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    Home » Archivio Storico » 2022 » Referendum sulla giustizia, per cosa si vota?
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    Referendum sulla giustizia, per cosa si vota?

    Marianna ManciniDi Marianna ManciniGiugno 12, 2022
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    I cinque quesiti afferiscono a diverse questioni, dalla carriera dei magistrati ai limiti della custodia cautelare fino alla legge Severino. Ecco come si vota

    Mancano quattro giorni all’election day che, oltre a rinnovare i consigli comunali di diverse amministrazioni locali sottoporrà anche al vaglio dei cittadini la riforma sulla giustizia. Il referendum, promosso da Lega e Partito radicale, si compone di cinque quesiti.

    Trattandosi di quesiti referendari abrogativi, il cittadino è chiamato a votare “Sì” nel caso in cui volesse abrogare e quindi eliminare le norme già presenti; viceversa, voterà “No” chi volesse mantenere lo status quo legislativo.

    I seggi saranno aperti dalle 7 alle 23 di domenica 12 giugno. Per essere valido, il referendum dev’essere approvato dalla maggioranza degli aventi diritto (50% + 1) e se si raggiunge la maggioranza dei voti validamente espressi (50% + 1).

    Legge Severino

    Il primo quesito, con la scheda di colore rosso, riguarda l’abolizione della legge Severino, ossia del Testo unico in materia di incandidabilità e divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo in seguito a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi.

    Questa legge infatti incandidabilità, ineleggibilità e decadenza automatica per parlamentari, rappresentanti di governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali in caso di condanna (per gli enti locali basta una condanna di primo grado).

    Il quesito trova ragione nel fatto che nella maggior parte dei casi alla sospensione preventiva conseguente a una una condanna di primo grado fa seguito l’assoluzione.

    Votando “Sì” si cancella l’automatismo dell’incandidabilità e si lascia in capo al giudice la decisione sulla sospensione dagli incarichi.

    Misure cautelari

    Il secondo quesito, con scheda di colore arancione, riguarda l’apposizione di limiti agli abusi della custodia cautelare. Il referendum intende riportare le misure cautelari ad essere uno strumento emergenziale nel rispetto del principio di presunzione di non colpevolezza.

    Per questo, votando “Sì” si conferma di voler eliminare la voce della “reiterazione del reato” dalle motivazioni cui possono attingere i giudici per stabilire la custodia in carcere o i domiciliari per una persona durante le indagini, mantenendone l’impiego solo per i reati più gravi.

    Separazione delle carriere dei magistrati

    Il terzo quesito, con la scheda gialla, riguarda la carriera dei magistrati e in particolare il passaggio, consentito dall’attuale legislazione, dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa.

    Per scardinare questo meccanismo di “porte scorrevoli”, il referendum propone che il magistrato scelga a inizio carriera se perseguire la funzione giudicante (ruolo di giudice nel processo) o quella requirente (la funzione di accusa svolta dai pm), essendo poi tenuto a mantenere il medesimo ruolo per tutta la propria vita professionale.

    Valutazione dei magistrati

    La quarta scheda di colore grigio riguarda l’equa valutazione dei magistrati. Al momento infatti l’operato delle toghe è soggetto al giudizio dei soli consigli giudiziari composti da magistrati.

    Il referendum propone invece che venga estesa la partecipazione dei membri laici non solo ai consigli giudiziari, ma anche a tutte le deliberazioni del Consiglio direttivo e della Corte di Cassazione.

    Votando “Sì” si consente che anche rappresentanti dell’Università e dell’Avvocatura “laici” possano contribuire alla valutazione dell’operato dei magistrati.

    Riforma del Csm

    Il quinto quesito, con la scheda di colore verde, riguarda la Riforma del Csm, il Consiglio superiore di magistratura.

    Attualmente, questo organo è elettivo e per presentare la propria candidatura i magistrati devono raccogliere firme; questo meccanismo li porta ad appoggiarsi alle correnti esistenti che, secondo i promotori del referendum, finiscono per assumere il ruolo di veri e propri partiti capaci poi di guidare anche l’assegnazione degli incarichi, come è emerso anche in seguito all’esplosione del “caso Palamara”.

    Votando “Sì” si esprime la volontà di abrogare la legge 24 marzo 1958, n. 195 nella parte che prevede l’obbligo di raccogliere da 25 a 50 firme per potersi candidare come membri dell’organo di autogoverno della magistratura.

    Le posizioni dei partiti

    Oltre ai suoi promotori, il referendum sulla giustizia ha ricevuto il plauso di Forza Italia, Azione e Italia Viva che sostengono tutti e cinque i quesiti.

    Fratelli d’Italia invece opera alcuni distinguo, approvando i quesiti sulla separazione delle carriere, sull’eliminazione delle firme per le candidature e sull’equa valutazione dei magistrati. Il partito di Meloni è invece contrario alla limitazione della custodia cautelare a all’abolizione della legge Severino.

    ll Pd ha di recente ribadito la linea della libertà di voto, con il segretario Letta che sostiene che il referendum sulla giustizia “apra più problemi di quanti non ne risolva”.

    Il M5S è invece fortemente contrario e si opporrà a tutti e cinque i quesiti dal “sapore propagandistico e non di sostanza”.

    di: Marianna MANCINI

    FOTO: ANSA/MATTEO CORNER

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    Marianna Mancini

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