ricevere le cure contro il cancro: «in ordine all’arresto di Matteo Messina Denaro, eseguito oggi in area limitrofa all’Ospedale La Maddalena, si precisa che lo stesso era in terapia oncologica sotto falso nome presso la Casa di Cura. Sono state date immediate disposizioni alla Amministrazione, alla Direzione Sanitaria, ai Medici del reparto e al personale parasanitario di fornire alle Forze dell’Ordine, che si ringraziano, tutta la documentazione clinica del paziente e puntuali risposte alle informazioni richieste».

La finta identità del boss è stata svelata dalla Carta d’Identità trovata in suo possesso: Andrea Bonafede, nato a Campobello di Mazara (Trapani) il 23 ottobre del 1963, professione geometra, alta 1,78, calvo, occhi castani. Segni particolari: nessuno. Il documento, cartaceo, è stato emesso nel 2016, l’8 febbraio, dal comune di Campobello di Mazara.

Giorgia Meloni a Palermo: “è un giorno di festa”

La presidente del Consiglio è arrivata a Palermo con il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano: i due hanno osservato un minuto di raccoglimento davanti alla stele di Capaci che ricorda le vittime della strage nella quale persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.

La cattura del capomafia è arrivata alla fine di un’inchiesta coordinata dal procuratore di Palermo Maurizio de Lucia e dal procuratore aggiunto Paolo Guido. Lo riporta Ansa, che apprende la notizia da fonti qualificate. La certezza sulla sua identità è arrivata tre giorni fa dopo una lunga ricostruzione partita dalle tracce che nel 1994 lo collocavano in Spagna dove si sarebbe sottoposto, presso una nota clinica oftalmica, ad un intervento chirurgico alla retina. Ma non solo: avrebbe accusato – sempre secondo risultanze investigative di alcuni anni fa – una insufficienza renale cronica, e le sue condizioni gravi di salute erano state confermate nel novembre scorso dal pentito Salvatore Baiardo che aveva rivelato che il boss era “gravemente malato”.

Il comandante dei carabinieri del Ros, Pasquale Angelosanto, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale: «oggi i carabinieri del Ros, del Gis e dei comandi territoriali della Legione Sicilia, nell’ambito delle indagini coordinate dalla procura della Repubblica di Palermo, hanno arrestato il latitante Matteo Messina Denaro all’interno di una struttura sanitaria dove si era recato per sottoporsi a delle terapie cliniche».

Chi è Matteo Messina Denaro

Messina Denaro era latitante dall’estate del 1993, quando in una lettera scritta alla fidanzata Anela preannunciò l’inizio della sua vita da “Primula Rossa”, dopo le stragi mafiose di Roma, Milano e Firenze. “Sentirai parlare di me, mi dipingeranno come un diavolo, ma sono tutte falsità”, scrisse.

Figlio del vecchio capomafia di Castelvetrano Ciccio, Messina Denaro era lo storico alleato dei corleonesi di Totò Riina. È stato condannato all’ergastolo per decine di omicidi, tra i quali quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito strangolato e sciolto nell’acido dopo quasi due anni di prigionia. Ma anche per le stragi del ’92, costate la vita ai giudici Falcone e Borsellino, e per gli attentati del ’93 a Milano, Firenze e Roma.

Messina Denaro era l’ultimo boss mafioso di “prima grandezza” ancora ricercato. Per il suo arresto, negli anni, sono stati impegnati centinaia di uomini delle forze dell’ordine.

Le reazioni della politica

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha scritto su Twitter: “Arrestato Matteo Messina Denaro! Complimenti alle forze dell’ordine, alla magistratura, alle migliaia di persone che ogni giorno, in silenzio, lavorano per difendere la giustizia. Grazie ai Ros ed ai magistrati per il loro lavoro!”.

«Oggi con l’arresto di Matteo Messina Denaro si chiude davvero una delle più drammatiche stagioni della storia della Repubblica. Con la cattura dell’ultimo super latitante, si rinnova altresì l’impegno quotidiano nella lotta ad ogni mafia e ad ogni forma di criminalità. Ho voluto subito congratularmi al telefono con il Procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, con il Comandante dei carabinieri Gen. Teo Luzi e con il collega ministro dell’interno, Matteo Piantedosi per questo risultato che è il compimento del lungo e prezioso impegno di tanti magistrati e tanti agenti delle forze dell’ordine: con loro è proseguito il lavoro di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e di tutti i servitori dello Stato, che hanno pagato anche con la vita la difesa dei valori democratici», ha dichiarato il ministro Nordio.

Grande soddisfazione da parte della premier Giorgia Meloni: “Una grande vittoria dello Stato che dimostra di non arrendersi di fronte alla mafia. All’indomani dell’anniversario dell’arresto di Totò Riina, un altro capo della criminalità organizzata viene assicurato alla giustizia”. La presidente del Consiglio è arrivata a Palermo in mattinata per complimentarsi con tutto il corpo inquirente della città: «ho detto al procuratore capo e agli investigatori e ai carabinieri, ai Ros alla polizia che l’Italia è fiera di loro: sappiamo che dobbiamo a loro questo grande risultato al lavoro quotidiano di grande determinazione che hanno condotto. Possono contare sui provvedimenti del governo per il necessario per portare avanti questa battaglia insieme». E ha lanciato la proposta di rendere questo giorno festa nazionale: «noi siamo abituati a ricordare soprattutto chi si sacrifica col sacrificio più estremo per la lotta alla mafia ma poi ci sono persone che sacrificano tutta la loro esistenza per raggiungere questi obiettivi: mi piacerebbe immaginare che questo possa essere il giorno in cui viene celebrato il lavoro di questi uomini e queste donne, è una proposta che farò, è un giorno di festa per noi che possiamo dire ai nostri figli che la mafia si può battere».

Salvini ha aggiunto: «Dopo 30 anni di latitanza è finito in manette il superboss».

Congratulazioni di Sergio Mattarella che ha telefonato al ministro dell’Interno e al comandante dell’Arma per esprimere le sue felicitazioni.

«Grandissima soddisfazione per un risultato storico nella lotta alla mafia. Complimenti alla Procura della Repubblica di Palermo e all’Arma dei carabinieri che hanno assicurato alla giustizia un pericolosissimo latitante. Una giornata straordinaria per lo Stato e per tutti coloro che da sempre combattono contro le mafie», è stato il commento del ministro dell’Interno Piantedosi. Secondo il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, l’arresto di Matteo Messina Denaro rappresenta «un terremoto per Cosa Nostra».

Con l’arresto di Matteo Messina Denaro l’Italia assesta un duro colpo alla mafia. Grazie ai Carabinieri, che hanno portato a termine questa straordinaria operazione. Grazie, siamo orgogliosi di voi. Lo Stato vince sulla mafia”, ha scritto su Twitter Antonio Tajani.

Anche Silvio Berlusconi ha espresso la sua felicità per l’arresto del boss sui social. Il leader di FI ha scritto: «un altro importante passo nella lotta contro la criminalità organizzata! L’arresto di Matteo Messina Denaro, dopo 30 anni di latitanza e di ricerca senza sosta da parte delle Forze dell’Ordine, dimostra ancora una volta che lo Stato è più forte e la mafia non vincerà. Congratulazioni a tutti coloro che sono stati coinvolti nelle operazioni, alla Magistratura, e a chi ogni giorno, lontano dai riflettori, lavora per difenderci e assicurarci una giustizia giusta. Con i nostri governi – ha aggiunto – abbiamo dato nuovo impulso alla lotta contro la criminalità organizzata, con regole più efficaci: continueremo questa battaglia fino alla vittoria definitiva contro chi uccide e calpesta la dignità umana, contro chi opprime intere aree del nostro a Mezzogiorno».

Il sollievo delle vittime della mafia

«Quando ho saputo dell’arresto ho pensato: ‘E vai, papà’», ha detto a LaPresse Rita dalla Chiesa, figlia del generale dell’arma dei carabinieri, colonnello Carlo Alberto dalla Chiesa, ammazzato dalla mafia 40 anni fa.

Anche la famiglia Di Matteo ha l’impressione di poter finalmente mettere le mani su quel fantasma che, anni fa, ha ucciso il piccolo Giuseppe, il bambino di 12 anni sciolto nell’acido nel 1993 perché figlio del pentito Santino. «Un risultato immenso – commenta l’avvocato Monica Genovese, legale della famiglia – come avvocato della famiglia posso dire che siamo speranzosi che coloro che hanno avuto un ruolo in quell’efferato delitto ora paghino il loro debito», spiega auspicando che Messina Denaro «collabori con la giustizia».

La vedova di Vito Schifani, Rosaria, trasale al pensiero che il boss è stato preso: «l’ho saputo da mia sorella. “L’hanno preso”. E mi sono venuti i brividi pensando a Capaci, ai morti innocenti di stragi senza fine, al mio Vito, ma anche a tutti i dubbi sulle coperture che hanno consentito una latitanza tanto lunga per Matteo Messina Denaro, per chi è sospettato di essersi impossessato dei documenti fatti sparire dalla cassaforte di Totò Riina…». La donna è divenuta emblematica figura della lotta alla mafia dopo il suo discorso ai funerali del marito, quando disse: «vi perdono, ma dovete mettervi in ginocchio».

Meno entusiasta il commento del giornalista e scrittore Roberto Saviano, che commenta su Twitter: «l’ultimo sovrano della generazione stragista di Cosa Nostra non è riuscito più a nascondersi. Arrestato ‘U Siccu’ Matteo Messina Denaro! Ovviamente era nella sua terra: come tutti i capi era esattamente nel luogo dove tutti sapevano fosse».

Procuratore De Lucia: “saldato in parte debito con vittime delle stragi di mafia”

Nel corso della conferenza stampa pomeridiana, il procuratore De Lucia ha ribadito come l’arresto di Messina Denaro saldi “in parte il debito con le vittime delle stragi della mafia“. Si è trattato, spiegano le autorità, di un lavoro di anni che ha portato alla cattura “senza il minimo ricorso alla violenza né l’uso delle manette come un paese democratico pretende che si faccia“, con i ros che “sono entrati nella clinica con la divisa per far percepire agli altri pazienti la sicurezza dell’operazione in mano allo Stato“.

La ricerca del latitante è seguita a delle verifiche che hanno consentito di identificare e trarre in arresto il boss. Un risultato “del lavoro e del sacrificio di tanti carabinieri e che ha dovuto necessariamente fare riferimento ad attività che sono andate avanti in maniera progressiva incessante e continua“, come ha spiegato il generale Castello che ha anche confermato che l’identificazione è stata ultimata solo oggi. L’intervento era stato organizzato su più livelli ed è stata avviata solo una volta arrivata la conferma che il latitante si trovava nella struttura sanitaria.

«Il latitante non ha opposto alcuna resistenza e si è subito dichiarato nella sua identità» ha affermato il colonnello dei carabinieri Arcidiacono, precisando che la cattura è avvenuta in una via laterale vicino alla clinica Maddalena.

«Le condizioni di salute (di Matteo Messina Denaro, NdR) sono compatibili con il carcere. È apparso in buona salute, di buon aspetto; sarà certamente curato, ma in una struttura carceraria» ha aggiunto il procuratore aggiunto della Dda di Palermo Paolo Guido, sottolineando che il boss è “un utente e un fruitore della clinica”.

Il procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia ha dichiarato che Messina Denaro sarà detenuto in regime di 41-bis fin da subito ma che inizialmente non sarà resa nota la struttura carceraria nella quale sconterà la pena.

di: Micaela FERRARO

aggiornamento di: Caterina MAGGI e Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/FERMO IMMAGINE TG2